Otago Witness

Otago Witness
AbbreviazioneOW
StatoNuova Zelanda (bandiera) Nuova Zelanda
Linguainglese, maori
Periodicitàsettimanale
Genereinformazione e intrattenimento
Formatobroadsheet
FondatoreWilliam Henry Cutten
  • William Cargill
  • Julius Vogel
Fondazione1851
Chiusura1932
SedeDunedin
EditoreAllied Press
DirettoreWilliam Fenwick

L’Otago Witness è stato un importante settimanale illustrato nei primi anni della colonizzazione europea della Nuova Zelanda, pubblicato a Dunedin, capoluogo della provincia di Otago. Uscito con cadenza settimanale, è stato in circolazione dal 1851 al 1932. L’introduzione dell’Otago Daily Times, seguita dalla comparsa di altri quotidiani nella sua area di diffusione, lo portò a concentrarsi sul pubblico rurale della parte meridionale dell’Isola del Sud, dove le scarse condizioni delle strade impedivano la consegna quotidiana dei giornali. Fungeva inoltre da vetrina per gli scrittori di narrativa locali. È degno di nota in quanto primo giornale a utilizzare illustrazioni e fotografie, nonché primo giornale neozelandese a dedicare una rubrica epistolare ai bambini, nota come «Dot’s Little Folk». Insieme al Weekly News di Auckland e al New Zealand Free Lance di Wellington, fu uno dei più importanti settimanali illustrati neozelandesi del XIX e dei primi anni del XX secolo.[1]

Storia

Contesto

Nove mesi dopo l’arrivo delle prime navi di immigrati a Otago, il 13 dicembre 1848 Henry Graham pubblicò il primo giornale di Otago, il quindicinale Otago News.[2] Graham simpatizzava per la classe operaia e non vedeva di buon occhio né le gerarchie sociali esistenti, né la Chiesa Libera di Scozia e i suoi legami con la New Zealand Company,[3] di cui aveva scarsa considerazione. Era inglese e anglicano e, insieme alle sue opinioni, ciò significava che non avrebbe ricevuto alcuna simpatia né sostegno finanziario dalla leadership scozzese dell’insediamento. All’epoca l’insediamento contava una popolazione di circa 500 abitanti e si stima che la testata, al suo apice, avesse al massimo 80 abbonati.[2]

Graham espresse sul suo giornale opinioni quali la difesa di una giornata lavorativa di 10 ore, suggerendo che la provincia fosse adatta solo al pascolo e non all’agricoltura su cui si basava il progetto dell’insediamento. La situazione peggiorò quando attaccò direttamente la Free Church Association, la New Zealand Company e William Cargill, accusandoli di diffondere informazioni fuorvianti sulle prospettive dell’Otago: ciò portò alla cancellazione di quaranta abbonamenti. Nel giugno 1849 il giornale iniziò a essere pubblicato settimanalmente. Nel novembre 1849 il giornale ricevette una lettera firmata da 147 cittadini (quasi tutti i maschi adulti di Dunedin) in cui dichiaravano di non condividere le opinioni del direttore.[2] Nonostante ciò, e sebbene Graham fosse affetto da tisi (tubercolosi), il giornale continuò a essere pubblicato fino al 21 dicembre 1850.[2] Graham morì nel febbraio 1851.

Fondazione

Schizzo pubblicato nel 1902 della Torre dell'Orologio di Hokitika, all'epoca in fase di costruzione.

James Macandrew, che aveva in programma di trasferirsi ad Otago, era a conoscenza dell’Otago News e del suo rapporto conflittuale con la leadership dell’insediamento e sapeva che le copie in circolazione nel Regno Unito stavano minando gli sforzi volti a promuovere Otago. In qualità di uomo d’affari, era fortemente interessato alla prosperità dell’insediamento, così, poco dopo il suo arrivo a Dunedin nel gennaio 1851, si unì a un gruppo di undici cittadini di spicco per fornire il capitale necessario all’acquisto dell’impianto tipografico dell’Otago News;[2] gli altri erano A. J. Burns, T. Burns, J. Cargill, William Cargill, William H. Cutten, J. R. Johnston, John Jones, Edward McGlashan, William H. Reynolds e W. H. Valpy.[4] Grazie al nuovo impianto tipografico, il primo numero dell’Otago Witness uscì all’inizio di febbraio del 1851, tre anni dopo la fondazione dell'insediamento, che ormai contava 745 abitanti. Impegnandosi a rispettare principi in linea con quelli dei fondatori dell’insediamento, il nome del giornale fu scelto per indicare il legame della città con Edimburgo, dove l’Edinburgh Witness era un quotidiano molto popolare.[1][2]

Dopo aver sperimentato la formula di una redazione collettiva e averla ritenuta impraticabile, i proprietari nominarono l’inglese William H. Cutten come direttore.[4] Cutten era affabile, spiritoso e più pragmatico di Graham. Cutten era un avvocato per formazione: era entrato nel mondo degli affari diventando commerciante e banditore d’asta, ma non aveva alcuna esperienza pratica nel campo della stampa. Oltre a ricoprire la carica di direttore, Cutten era anche cronista della testata, addetto alla raccolta pubblicitaria, esattore degli abbonamenti e tipografo, con l’unico aiuto fornito da J.B. Todd, che era il compositore. I due uomini, con l’aiuto occasionale di alcuni volontari, costituivano l’unico personale del giornale. Nei giorni di pubblicazione la gente veniva a guardare i due uomini mentre stampavano a mano, in attesa di ricevere la propria copia.[2]

Il Witness era originariamente un giornale quindicinale di quattro pagine, diventato settimanale già nel suo primo anno di vita. Nei primi anni l’azienda attraversò difficoltà finanziarie, il che comportò la necessità di sovvenzionarlo in misura consistente. La gestione del giornale da parte di un comitato composto dagli undici proprietari si rivelò poco efficiente; si tentò quindi di affidarla a una sottocommissione composta da due di essi, prima che, nel 1852, i proprietari cedessero il controllo a Cutten, il quale poteva essere destituito solo con un voto dei tre quarti dei proprietari in base alla loro quota azionaria. Nel frattempo, Cutten stava sviluppando altre attività commerciali. In seguito entrò in politica, ricoprendo cariche nel Consiglio Provinciale di Otago dal 1853 e in Parlamento. Poiché Cutten era sempre più impegnato nelle sue altre attività, William Reynolds lo sostituiva in sua assenza[4] insieme all’esperto compositore tipografico Daniel Campbell, che era stato ingaggiato da Edimburgo per assumersi la responsabilità della stampa e della pubblicazione del giornale.[5]

Nel 1855 il giornale aveva una tiratura di sole 210 copie su una popolazione di 3.000 abitanti. Nel 1856 era passato a sei pagine e un anno dopo ne contava otto. Il giornale, tuttavia, cominciò a mostrare a tratti segni di quella parzialità di cui era stato accusato il suo predecessore. L’esempio più evidente si verificò quando il giornale si oppose alla politica del Consiglio Provinciale di proseguire una linea in materia di immigrazione in linea con quella di Cargill, volta a incoraggiare i coloni presbiteriani scozzesi. Cutten aveva sposato la figlia di Cargill, il che portò a un dissidio tra i due fino alla loro riconciliazione. In generale, tuttavia, il giornale sosteneva Cargill, che era stato il primo sovrintendente della provincia. I primi numeri del Witness acquisirono una certa notorietà per i suoi editoriali polemici, spesso sbilanciati a favore delle opinioni politiche e delle politiche del capitano William Cargill, padre fondatore di Dunedin, ma ben presto divenne una testata più equilibrata.[1]

Il Witness non ebbe oppositori fino a quando non si sviluppò una forte antipatia tra Cutten e James Macandrew, che nutriva ambizioni politiche. Ciò portò Macandrew a sostenere finanziariamente l’esperto tipografo inglese William Lambert affinché si trasferisse da Auckland per lanciare l’Otago Colonist, che dalla metà del 1857 sosteneva le opinioni e la carriera politica di Macandrew.[2]

L'impatto dell'Otago Daily Times

Nel 1861 Julius Vogel (in seguito Sir Julius) si trasferì a Dunedin durante il periodo di grande prosperità seguito alla scoperta dell’oro a Tuapeka,[6] la prima delle corse all’oro dell’Otago. Dopo aver lavorato inizialmente per alcune settimane presso l’Otago Colonist, lasciò il giornale per entrare a far parte dell’Otago Witness in qualità di redattore, diventandone anche comproprietario quando acquistò metà delle quote dell’azienda da Cutten; l’azienda assunse così il nome di Cullen and Vogel.[7] Vogel convinse Cutten che, dato il rapido aumento della popolazione dovuto alla corsa all’oro, era giunto il momento di pubblicare un quotidiano, cosa che fecero nel 1861 con il lancio del quotidiano Otago Daily Times. Ben presto raggiunse una tiratura di 2.750 copie rispetto alle 250 dell’Otago Witness.[2]

Sia il Witness che l’ODT venivano originariamente pubblicati in una sede in Princes Street. Il 1° dicembre 1861 un incendio devastò i locali. William Lambert offrì l’uso del proprio stabilimento tipografico, a condizione che, essendo profondamente religioso, potessero utilizzarlo solo fino a dopo mezzanotte di quella che per lui era la sacrosanta domenica.[2] Sebbene questa restrizione riducesse il contenuto dell’edizione del lunedì del quotidiano ODT, non ebbe alcun impatto sul suo giornale gemello settimanale.

Nonostante la concorrenza introdotta dall’ODT, il boom economico e demografico dell’Otago che seguì la corsa all’oro dell’Otago del 1861 migliorò notevolmente la situazione finanziaria del Witness e ne assicurò il futuro. Nel 1864 era già arrivato a 24 pagine e vendeva 4.500 copie a settimana.[2] Nello stesso anno, l’edizione del 6 febbraio presentò la sua prima linografia, quella della squadra di cricket All-England di George Parr in tournée. In quel periodo veniva regolarmente pubblicata un’edizione speciale del giornale dedicata ai giacimenti auriferi.[1] Essa veniva ampiamente distribuita in tutta l’Isola del Sud.

Vogel, che era direttore di entrambi i giornali, individuò nel completamento delle linee telegrafiche, avvenuto con l’apertura del Paese, un vantaggio per il quotidiano ODT. In particolare, il completamento di una linea telegrafica da Campbelltown (in seguito Bluff) a Dunedin nell’agosto 1862 permise all’ODT di accedere più rapidamente alle notizie internazionali provenienti dalle navi che arrivavano a Bluff prima di raggiungere Dunedin.[2] Man mano che venivano aperte altre linee telegrafiche, un quotidiano aveva la possibilità di trasmettere al pubblico le ultime notizie più rapidamente rispetto a un settimanale. Di conseguenza, il Witness perse importanza rispetto al suo quotidiano gemello e divenne gradualmente una raccolta di ristampe da quest’ultimo e di materiale originale rivolto ai lettori delle zone rurali.[8] Nel 1864 questo materiale originale iniziò a includere opere di narrativa destinate al pubblico femminile, come la pubblicazione a puntate in 35 numeri di Sir Massingberd, tratto dal Chamber’s Journal. Seguì poi Lord Oakburn’s Daughters della popolare romanziera Ellen Wood.

Nel novembre 1864 Cutten vendette la sua quota in entrambe le testate a Vogel.[7][9] Vogel assunse Benjamin Farjeon come socio junior in quella che divenne la J. Vogel & Co.

All’inizio del 1865, con l’azienda in difficoltà finanziarie[2] e Vogel che intraprendeva la carriera politica, Farjeon e Vogel vendettero nel marzo 1865 la quota di maggioranza dell’azienda a un gruppo di eminenti cittadini di Dunedin, a condizione di essere confermati rispettivamente come amministratore e direttore. I nuovi proprietari costituirono nel 1860 una società per azioni, la Otago Daily Times and Witness Newspapers Co. Ltd, con Vogel, John Bathgate, F. C. Simmons e James Rattray in qualità di amministratori.[8]

Vogel fu successivamente costretto ad abbandonare l’azienda nell’aprile 1868.[8]

Acquisizione

Nel 1878 la proprietà sia del Witness che dell’ODT passò a George Fenwick e George McCullagh Reed, che divenne direttore di entrambe le testate. Il fratello di George Fenwick, William Fenwick (1851–1906), che in precedenza aveva lavorato presso diverse testate tra cui il Cromwell Argus (1869–1872), l’Otago Guardian (1873–1877) e il Dunedin Evening News (in seguito ribattezzato Age), divenne tipografo del Witness.[10]

Nel 1878, in risposta a una recessione dell’economia dell’Otago, George Fenwick e Reed trasformarono la loro attività in una società per azioni denominata Otago Daily Times and Witness Newspapers Company, Ltd.[2] In seguito alla morte del direttore Robert Wilson, di sua moglie e di quattro dei loro sei figli nell’incendio dell’Octagon dell’8 settembre 1879,[11] William Fenwick fu nominato suo successore e rimase in carica per 27 anni, fino alla sua morte nel 1906.[10] Egli ampliò notevolmente la testata sia in termini di dimensioni, tiratura e contenuti, passando da 28 pagine con un supplemento occasionale di quattro pagine a numeri che contavano in genere 34 pagine e talvolta 92, di cui otto dedicate alle illustrazioni.[10] La testata originale, che era stata progettata dall’incisore di Dunedin James Brown, fu sostituita il 26 luglio 1879 con una più elaborata, realizzata appositamente.[2]

Nell’aprile 1886 la pubblicazione passò dal sabato al venerdì, per poi spostarsi nel gennaio 1889 al giovedì e, successivamente, nel settembre 1900, al mercoledì.[2]

Sebbene di orientamento conservatore,[1] nella seconda metà del XIX secolo il Witness rappresentò un’importante vetrina per gli scrittori di narrativa locali, con la pubblicazione di racconti quali A Gentleman of the Slums (1893) di Louie A. Dawson, The Wonder Stone or Arita’s Vengeance (1893) di Fabian Bell e Castle Ludlow or Thrown Away (1894) di Fred Morris.

Il XX secolo

La testata ricevette le sue prime macchine Linotype nel 1899.

Il numero di pagine passò da trentadue nel 1886 a settantadue nel 1900 e a novanta nel 1908.[2] La rivista divenne famosa per le sue edizioni natalizie riccamente illustrate, le cui copertine e alcune pagine interne erano a colori. Queste erano particolarmente apprezzate dal pubblico rurale di Otago e Southland. Ad esempio, il numero natalizio del 1893 ebbe una tiratura di 13.500 copie e conteneva dodici racconti di fantasia, uno dei quali scritto dalla nota giornalista Jessie Mackay.

All’inizio del XX secolo, la rivista presentava solitamente un’ampia gamma di contenuti letterari e di attualità, tra cui una vignetta, fotografie e da otto a dodici pagine di incisioni a mezzitoni. Le illustrazioni e le fotografie occupavano spesso due pagine. Durante la seconda metà della prima guerra mondiale, la rivista pubblicò ritratti in studio dei caduti, dei feriti e dei dispersi in azione, che spesso occupavano diverse pagine.[12] Questi ritratti erano tratti dai ritratti formali in studio che i soldati avevano fatto realizzare prima della partenza.[2]

In seguito alla morte di Fenwick nel 1906, Charles Fraser lo sostituì come direttore e gli succedette J. T. Paul, che rimase in carica fino alla chiusura della testata.[4]

La popolarità del Witness diminuì all’inizio del XX secolo a causa della concorrenza di altre forme di diffusione, in particolare la radio, e del miglioramento delle strade, che consentì ai suoi rivali quotidiani, l’Otago Daily Times e l’Evening Star, di raggiungere un numero sempre maggiore di lettori nelle zone rurali. Il Witness cessò infine le pubblicazioni il 28 giugno 1932, dopo aver pubblicato 4.085 numeri.[4][13] Nel corso della sua esistenza, la testata aveva dato un notevole contributo allo sviluppo degli scrittori neozelandesi pubblicando racconti, romanzi a puntate e poesie di autori locali.

Diffusione della lettura tra i bambini

Sotto la direzione di Robert Wilson, il Witness lanciò una rubrica per bambini nel novembre 1876.[14] Chiamata “Children’s Corner”, cercava di essere educativa e interattiva, con una serie di concorsi, sebbene non prevedesse la corrispondenza con i lettori. La maggior parte del materiale proveniva da pubblicazioni d’oltreoceano, in particolare da Harpers e dal New York Tribune.[11] Appariva settimanalmente fino a quando, nel luglio 1879, le pubblicazioni divennero irregolari e limitate al contesto della pagina dedicata alle signore.[11]

La rubrica proseguì sotto la guida del successore di Wilson, Fenwick, senza alcuna modifica al formato, che prevedeva una poesia, un racconto e degli indovinelli. Nell’ottobre 1882 fu ribattezzata «Our Little Folks» e pubblicava racconti e poesie, sebbene nessuno di essi fosse stato scritto da bambini. Fu riorganizzata come «Dot’s Little Folks» nel luglio 1886 in seguito all’assunzione di Louisa Alice Baker.[14][15] Sotto la guida della Baker, il Witness divenne il primo quotidiano neozelandese a offrire una rubrica di corrispondenza per bambini, che lei trasformò in una rubrica altamente interattiva dedicata a sostenere e migliorare le capacità di scrittura dei bambini. La Baker creò anche la firma «Alice», pensata per attirare il pubblico femminile. Si trasferì in Inghilterra nel 1894, ma continuò a scrivere per il Witness da lì.[16] Nonostante i suoi impegni come direttore, William Fenwick assunse la firma «Dot» a partire dal 1893 per 12 anni. Fenwick nutriva un interesse personale per i giovani corrispondenti della testata e riuscì a promuovere un senso di appartenenza a un club.

I membri di quello che divenne «Dot’s Little Folk» sceglievano i propri pseudonimi (sebbene dovessero fornire nomi completi e indirizzi) e ricevevano distintivi (ne furono emessi circa 4.000 con la sigla «D.L.F.»).[10] «Dot» spesso pubblicava una breve risposta alla fine della lettera di un corrispondente.[17]

Sebbene «Dot’s Little Folk» fosse inizialmente frequentato soprattutto da bambini dai 6 ai 12 anni, già nel 1897 gli adolescenti avevano iniziato a riempire la rubrica con le loro lettere e, all’inizio del Novecento, la utilizzavano per raccontare le loro vite, interagire tra loro e organizzare eventi sociali.[14] Dal 1900 al 1914 «Dot’s Little Folk» raggiunse il suo apice, con la pubblicazione di 2.500-3.000 lettere all’anno in una rubrica che occupava ben quattro pagine doppie[14]. Sebbene la maggior parte dei collaboratori fosse neozelandese, la redazione riceveva corrispondenza anche dall’Australia, dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti.[10]

Dopo la morte di Fenwick nel 1906, sua nipote Linda Fenwick (morta nel 1962), che in precedenza lo aveva assistito, assunse il ruolo di «Dot» fino al 1913.[11] In seguito al suo matrimonio, le succedette nel ruolo di «Dot» Ethel, figlia dell’allora direttore, Charles Fraser.[11] Dopo l’abbandono di Ethel Fraser dal Witness nel 1924, la vicedirettrice, Eileen Louise Soper, assunse il ruolo di “Dot” e scrisse per le pagine dedicate ai bambini fino alla cessazione delle pubblicazioni del Witness.[18] Successivamente, la Soper passò all’Otago Daily Times, dove continuò la tradizione di “Dot’s Little Folk” fino alla fine degli anni ’30.[17] La carenza di carta dovuta alla guerra costrinse l’Otago Daily Times a ridurne le dimensioni, eliminando, tra le altre rubriche, quella di “Dot’s Little Folk”, la cui ultima puntata apparve il 30 dicembre 1941.[11] I primi scritti pubblicati dell’autrice Janet Frame apparvero quando aveva 10 anni sotto forma di lettere e poesie indirizzate a “Dot”.

La pièce teatrale «Where once our voices led: A nostalgic comedy» (Dove un tempo ci portavano le nostre voci: una commedia nostalgica), basata sulle lettere del corrispondente “High School Boy” a “Dot’s Little Folk”, è stata scritta e diretta da Keith Scott e messa in scena al Globe Theatre di Dunedin nell’agosto 2013.[19]

L’autore Keith Scott ha raccontato la storia della rubrica epistolare per bambini «Dot» nel suo libro del 2011 Dear Dot – I must tell you: A personal history of young New Zealanders.

Immagini

Il Witness è stato il primo quotidiano del Paese a pubblicare fotografie a partire dalla metà degli anni ’50 del XIX secolo, guadagnando popolarità proprio grazie all’introduzione delle illustrazioni. Queste immagini costituiscono la base della collezione fotografica dell’Otago, che dal 2006 si occupa della digitalizzazione di queste foto storiche.[20]

Digitalizzazione

Tutti i numeri del Witness relativi agli anni dal 1851 al 1920 sono stati digitalizzati e sono disponibili sul sito web Papers Past. Nel 2020 la Biblioteca Nazionale della Nuova Zelanda ha accettato una proposta delle Biblioteche Pubbliche di Dunedin per collaborare alla digitalizzazione dei numeri dal gennaio 1921 al dicembre 1926.[21] Le Biblioteche Pubbliche di Dunedin possiedono una collezione completa su microfiche di tutti i numeri del Witness.

Note

  1. ^ a b c d e (EN) Otago Witness, su paperspast.natlib.govt.nz, National Library of New Zealand. URL consultato il 23 dicembre 2013.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) Ian F. Grant, Lasting Impressions: The story of New Zealand's newspapers, 1840–1920, Masterton, New Zealand, Fraser Books, 2018, pp. 95–100, 122, 124, 131, 383–389, 607, ISBN 978-09-9413-604-6.
  3. ^ (EN) The New Zealand Company, su collections.tepapa.govt.nz. URL consultato il 6 luglio 2026.
  4. ^ a b c d e (EN) The 'Otago Witness': Superseded by its Relative, 'The Daily', in Evening Star, 22 giugno 1932. URL consultato il 24 settembre 2020.
  5. ^ (EN) The Late Mr Daniel Campbell, in Otago Witness, 26 luglio 1900. URL consultato il settembre 24, 2020.
  6. ^ (EN) Otago Gold Rushes | Te Ara Encyclopedia of New Zealand, su teara.govt.nz. URL consultato il 6 luglio 2026.
  7. ^ a b (EN) Otago & Southland Provincial Districts: Dunedin Newspaper Press, in The Cyclopedia of New Zealand, Christchurch, Cyclopedia Company, 1905, pp. 228–230.
  8. ^ a b c (EN) Patrick Adam Day, The Making of the New Zealand Press: A Study of the Organizational and Political Concerns of New Zealand Newspaper Controllers, 1840–1880, Wellington, Victoria University Press, 1990, pp. 49, 74, 105, 106, 167, ISBN 978-08-6473-089-3.
  9. ^ (EN) Paul Sorrell, Farjeon, Benjamin Leopold, in Te Ara – the Encyclopedia of New Zealand, 1990. URL consultato il 2 settembre 2020.
  10. ^ a b c d e (EN) Obituary: Mr William Fexwick, in Otago Witness, 26 settembre 1906. URL consultato il 24 settembre 2020.
  11. ^ a b c d e f (EN) Keith Scott, Dear Dot, – I must tell you: A personal history of young New Zealanders, Auckland, Activity Press, 2011, pp. 22, 32, 282, 284, 413, 552, ISBN 978-0-9582634-6-7.
  12. ^ (EN) Sandra Callister, Stabat mater dolorosa: Death, Photography and Collective Mourning (PDF), in New Zealand Journal of History, vol. 41, n. 1, Auckland, University of Auckland, 2007, pp. 3–26.
  13. ^ (EN) The Otago Witness, in Otago Witness, giugno 28, 1932. URL consultato il 24 settembre 2020.
  14. ^ a b c d (EN) Jane Dunbar, Dear Dot ..., in Stuff NZ, 8 dicembre 2011. URL consultato il 22 novembre 2020.
  15. ^ (EN) Tony Ballantyne, Reading the Newspaper in Colonial Otago, in Journal of New Zealand Studies, n. 12, Wellington, The Stout Research Centre for New Zealand Studies, 2011, pp. 51–54, DOI:10.26686/jnzs.v0i12.488.
  16. ^ (EN) Janet McCallum, Otago Witness, in Dictionary of New Zealand Biography, Ministry for Culture and Heritage. URL consultato il dicembre 1, 2011.
  17. ^ a b (EN) Jeanine Graham, "Dear Dot" Children's Letters [Newspaper Column], su chnm.gmu.edu, Children and Youth in History, 25 luglio 1995. URL consultato il 22 novembre 2020.
  18. ^ (EN) Dorothy Page, Otago Witness, in Dictionary of New Zealand Biography, Ministry for Culture and Heritage. URL consultato il aprile 23, 2017.
  19. ^ (EN) Charmian Smith, Dot's folk take to the stage, su Otago Daily Times, 25 luglio 2013. URL consultato il 22 novembre 2020.
  20. ^ (EN) About Us, su host2.piction.com, Otago Images. URL consultato il 23 dicembre 2013.
  21. ^ (EN) Kay Mercer, Otago Witness goes Digital, su hail.to, Dunedin Public Libraries, 1º settembre 2020. URL consultato il 22 novembre 2020.

Bibliografia

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