Carl Peter Vaernet

Carl Værnet
NascitaCopenaghen, 28 aprile 1893
MorteBuenos Aires, 25 novembre 1965
Luogo di sepolturaCementerio Británico de Buenos Aires
Dati militari
Paese servitoGermania (bandiera) Germania nazista
Forza armata Schutzstaffel
SpecialitàMedico
Anni di servizio1944-1945
GradoSturmbannführer
GuerreSeconda guerra mondiale
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Carl Peter Værnet, nato Carl Peter Jensen (Copenaghen, 28 aprile 1893Buenos Aires, 25 novembre 1965), è stato un medico danese, ufficiale delle SS, prestò servizio nel campo di concentramento di Buchenwald durante la seconda guerra mondiale.

Condusse esperimenti medici pseudoscientifici utilizzando come cavie umane gli internati omosessuali del campo. Le sue ricerche miravano a trovare una cura per l'omosessualità attraverso l'innesto di ormoni sintetici nel tentativo di modificare l'orientamento sessuale dei soggetti; tra i prigionieri sottoposti al trattamento, almeno 13 morirono nelle settimane immediatamente successive a causa di complicazioni post-operatorie.[1]

Biografia

Primi anni

Nacque con il nome di Carl Peter Jensen da una facoltosa famiglia di commercianti di cavalli. Nell'agosto 1920 sposò Edith Frida Hamershoj dalla quale ebbe tre figli. Nel dicembre del 1921 cambiò il proprio cognome da Jensen, molto comune in Danimarca, in Værnet.[2] Nel 1923 si laureò in medicina insieme a Fritz Clausen, che in seguito divenne il leader del Partito Nazionalsocialista del Lavoro di Danimarca.[2][3]

Dopo la laurea abbandonò la famiglia e si trasferì in Germania dove sposò Gurli Marie (1902-1955), dalla quale ebbe altri tre figli. In questo periodo si specializzò in endocrinologia ed entrò in contatto con Knud Sand, un sostenitore della castrazione degli omosessuali in Danimarca. Nel 1932 Værnet iniziò i suoi esperimenti endocrinologici utilizzando come cavie dei gatti; il suo collega Sand, invece, operò una sperimentazione parallela sulle galline, partendo dal presupposto che l'omosessualità avrebbe potuto essere guarita attraverso il trapianto di testicoli sani su "soggetti" ammalati. Tra il 1932 ed il 1934, dopo aver lavorato in due ospedali di Copenaghen, si recò a Parigi per approfondire gli studi sui trattamenti ad ultrasuoni.[4]

Nel 1939, rientrato in patria, riprese le ricerche sul testosterone. Negli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale godette di una discreta notorietà scientifica in Danimarca, ma allo scoppio della guerra la sua posizione si deteriorò a causa dei legami con Clausen e con il Reichsbevollmaechtige (plenipotenziario del Reich) Werner Best, il quale raccomandò Værnet alle autorità tedesche. Anche il fratello di Carl, Aage Værnet, militò nel partito nazista danese (DNSAP).[5]

Il contratto con la Deutsche Heilmittel GmbH

Nel 1942 Værnet applicò un innesto di testosterone su un insegnante omosessuale; l'intervento, secondo le cronache del medico, portò il soggetto a sposarsi. Per il rilascio prolungato degli ormoni, Værnet brevettò un tubo metallico da impiantare sottopelle nell'inguine del paziente, capace di rilasciare sostanze per un periodo compreso tra uno e due anni. Convinto di poter curare l'omosessualità colmando una presunta carenza di testosterone, brevettò l'invenzione in Danimarca (1943) e in Germania. Nel 1944, la sua clinica privata fu oggetto di un sabotaggio da parte del movimento di resistenza danese.[2]

Interessato a tali ricerche, il comandante delle SS Heinrich Himmler propose a Værnet un contratto con la Deutsche Heilmittel GmbH, un'azienda di proprietà delle SS dedita alla ricerca medica. Il 15 novembre 1943 Værnet siglò l'accordo alla presenza del comandante della Gestapo, Ernst Kaltenbrunner e del medico capo delle SS Ernst-Robert Grawitz. Il contratto prevedeva uno stipendio mensile di 1.500 Reichsmark e una licenza d'uso esclusivo dei brevetti a favore della ditta per quindici anni.[1]

Gli esperimenti nel campo di Buchenwald

Nel dicembre del 1943 Værnet fu promosso SS-Sturmbannführer[3] e si trasferì a Praga insieme alla famiglia, in un lussuoso palazzo precedentemente appartenuto ad una famiglia ebrea.[2] Tra il giugno ed il dicembre 1944 effettuò diversi sopralluoghi nel campo di Buchenwald per selezionare i prigionieri omosessuali da cooptare negli esperimenti.[3] Operò in collaborazione con il medico capo del campo, SS-Hauptsturmführer Gerhard Schiedlausky e con il dottor Erwin Ding-Schuler, che nello stesso periodo compiva "esperimenti" sul tifo petecchiale che provocarono la morte di circa 200 internati.

In un memorandum del 29 luglio 1944, Schiedlausky confermò l'accordo per selezionare cinque omosessuali definiti "autentici" su cui testare le ipotesi di Værnet previa analisi dei livelli ormonali nelle urine:[1]

«Durante la nostra prima conversazione abbiamo raggiunto [con Vaernet] un'intesa con la quale cinque omosessuali "autentici" che verranno ritenuti adatti saranno scelti per verificare le sue ipotesi. Prima che intervento chirurgico venga effettuato, verranno esaminati i livelli di ormone su campioni di urine [...] Se i risultati saranno soddisfacenti saranno realizzati gli interventi chirurgici.»

A causa di un bombardamento aereo, gli interventi iniziarono nel settembre del 1944. Una prima serie di operazioni si tenne il 13 settembre, seguiti da una seconda tornata l'8 dicembre. I documenti ufficiali attestano con certezza 17 interventi effettuati sia su internati omosessuali sia su alcuni criminali comuni;[7] le operazioni consistevano nell'inserimento della speciale "ghiandola artificiale" contenente dosi variabili di testosterone. Almeno tredici dei pazienti riscontrati morirono nelle settimane successive per infezioni o complicazioni post-operatorie.[2]

Una lunga lettera inviata il 30 ottobre 1944 da Værnet al medico capo Grawitz riporta, tra l'altro:

«[...] Le operazioni a Weimar-Buchenwald sono state effettuate il 13 settembre 1944 su cinque prigionieri omosessuali. Di questi due sono stati castrati, uno sterilizzato e due non "trattati". A tutti è stata impiantata la "speciale ghiandola sessuale" maschile. [...][8]»

La settimana precedente, riferendosi al prigioniero Bernhard Steinhoff (numero di internamento 21 686), un teologo omosessuale cinquantacinquenne, Værnet scrisse:

«La ferita causata dall'operazione è guarita e non c'è stata reazione alla ghiandola impiantata. La persona si sente bene e ha sogni riguardanti donne [...][9]»

Di questo primo gruppo, due internati morirono in seguito a complicazioni post-operatorie, mentre si salvò Helmut Corsini, che visse a lungo con la "speciale ghiandola sessuale" maschile, ma che non rinnegò mai la sua omosessualità.

L'8 dicembre 1944 vennero compiuti esperimenti su altri 13 internati; nei documenti rimasti è riportato il nome di 7 di essi: Reinhold, Schmith, Ledetzky, Boeck, Henze (morto), Köster and Parth. Anche in questo caso molti morirono successivamente di complicazioni post-operatorie.

Nel suo rapporto finale a Himmler del 10 febbraio 1945, Værnet non menzionò gli esiti letali riscontrati a Buchenwald.[3]

La fuga in Argentina

Nel marzo del 1945 Værnet fece rientro in Danimarca. Il 5 maggio, Il 5 maggio, in concomitanza con la liberazione, venne arrestato e internato nel campo di Alsgade Skole a Copenaghen.[3] Sebbene formalmente identificato da ex deportati come potenziale criminale di guerra, Værnet riuscì a catturare l'interesse di ufficiali medici britannici e danesi illustrando le proprie teorie endocrinologiche. Durante la reclusione mantenne contatti epistolari con aziende farmaceutiche estere interessate ai suoi studi: Parke, Davis & Comp. Ltd., London & Detroit e il colosso chimico DuPont.[3]

Nel novembre del 1945 fu rilasciato adducendo gravi motivi di salute e ottenne un permesso temporaneo per recarsi in Svezia per cure mediche; da lì fuggì in Argentina passando dalla Spagna.[3] Il 19 novembre 1947 il giornale danese Berlingske Tidende rivelò che il medico si era stabilito a Buenos Aires, dove lavorava sotto il nome di Carlos Værnet presso il Ministero della Sanità argentino, continuando privatamente le terapie ormonali contro l'omosessualità.[10]

Suo figlio, il neurochirurgo Kjeld Værnet, proseguì negli anni cinquanta ricerche affini collaborando con Walter Freeman su protocolli di modificazione del comportamento.[2] Carl Værnet morì a Buenos Aires il 25 novembre 1965 senza essere mai stato sottoposto a giudizio per i crimini commessi a Buchenwald.[3]

Note

  1. ^ a b c Grau, p. 242-245.
  2. ^ a b c d e f Kondziella, Hansen, Zeidman, pp. 493-502.
  3. ^ a b c d e f g h (EN) Peter Tatchell Foundation, The Nazi Doctor Who Escaped Justice - Peter Tatchell Foundation, su petertatchellfoundation.org, 3 dicembre 2018. URL consultato il 22 maggio 2026.
  4. ^ Davidsen-Nielsen, pp. 34-35.
  5. ^ Davidsen-Nielsen, pp. 51-55.
  6. ^ (EN) THE HUNT FOR NAZI CONCENTRATIONCAMP DOCTOR CARL VAERNET, su users.cybercity.dk (archiviato dall'url originale il 1º aprile 2013).
  7. ^ Coordinamento Torino pride, Memoria (PDF), pp. 20-21.
  8. ^ L’omotransfobia ha la memoria corta. L’oblio come fenomeno di complicità psichica. Anna Cordioli, su spiweb.it.
  9. ^ Nazi Persecution of Homosexuals, su Forces War Records.
  10. ^ Uki Goñi, The Real Odessa: Smuggling the Nazis to Perón, Granta Books, 2002, p. 220-222, ISBN 978-1-86207-581-8.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

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