La voce Capri nell'arte comprende un elenco ragionato di dipinti, ad olio o ad acquarello, che rappresentano vedute dell'Isola di Capri, i suoi paesaggi, la sua Grotta Azzurra, i suoi Faraglioni e aspetti della vita dei suoi abitanti.
Storia
Nel 1826 il poeta prussiano August Kopisch, il pittore Ernst Fries, accompagnati dal marinaio caprese Angelo Ferraro, dal locandiere e notaio Giuseppe Pagano e dall'asinaro Michele Federico esplorarono una grotta caprese che antiche leggende dicevano infestata da spiriti maligni. Kopisch la chiamò Grotta Azzurra, per i riflessi nell'acqua. La scoperta animò la curiosità di speleologi, di naturalisti, di turisti e di pittori; ma la grotta era già nota e visitata.
Non solo Grotta Azzurra e Faraglioni, tuttavia: i pittori che arrivavano a Capri, prima su barche a vela, poi su vapori a ruote, infine nel Novecento sui vaporetti, videro e dipinsero la vegetazione mediterranea abbarbicata alle rocce, i pergolati di uva sostenuti da colonnine, le piantagioni di limoni, le stradine con le case bianche coperte da cupolette e anche spighe bionde di grano, piantato nei pochi spazi pianeggiati dell'interno. Nella popolazione locale - che discendeva da fenici, da greci e da romani - videro esempi tangibili d'immortale bellezza classica.
I pittori della Scuola di Posillipo all'inizio si limitavano a tracciare il profilo di Capri, sullo sfondo di marine della costa napoletana, popolate da pescatori; poi arrivarono in massa. I pittori stranieri sbarcavano a Capri, la visitavano, alcuni vi presero casa e vi morirono.
Primi esempi di pittura
Il pittore olandese Thomas Wijck ci ha lasciato la prima visione di Capri, che è databile circa 1640: la realtà della vita quotidiana la rappresentò in una veduta d'esterno, con lavandaie, uomini al lavoro, un orientale con il turbante, facchini (Staatliche Kunsthalle Karlsruhe). Wijck trasferiva a Capri la tipologia romana, tipica dei Bamboccianti.[1] Il pittore gallese Thomas Jones dipinse una Veduta di Capri dal monte Tiberio, databile 1778-1783 (National Library of Wales). Alla Reggia di Caserta si conserva una tempera del pittore tedesco Jakob Philipp Hackert, Lo palazzo sullo sfondo del Monte Solaro, del 1792: era la residenza caprese del re di Napoli che si recava a Capri per la caccia alla quaglia. Si vede la Scala fenicia che sale sul costone del monte Solaro.
Il pittore austriaco Joseph Rebell arrivò a Napoli nel 1813 e ci restò due anni, ma continuò a dipingere vedute del Golfo di Napoli: fece nel 1817 Marina Grande con effetti luministici, all'ora del tramonto e Scogli a Marina Grande, nel 1818. Il pittore svizzero Louis Léopold Robert ci ha lasciato Donne nell'isola di Capri.[2]Saverio della Gatta, pittore leccese di cui non si sa più nulla dopo il 1828 e che si firmava Xavier della Gatta, ha dipinto una veduta di Capri sul Monte Solaro.[3]
Il profilo dell'isola, un po' sfocato, appariva sullo sfondo di vedute del Golfo di Napoli. Sull'isola la natura appariva inaccessibile e i viaggiatori era spaventati da leggende sulle dissolutezze di Tiberio e forse anche dall'abbacinante luce mediterranea.
I primi visitatori scoprivano Villa Jovis e le rovine che dall'attuale porto si stendevano fino ai Bagni di Tiberio. A Damecuta visitavano i ruderi di una villa romana, in un pianoro ondulato - a mezza costa fra il Solaro e la Grotta Azzurra - ricco di querce e di olivi. I primi dipinti della Grotta Azzurra mostravano, in controluce, figurine di gentiluomini con tuba e di dame con ombrellino.
Pittori stranieri a Capri
Johan Christian Dahl fu invitato nel 1820 dal principe Christian Frederik (poi divenuto Cristiano VIII di Danimarca) a trascorrere un soggiorno a Napoli, come suo ospite alla reggia di Quisisana, dove si poteva passeggiare nei boschetti ornati da fontane e da statue e riposare sui sedili di pietra del belvedere. Dahl dipinse vedute a Pozzuoli, sul Vesuvio, a Castellammare di Stabia, agli scavi archeologici di Pompei, a Posillipo e all'isola di Capri. Dahl dipinse un Naufragio sulla costa caprese, datato 1824 e probabilmente tratto da schizzi precedenti, fatti sul posto. Il pittore e incisore tedesco Heinrich Reinhold (1788–1825), morto di tubercolosi a Roma, lasciò incompiuta una tela, dal titolo Isola di Capri.
Rudolf von Alt a Capri dipingeva volentieri ad acquarello, riproducendo le trasparenze del cielo e le sfumature di verde della vegetazione. Si avvicinava all'impressionismo. John Singer Sargent nell'estate del 1878 arrivò a Napoli, conobbe Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti e ne trasse ispirazione. A Capri fu attratto dalla fisionomie degli abitanti locali: dipinse, fra l'altro, Testa di una ragazza di Capri e Ragazze di Capri sopra un tetto. Il pittore polacco Henryk Siemiradzki era specializzato in ricostruzioni fantasiose, ambientate nel mondo antico greco-romano. Non fu mai a Capri, a trarre spunti sul paesaggio mediterraneo, per la monumentale sua tela con le presunte orge di Tiberio, così fosca nelle tinte. Oswald Achenbach fece due viaggi in Italia e solo nel secondo visitò Capri.
Nato a Buffalo (New York), Charles Caryl Coleman aveva studiato a Parigi. Arrivò a Capri intorno al 1880 e trovò una casa: era un conventino del Seicento che adattò ad abitazione-studio e chiamò Villa Narcissus, dal nome del ragazzo della mitologia greca, rimasto incantato dalla propria bellezza. Dalla finestra del suo studio vedeva Vesuvio, che dipinse molte volte, anche in eruzione. Charles Caryl Coleman documentò un'attività poi scomparsa, La calcara, cioè il forno di produzione della calce viva, con cui i capresi tingevano di bianco le case.[4] A Capri è morto ed è stato sepolto.
Il paesaggista danese Peder Mørk Mønsted nel 1882 si trasferì prima a Roma, poi sull'isola di Capri, attratto dalla viva luce mediterranea e dai colori della vegetazione e del mare. Many Benner, nato a Capri dal pittore di Jean Benner e che era nato a Capri, dipinse donne isolane calate in una realtà semplice, in una atmosfera di serenità senza tempo. Sophie Gengembre Anderson era una pittrice britannica che arrivò a Capri nel 1871 e prese dimora a Villa Castello. A Capri soggiornarono e dipinsero il pittore inglese simbolista e preraffaellitaFrederic Leighton e il pittore Édouard Sain che in Rito matrimoniale a Capri - con la sposa che bacia la mano della suocera - ci ha lasciato uno spaccato di vita caprese d'altri tempi.
Il pittore Ernst Hanfstaengl, nato a Dresda e morto a Capri, il 20 febbraio 1897, dipinse con una tavolozza di tinte materiche e un po' bruciate le stradine, le pergole, la vegetazione spontanea caprese e donne mentre trasportano acqua dentro una giara e che sembrano figure venute dell'antichità greco-romana. Albert Wenk, bavarese, riprodusse il moto capriccioso delle onde che si frangono sugli scogli capresi.
Karl Wilhelm Diefenbach, artista tedesco visionario e cupo, avvolgeva la donna in un mantello scuro che la trasfigurava, la rendeva inquieta. Dipingeva paesaggi capresi con strani esseri volanti e con contrasti violenti di luce e di buio.[5] Fu un pioniere del nudismo e del movimento pacifista. Sull'analisi della sua esperienza di vita, così fuori dal comune, il regista Mario Martone ha ricavato il film Capri-Revolution (2018).
La scuola di Resìna sbarcò un po' più tardi sull'isola, con Marco De Gregorio che dipinse Anacapri. La natura sembrava moderare il suo volto roccioso: sorgevano nuove case, per i nuovi ospiti e una locale casa di cura, il Quisisana, fu adattata ad albergo; ma tenace restava il mito di natura incontaminata. Pratella, Vincenzo Migliaro, e Vincenzo Irolli dipinsero il mare e le rocce dell'Isola di Capri; Giuseppe Casciaro ne dava rapide impressioni, a pastello.
Tra gli altri artisti che hanno vissuto a Capri del Novecento, l'austriaco Hans Paule, personaggio eccentrico e definito pittore cavernicolo da Edwin Cerio - perché per un periodo aveva abitato in una grotta. Alla nuova generazione appartengono il pittore e incisore Carlo Perindani e Michele Federico, pittore di marine, nato e vissuto a Capri e che fu allievo di Antonino Leto.
Mostre
Negli anni Venti, per smontare il mito della natura incontaminata caprese, Enrico Prampolini tentò una Interpretazione futurista del paesaggio di Capri, in una mostra all'Albergo Quisisana.
Nel 1994, alla Canonica della Certosa di Capri, mostra Capri nell'Ottocento, da meta dell'anima a mito turistico, che fu poi presentata a Napoli, al Museo Pignatelli Aragona Cortes nel 1995 e a Firenze a Palazzo Pitti nel 1996.[9]
Nel 2002, a Capri mostra Viaggio nell'isola: maestri della pittura dell'Ottocento a Capri.[10]
(DE) Saur Allgemeines Künstlerlexikon: die bildenden Künstler aller Zeiten und Völker, München [etc.], Saur-De Gruyter, 1983-, SBNBVE0003309.
Mariella Utili, Capri, in Il mito e l'immagine: Capri, Ischia e Procida nella pittura dal '600 ai primi del '900, Torino, Nuova ERI, 1988, pp. 59-128, SBNNAP0085766.
(FR) Bénézit, Dictionnaire critique et documentaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs de tous les temps et de tous les pays, Paris, Gründ, 1999, SBNVEA0108356.
Alberto Federico, Il filo di Arianna: pittori di Capri tra Ottocento e Novecento, Capri, La Campanina, 2006, SBNNAP0361470.
Antonella Basilico, Giuseppe Aprea, Omaggio alla Venere caprese: modelli femminili a Capri nella pittura tra Ottocento e Novecento, Napoli, Edizioni La Conchiglia, 2007, SBNNAP0415178.
Valter Benedetti, Stefania Diamanti, L'isola delle sirene e il porto dei sogni. Capri nella pittura tra '800 e '900, Roma, Recta Galleria d'Arte, 2011, SBNNAP0515695.