Camera d'Oro
| Camera d'Oro | |
|---|---|
| Autore | Benedetto Bembo |
| Data | 1462 |
| Tecnica | affresco |
| Ubicazione | castello di Torrechiara, Torrechiara, frazione di Langhirano |
| Coordinate | 44°39′19.2″N 10°16′26.7″E |
La Camera d'Oro è una sala situata al primo piano del castello di Torrechiara, frazione di Langhirano in provincia di Parma.
L'ambiente tardo-gotico è decorato sulle pareti con un rivestimento in formelle di terracotta, mentre la volta a crociera e le lunette da essa sottese sono completamente ricoperte da affreschi eseguiti entro il 1462 per volere del conte Pier Maria II de' Rossi e attribuiti dalla maggior parte degli storici a Benedetto Bembo, anche se alcuni studiosi propendono verso Francesco Tacconi, Bonifacio Bembo o Girolamo Bembo.[1][2][3]
Le opere costituiscono l'unico esempio in tutta Italia di un intero ciclo di dipinti medievali incentrati sulla glorificazione dell'amor cortese tra due personaggi reali.[4]
Storia
Tra il 1448 e il 1460 Pier Maria II de' Rossi fece costruire, sulle rovine di una casaforte trecentesca, il castello di Torrechiara, quale possente struttura fortificata e al contempo elegante dimora isolata ove incontrare l'amante Bianca Pellegrini.[5][6]
Al primo piano della torre di nord-est il Conte fece realizzare una sala, probabilmente destinata a camera da letto e studiolo privato, e la fece decorare in stile tardo-gotico con formelle di terracotta e affreschi.[1][7] Tuttavia, il nome dell'artista che realizzò i dipinti rimase nel tempo ignoto; secondo la maggior parte degli storici, il loro autore fu Benedetto Bembo, come ipotizzato per la prima volta nel 1894 da Corrado Ricci; secondo alcuni studiosi, a partire da Francesco Malaguzzi Valeri nel 1909, le opere furono invece eseguite da Francesco Tacconi; altri critici individuano il pittore in Bonifacio Bembo, fratello di Benedetto, e infine qualcuno attribuisce la paternità degli affreschi a Girolamo Bembo, a sua volta fratello dei precedenti.[1][2][3][8] Non si conosce la provenienza delle formelle, forse fabbricate a Cremona nella bottega De Stavolis oppure a Milano.[1] Non esistono nemmeno informazioni sulla data precisa di esecuzione, ma è noto con certezza che nel 1463 l'ambiente era già stato completato anche nell'arredamento, in quanto fu celebrato entusiasticamente dal poeta Gerardo Rustici nella Cantilena pro potenti D. Petro Maria Rubeo.[9]
Il 1º settembre 1482, durante la rovinosa guerra dei Rossi, Pier Maria II morì nel castello e, secondo la leggenda, fu esposto per alcuni giorni seduto in trono nella Camera d'Oro, per poi essere tumulato nell'oratorio di San Nicomede.[10] L'anno seguente, al termine degli scontri, la rocca di Torrechiara fu incamerata da Ludovico il Moro,[11] ma nel 1499, in seguito alla conquista del ducato di Milano da parte dei francesi, fu assegnata dopo alcuni passaggi a Pietro di Rohan, signore di Giè,[12] che nel 1502 la rivendette al marchese Galeazzo I Pallavicino di Busseto. Nel 1545 Luigia Pallavicini portò il castello in dote al conte Sforza I Sforza, che, insieme al figlio Francesco, iniziò a trasformare la fortezza in un'elegante dimora nobiliare. Nel 1707 ereditò il titolo di conte di Santa Fiora il cugino Federico III Sforza, duca di Onano, che dal 1673 aveva aggiunto al proprio il cognome della moglie Livia, dando origine alla famiglia Sforza Cesarini.[13]
La Camera d'Oro si mantenne fino ad allora integra, ma le formelle dipinte e dorate furono spogliate della foglia d'oro che le ricopriva entro gli inizi del XIX secolo.[2]
Nel 1821 il duca Marino Torlonia sposò Anna Sforza Cesarini,[14] che gli portò in dote il castello di Torrechiara.[15] Nel 1909 i Torlonia alienarono il maniero a Pietro Cacciaguerra, che iniziò subito a rivendere tutti gli arredi, compresi quelli quattrocenteschi della Camera d'Oro.[13][16] Nel 1910, in previsione delle celebrazioni del cinquantenario dell'Unità d'Italia, fu avviata la realizzazione di una replica esatta della Camera d'Oro, su progetto dell'architetto Lamberto Cusani, che si basò sulle descrizioni fornite da Angelo Pezzana agli inizi del XIX secolo; vi parteciparono numerosi artisti, tra i quali i pittori Amedeo Bocchi e Daniele de Strobel, gli scultori Renato Brozzi ed Emilio Trombara e l'ebanista Ferdinando Dall'Argine. L'anno seguente l'opera fu esposta a Roma presso la mostra etnografica delle regioni, ove vinse il primo premio,[17][18] contribuendo in modo decisivo alla notorietà del castello, che fu dichiarato monumento nazionale per interrompere le spoliazioni.[8][19][20] Nel 1912 il Demanio comprò il maniero ormai vuoto e lo aprì al pubblico,[13] mentre al termine della mostra la copia della Camera d'Oro, appartenente alla Provincia di Parma, fu trasportata nel palazzo Ducale di Colorno; dopo decenni di abbandono, nel 1986 fu traslata ed esposta nella sala del primo piano della torre del Leone del castello di Torrechiara, ove rimase fino al 2008, quando, a causa del terremoto del 23 dicembre, la sala fu chiusa al pubblico per restauri, rimuovendo definitivamente la ricostruzione della Camera d'Oro.[19][21]
Descrizione
La sala, sviluppata su una pianta pressoché quadrata, è collocata al primo piano della torre della Camera d'Oro.[7]
Le pareti della stanza sono rivestite fino al piano di imposta della volta a crociera con formelle di terracotta, originariamente coperte da pitture e da una decorazione in foglia d'oro; le lunette e il soffitto sono ornati interamente con affreschi celebrativi sia dell'amore tra Pier Maria II de' Rossi e l'amante Bianca Pellegrini sia del potere del Conte; i costoloni in cotto colorato convergono in chiave di volta in un medaglione, in cui si staglia il trigramma dorato IHS.[2][4]
Formelle
La formelle in terracotta sono interamente decorate con altorilievi, di cinque differenti tipologie. Le più numerose, disposte a scacchiera lungo le pareti, sono ornate con motivi ad arabeschi intrecciati a forma di croce in diagonale, su uno sfondo di foglie di mirto. Le altre raffigurano alternativamente: gli stemmi di Pier Maria, rappresentati da leoni rampanti; gli emblemi di Bianca, costituiti da castelli circondati da fosse con cigni e affiancati da coppie di bordoni da pellegrini; coppie di cuori uniti tra loro e circondati da tre corone incise con le epigrafi Digne et in aeternum; le lettere M in caratteri gotici avvolte da nastri che riportano le scritte Nunc et semper.[7][9][22][23]
In sommità si allunga perimetralmente una cornice in cotto modanata, ornata con una successione continua di coppie di cuori uniti tra loro alternati alle scritte Digne et in aeternum.[2][9][24]
Studiolo
Nell'angolo sud-est della stanza si trovava, dietro a un pannello ligneo riccamente intarsiato apribile su cardini, il piccolo studiolo di Pier Maria, illuminato da una finestrella.[9][25]
Tutti gli elementi in legno furono alienati intorno al 1910 da Pietro Cacciaguerra, ma si conserva la finestra ad arco ribassato che dava luce al piccolo ambiente, posta all'interno di una nicchia decorata con affreschi in monocromo; i dipinti, volti a sottolineare rispettivamente le doti intellettuali e la forza fisica del committente, rappresentano nelle strombature i poeti latini Virgilio e Terenzio e ai fianchi i due eroi mitologici Ercole e Sansone.[1][9][25] Nel sottarco a sfondo stellato della finestrella campeggia l'epigrafe "CHRISTUS REX VENIT IN PACE ET DEUS HOMO FACTUS EST", frequentemente utilizzata in epoca medievale a protezione dalle calamità naturali.[4][25]
Il pannello in legno era internamente decorato con le raffigurazioni di numerosi personaggi storici, tra i quali Dante, Platone, Socrate, Aristotele e Demostene. Lo scrittoio, posto sotto alla finestra, era costituito da un ripiano a ribalta, ornato con un piccolo dipinto rappresentante un Ecce homo.[4][25]
Affreschi
Le lunette e le vele della volta a crociera sono interamente decorate con affreschi, realizzati con colori molto accesi nel tempo un po' sbiaditisi, finalizzati a celebrare allegoricamente sia l'amore tra Pier Maria e Bianca sia il grande potere del Conte.[2][4]
Lunette
Gli affreschi delle lunette celebrano la storia d'amore tra i due amanti, raffigurati in quattro diverse scene all'interno di finte architetture centrali; ai lati si trovano in primo piano coppie di eroti che giocano e sullo sfondo alcuni dei castelli di collina e pianura appartenenti a Pier Maria II de' Rossi.[2][4]

La prima scena si svolge nella lunetta est.[2][26]
Al centro, sopra alla portafinestra che dà accesso alla loggia, si staglia una grande architettura retta da sottili colonne con capitelli corinzi dorati; la struttura, suddivisa in tre parti, è coronata nel mezzo da un fastigio a salienti. Al suo interno è raffigurato nella parte mediana il dio dell'amore Cupido bendato sulla cima di una colonna, intento a scoccare un dardo verso Bianca, posta nell'ala destra, mentre sul lato opposto Pier Maria è già stato raggiunto da una freccia nel cuore.[2][26][27]
Ai fianchi, gli eroti di sinistra suonano il flauto, simbolo fallico, davanti al castello di Basilicanova, mentre quelli di destra si divertono con un pavone, emblema di immortalità e attributo della dea del matrimonio Giunone, di fronte al castello di Torrechiara.[27][28][29]
L'affresco allude all'ineluttabilità dell'amore che ha unito i due amanti, derivato da una decisione divina.[2][30]

La seconda scena si svolge nella lunetta sud.[31]
Al centro si staglia un'elaborata architettura retta da massicci pilastri laterali, decorati con formelle; nelle edicole ad archi trilobati del frontone, coperto da una lanterna, sono collocate numerose statue, mentre in sommità si innalzano vari pinnacoli. Al suo interno, Pier Maria, posto sulla destra, si inginocchia di fronte a Bianca e le offre la propria spada, sulla falsariga delle cerimonie di investitura cavalleresca.[27][2][31]
Ai fianchi, gli eroti di sinistra lottano con un cigno, attributo della dea della bellezza e dell'amore Venere, davanti al castello di Neviano de' Rossi, mentre quelli di destra suonano un salterio e un liuto, simboli della musica celeste, di fronte al castello di San Vitale Baganza.[27][31][29]
L'affresco allude alla prima fase del corteggiamento, col giuramento di fedeltà da parte del Conte alla sua amata.[2][31]

La terza scena si svolge nella lunetta ovest.[31]
Al centro si staglia un'architettura prospettica, retta da due colonne scanalate con capitelli corinzi dorati; su di esse sono incernierate le due grandi ante aperte, decorate con quattro dipinti, raffiguranti due cuori e due finestre con le inferriate, su cui campeggiano le scritte In aeternum; in sommità si staglia un alto frontone triangolare decorato. Al suo interno Pier Maria, posto sulla sinistra, si inginocchia di fronte a Bianca che lo incorona d'alloro, simbolo della vittoria.[27][2][31]
Ai fianchi, gli eroti di sinistra suonano un dulcimer e una ribeca insieme a una scimmia, emblema del piacere fisico, davanti al castello di Segalara, mentre quelli di destra suonano un organetto accanto a due pavoni, simboli della fedeltà matrimoniale, di fronte alla rocca di Noceto.[27][31][29]
L'affresco allude alla conclusione del corteggiamento, con l'accettazione da parte della nobildonna del giuramento di fedeltà del suo amato.[2][31]

La quarta e ultima scena si svolge nella lunetta nord.[2][31]
Al centro, sopra alla finestra, si staglia un'elaborata architettura retta da sottili colonne; la struttura, suddivisa in tre parti, è coronata nel mezzo da un fastigio a volute su tre livelli, contenente una maschera in rilievo. Al suo interno è raffigurata nella parte mediana una finta finestra, affacciata su una lontana collina su cui si eleva il castello di Torrechiara, luogo d'incontro della coppia; sulla sinistra si trova Pier Maria in armatura da cerimonia, mentre sulla destra è collocata Bianca, vestita di bianco e sovrastata da una corona sospesa in volo.[27][32]
Ai fianchi, gli eroti di sinistra suonano l'arpa gotica, attributo della musa del canto e della danza Tersicore, davanti alla rocca di San Secondo, dimora ufficiale del Conte, mentre quelli di destra si divertono con un cigno, simbolo della musa della storia Clio, davanti alla rocca di Roccabianca, residenza della nobildonna.[27][31][29]
L'affresco allude alla celebrazione del trionfo del legame tra i due amanti, nonostante la loro impossibilità di sposarsi in quanto entrambi già coniugati.[31][32]
Volta

Gli affreschi della volta a crociera raffigurano in ogni spicchio Bianca che passa in rassegna alcuni dei castelli di montagna di Pier Maria, alla ricerca dell'amato.[4][33]
La donna è raffigurata al centro in abiti eleganti, ma, in onore del suo cognome, in veste di pellegrina, con tutti i simboli tipici: il bordone, il petaso sulla schiena, il mantello, la conchiglia e le chiavi incrociate; Bianca avanza sotto il sole, i cui raggi dorati scendono sulle rigogliose terre montane di Pier Maria, poste sui lati.[33][34] Il viso della nobildonna risulta quasi ovunque nero a causa di reazioni chimiche di mineralizzazione del pigmento di color avorio utilizzato nel XV secolo.[33]
Nell'ordine, sono raffigurati, con dovizia di particolari: i castelli di Beduzzo, di Pugnetolo, di Corniglio e di Graiana nella vela est; i castelli di Bosco di Corniglio e di Berceto nella vela sud; i castelli di Roccaprebalza, di Corniana, di Bardone e di Roccalanzona col centro di Fornovo nella vela ovest; i castelli di Castel Maria, di Sant'Andrea, di Rivalta col centro di Lesignano e di Castrignano nella vela nord.[4][27][33]
Sullo sfondo si elevano le alte vette appenniniche, da cui scendono i corsi d'acqua verso le valli coltivate, ove fervono le attività agricole; i paesaggi sono illustrati con realismo e ricchezza di dettagli.[26][33]
Note
- ^ a b c d e Cirillo, Godi, p. 264.
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o Mordacci, p. 86.
- ^ a b Mendogni, pp. 15-16.
- ^ a b c d e f g h Mendogni, p. 12.
- ^ Mendogni, p. 1.
- ^ Capacchi, pp. 186-190.
- ^ a b c Camera d'Oro, su voltecupolesoffitti.it. URL consultato il 5 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2017).
- ^ a b Chiara Burgio, Castello di Torrechiara - Langhirano (PR), su sbap-pr.beniculturali.it. URL consultato il 5 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2017).
- ^ a b c d e Mendogni, p. 11.
- ^ Mordacci, p. 34.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 253.
- ^ Arcangeli, Gentile, pp. 267-269.
- ^ a b c Capacchi, p. 198.
- ^ Fondazione Camillo Caetani, p. 134.
- ^ Molossi, p. 552.
- ^ Mordacci, p. 37.
- ^ Castello di Torrechiara - Camera/ d'Oro tratta da fotografia della ricostruzione/ quale fu esposta nel 1911 a Roma, su catalogo.beniculturali.it. URL consultato il 18 dicembre 2025.
- ^ Mordacci, pp. 82-83.
- ^ a b Mordacci, p. 83.
- ^ Apertura straordinaria 1 maggio 2014, su beniculturali.it. URL consultato il 5 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2017).
- ^ Mendogni, p. 16.
- ^ Mordacci, pp. 84-86.
- ^ Capacchi, p. 197.
- ^ Molossi, p. 550.
- ^ a b c d Mordacci, p. 94.
- ^ a b c Mendogni, p. 13.
- ^ a b c d e f g h i Capacchi, p. 202.
- ^ Mendogni, pp. 12-14.
- ^ a b c d Mordacci, pp. 86-90.
- ^ Mendogni, pp. 13-14.
- ^ a b c d e f g h i j k Mendogni, p. 14.
- ^ a b Mordacci, pp. 86-89.
- ^ a b c d e Mordacci, p. 90.
- ^ Mendogni, pp. 12-13.
Bibliografia
- Letizia Arcangeli, Marco Gentile, Le signorie dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo, Firenze, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-683-9.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Giuseppe Cirillo, Giovanni Godi, Guida artistica del Parmense, II, Parma, Artegrafica Silva, 1986.
- Fondazione Camillo Caetani, Il salotto delle caricature: acquerelli di Filippo Caetani 1830-1860, Roma, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 1999, ISBN 978-88-8265-073-5.
- Pier Paolo Mendogni, Torrechiara: il Castello e la Badia Benedettina (PDF) (abstract), Parma, PPS Editrice, 2002. URL consultato il 4 dicembre 2025 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2017).
- Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
- Alessandra Mordacci (a cura di), Il Castello di Torrechiara, Parma, Gazzetta di Parma Editore, 2009.
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