Castello di Bardone
| Castello di Bardone | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | Emilia-Romagna |
| Città | Bardone, frazione di Terenzo |
| Coordinate | 44°37′38.4″N 10°06′04.5″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | castello |
| Inizio costruzione | XIV secolo |
| Materiale | pietra |
| Condizione attuale | scomparso |
| Visitabile | no |
| Informazioni militari | |
| Funzione strategica | controllo della via di monte Bardone |
| [1] | |
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Il castello di Bardone era un maniero medievale, che sorgeva a Bardone, frazione di Terenzo, in provincia di Parma.
Storia
Il castello fu edificato per volere dei conti Rossi nel XIV secolo, su un terreno di loro proprietà posto sulla sommità di un rilievo a pochissima distanza dal borgo di Bardone.[2][3] Il territorio era stato assegnato in feudo fin dall'879 alla diocesi di Parma dal re d'Italia Carlomanno di Baviera,[2] ma a partire dagli inizi del XIII secolo era poco alla volta passato sotto l'influenza del Comune di Parma, nonostante la ratifica nel 1221 di un accordo col vescovo Obizzo Fieschi che riconosceva formalmente i diritti della diocesi sulla zona.[2][3]
I Rossi stanziarono nel maniero un castellano, che si occupò di riscuotere i tributi per conto del Comune. Tuttavia, dopo alcuni anni i conti iniziarono a trattenere per sé tutto quanto ricavato e a gestire il territorio in piena autonomia, fino a essere ufficialmente investiti del feudo di Bardone nel 1413 dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo.[2][3][4] Nel 1418 i Rossi vi insediarono in qualità di podestà Niccolò Palmia,[5] appartenente alla nobile famiglia che nel 1343 aveva loro alienato il vicino borgo di Palmia.[6] A nulla valsero le proteste del vescovo Delfino della Pergola, che nel 1448 tentò invano di rivendicare il possesso del feudo.[3]
Nel 1462 il maniero, dotato di un mastio centrale e di tre torri lungo la cinta muraria, fu raffigurato dettagliatamente nell'affresco della Camera d'Oro nel castello di Torrechiara.[3] Nel 1464 Pier Maria II de' Rossi destinò nel testamento i feudi di Felino, di San Secondo, di Bardone, di Berceto, di Neviano de' Rossi e di Noceto al figlio Guido,[7] ma nel 1480 aggiunse un codicillo, modificando in parte le precedenti disposizioni; il castello di Bardone, insieme a numerosi altri della fascia appenninica, fu infatti assegnato al figlio naturale Bertrando,[2][3][8] che non partecipò alla rovinosa guerra dei Rossi del 1482, durante la quale morì il padre, e pertanto, a differenza dei suoi fratelli, conservò tutti i suoi possedimenti.[9]
Alla morte di Bertrando nel 1502 senza figli, i suoi beni furono ereditati dal nipote Troilo I, figlio di Giovanni il "Diseredato".[3][10][11] Nel 1510 il cugino Filippo Maria de' Rossi si impossessò del castello di Bardone, ma dopo breve tempo Troilo I passò al contrattacco e rientrò in possesso del feudo.[3] Dopo la morte di Troilo nel 1521, gli subentrò il figlio Pier Maria III.[3][12]
Nei decenni seguenti, il maniero di Bardone passò ai Rossi di Corniglio e nel 1588 il conte Filippo Maria, figlio di Camillo, ne fu ufficialmente investito da parte del duca di Parma Alessandro Farnese.[12][13] Tuttavia, nel 1593 il Conte fu incarcerato per delitti rimasti ignoti e il duca Ranuccio I incamerò tutti i suoi beni,[14] tra cui il castello di Bardone.[12][13]
Il 6 novembre 1667 il feudo fu assegnato dalla Camera Ducale di Parma ai conti Tiburzio, Francesco e Ippolito Cantelli. Nel 1751 morì il conte Paolo, ultimo erede della casata, e Bardone fu nuovamente incamerato dai duchi di Parma.[12][13]
Nel 1781 il duca Ferdinando di Borbone investì del feudo i conti Domenico e Francesco Galantino, i cui eredi ne mantennero il possesso fino all'abolizione dei diritti feudali sancita dai decreti napoleonici nel 1805.[12][13][15]
Il castello, da tempo abbandonato, cadde in rovina e agli inizi del XX secolo ne sopravvivevano solo alcuni ruderi, in seguito scomparsi.[13] Secondo alcune ipotesi, lo spesso muro in pietra a scarpa di una delle abitazioni sorte sulla sommità del rilievo potrebbe appartenere all'antico maniero.[16]
Note
- ^ Capacchi, pp. 75-77.
- ^ a b c d e Dall'Aglio, p. 226.
- ^ a b c d e f g h i Capacchi, p. 76.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 25.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 30.
- ^ Molossi, p. 246.
- ^ Pezzana, p. 309.
- ^ Pezzana, p. 311.
- ^ Arcangeli, Gentile, pp. 246-247.
- ^ Dall'Aglio, pp. 226-227.
- ^ Arcangeli, Gentile, p. 276.
- ^ a b c d e Dall'Aglio, p. 227.
- ^ a b c d e Capacchi, p. 77.
- ^ Capacchi, p. 46.
- ^ Galantino Francesco, su parmaelasuastoria.it. URL consultato il 4 marzo 2026 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2016).
- ^ Castello di Bardone (Terenzo, loc. Bardone), su scn.caiparma.it. URL consultato il 4 marzo 2026.
Bibliografia
- Letizia Arcangeli, Marco Gentile, Le signorie dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo, Firenze, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-683-9.
- Guglielmo Capacchi, Castelli parmigiani, Parma, Artegrafica Silva, 1979.
- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
- Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1834.
- Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo quarto, Parma, Reale Tipografia, 1852.
Voci correlate
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