Musth

Secrezione di temporina durante il musth
Un elefante indiano selvatico in musth
Un elefante in musth che affonda le zanne nel terreno
Un elefante asiatico maschio incatenato durante il musth, con secrezioni delle ghiandole temporali.
Elefanti in musth che combattono tra loro

Il musth (o must) è una condizione fisiologica periodica dei maschi adulti di elefante, caratterizzata da un marcato aumento dell'attività sessuale e dell'aggressività e accompagnata da un forte incremento dei livelli degli ormoni riproduttivi. Il fenomeno è noto negli elefanti asiatici da circa 3000 anni, mentre negli elefanti africani è stato riconosciuto e descritto scientificamente soltanto nel XX secolo. Alcuni dati suggeriscono inoltre che comportamenti analoghi potessero verificarsi anche in proboscidati estinti, tra cui gomfoteri, mastodonti e mammut[1][2][3][4]

Durante il musth gli elefanti maschi presentano spesso una copiosa secrezione densa e scura, detta temporina, prodotta dalle ghiandole temporali poste ai lati della testa. La gestione dei maschi in musth mantenuti in cattività ha tradizionalmente comportato, in alcune regioni dell'Asia, l'isolamento e la contenzione dell'animale e, storicamente, anche la riduzione o sospensione temporanea dell'alimentazione.

Etimologia

Il termine musth deriva da una parola urdu con il significato di «intossicazione» o «ebbrezza»;[5] anche in persiano il termine corrispondente significa letteralmente «intossicato» o «inebriato».[6]

Biologia

Il musth degli elefanti asiatici è conosciuto da circa 3000 anni ed è già menzionato nel Rigveda, mentre la sua presenza negli elefanti africani fu riconosciuta soltanto nella seconda metà del XX secolo.[5]

Nel 1975 le zoologhe Joyce Poole e Cynthia Moss stavano conducendo ricerche sugli elefanti nel Parco nazionale di Amboseli, in Kenya. Poole osservò nei maschi africani periodi ricorrenti di intensa attività riproduttiva e maggiore aggressività e iniziò a documentarne sistematicamente le caratteristiche fisiche e comportamentali, nonché la loro evoluzione nel tempo nei singoli individui. Questi studi portarono al riconoscimento scientifico del musth anche nell'elefante africano.[7]

Un elefante africano insegue una giraffa durante il musth.

È stato ipotizzato che il musth fosse presente anche nei mammut, sulla base delle variazioni dei livelli di testosterone registrate nella crescita delle loro zanne.[8] Comportamenti analoghi al musth sono stati proposti anche per i gomfoteri sudamericani[9] e per i mastodonti nordamericani.[10]

Il musth non equivale alla frega (rut) tipica di molti ungulati. Negli elefanti, infatti, la condizione riproduttiva dei maschi non è strettamente sincronizzata con un estro femminile stagionale e il ciclo estrale delle femmine non presenta una rigida stagionalità.[11]

Caratteristiche fisiche

Durante il musth i maschi presentano frequentemente una secrezione densa e scura, simile al catrame, chiamata temporina, emessa dalle ghiandole temporali situate sui lati della testa. La temporina contiene proteine, lipidi, tra cui colesterolo, fenolo, 4-metilfenolo,[12][13] cresoli e sesquiterpeni, in particolare farnesolo e suoi derivati.[5] Nelle secrezioni e nelle urine di elefanti mantenuti negli zoo sono state inoltre rilevate concentrazioni elevate di diversi chetoni e aldeidi dall'odore particolarmente intenso.

Durante il musth i livelli di testosterone possono raggiungere valori mediamente circa 60 volte superiori a quelli misurati nello stesso individuo al di fuori di questa fase; in alcuni maschi sono stati osservati aumenti fino a circa 140 volte.[14]

Comportamento

Il musth è associato alla competizione riproduttiva, alla ricerca delle femmine e alla definizione dei rapporti di dominanza tra maschi.[5] I maschi selvatici in musth emettono spesso un caratteristico brontolio basso e pulsante, noto come musth rumble, udibile dagli altri elefanti a notevole distanza. È stato dimostrato che questa vocalizzazione può suscitare risposte da parte delle femmine sessualmente recettive e, contemporaneamente, comportamenti di evitamento silenzioso nei maschi subordinati, soprattutto giovani, e nelle femmine non recettive. La segnalazione acustica del proprio stato di musth sembra quindi offrire un vantaggio evitando parte dei confronti diretti con altri individui.[15][16]

I maschi in musth, soprattutto allo stato selvatico ma anche in cattività, possono diventare estremamente pericolosi. Sono documentati attacchi mortali contro custodi e mahout, bestiame, altri animali e altri elefanti, compresi maschi, femmine e, occasionalmente, piccoli; in quest'ultimo caso gli episodi sembrano generalmente essere accidentali o verificarsi nel corso di violente interazioni all'interno dei gruppi.[17]

Un caso particolarmente noto si verificò negli anni Novanta in Sudafrica. Giovani maschi di elefante uccisero complessivamente 63 rinoceronti, 58 rinoceronti bianchi e cinque rinoceronti neri, nei parchi di Hluhluwe-Imfolozi e Pilanesberg. Il comportamento venne messo in relazione con forme anomale e precoci di musth. Dopo essere stati respinti dalle femmine adulte di elefante, alcuni giovani maschi rivolsero la propria aggressività verso i rinoceronti. Tre di essi furono abbattuti, interrompendo temporaneamente gli episodi.[18] Diversi ricercatori collegarono questi comportamenti anche alle profonde alterazioni della struttura sociale subite dai giovani elefanti. Molti provenivano infatti da popolazioni sottoposte in precedenza ad abbattimenti selettivi per il controllo numerico e avevano perso gli adulti del proprio gruppo.[19][20][21][22][23] L'ecologo e guardiaparco sudafricano Gus van Dyk propose quindi di introdurre a Pilanesberg maschi adulti più anziani. La loro presenza avrebbe potuto inibire l'ingresso prematuro nel musth dei maschi adolescenti e ristabilire normali rapporti di dominanza. Dopo l'introduzione dei maschi adulti non vennero più registrate uccisioni di rinoceronti attribuibili ai giovani elefanti.[15][16][24][25]

In assenza di maschi adulti, infatti, i giovani possono entrare in musth a un'età insolitamente precoce e mostrare comportamenti meno controllati.[26] Gli studi sulla società degli elefanti indicano più in generale che la distruzione dei gruppi familiari e delle relazioni sociali può alterare in modo significativo le capacità decisionali e il comportamento degli individui. Alcuni autori hanno paragonato gli effetti di queste esperienze traumatiche a disturbi post-traumatici, sottolineando la complessità cognitiva degli elefanti, la forza dei loro legami sociali e familiari e la loro notevole memoria.[27][28][29][30] Una spiegazione più generale degli episodi sudafricani attribuisce quindi parte dell'aggressività dei giovani all'assenza di individui adulti in grado di disciplinarli e di trasmettere loro le normali modalità di comportamento sociale.[31]

Gestione in cattività

Un elefante in musth che tenta di spezzare la catena

In Sri Lanka e in India, nella gestione tradizionale degli elefanti asiatici domestici, i maschi in musth venivano legati a un albero robusto e sottoposti per alcuni giorni a una forte riduzione dell'alimentazione e dell'assunzione d'acqua. Secondo le pratiche tradizionali ciò poteva abbreviare la durata apparente della fase più intensa del musth, portandola spesso a circa cinque-otto giorni. Sono stati inoltre impiegati sedativi quali la xilazina.[32][33] Negli zoo moderni la presenza di maschi adulti richiede strutture specificamente progettate, dotate di barriere particolarmente robuste e di recinti che permettano di separare e gestire in sicurezza gli individui durante il musth.

Rappresentazioni culturali

Il musth compare frequentemente nella letteratura dell'Asia meridionale fin dall'antichità. Nel Sundara Kanda del Ramayana, attribuito a Valmiki e composto nelle sue parti fondamentali tra il VII e il IV secolo a.C., il monte Mahendra viene descritto mentre, premuto da Hanuman, lascia sgorgare acqua paragonata alle secrezioni di un elefante in musth.[34]

Nel Matanga Lila, opera dedicata agli elefanti composta approssimativamente tra il 300 a.C. e il 300 d.C., vengono elencate le qualità attribuite al musth: «eccitazione, rapidità, odore, ardore amoroso, pieno vigore del corpo, collera, potenza e impavidità».[5]

Anche la poesia Sangam dell'India meridionale, risalente grossomodo al periodo compreso tra il 300 a.C. e il 300 d.C., contiene numerosi riferimenti al fenomeno. Nel Pathitrupatthu, Kummatoor Kannanaar descrive giovani elefanti maschi dalle andature ondeggianti, con il musth che cola dalle ghiandole temporali, mentre sciami di api sono attratti dalla secrezione odorosa.[35]

Riferimenti agli elefanti in musth ricorrono anche nel Raghuvaṃśa di Kalidasa, composto probabilmente tra il IV e il V secolo d.C., dove le secrezioni temporali degli elefanti vengono associate alla fragranza di alberi aromatici.

Il fenomeno compare inoltre in numerose opere occidentali moderne. Nel romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in ottanta giorni (1872), Phileas Fogg acquista un elefante al quale erano stati somministrati zucchero e burro nell'intento di farlo entrare in musth e renderlo più aggressivo, ma il trattamento era iniziato da troppo poco tempo perché la condizione si manifestasse.

In Shooting an Elephant, saggio di George Orwell del 1936, il narratore racconta di un elefante domestico che, durante una fase di forte agitazione identificata con il musth, fugge e uccide un uomo in Birmania, inducendo infine il protagonista ad abbatterlo.

Nel romanzo di Ian Fleming L'uomo dalla pistola d'oro (1965), il futuro assassino Francisco Scaramanga viene segnato dall'uccisione di un elefante con il quale si esibiva al circo, abbattuto dalle autorità dopo essere diventato incontrollabile durante il musth.

Nel romanzo di fantascienza Elephant Song (1982) di Barry B. Longyear, i superstiti dell'astronave-circo City of Baraboo devono affrontare il problema della sopravvivenza dei loro elefanti: secondo le regole del circo i maschi adulti non potevano infatti viaggiare con lo spettacolo a causa del rischio di un improvviso ingresso in musth, e la popolazione rimasta sul pianeta Momus risulta pertanto destinata a non potersi riprodurre.

Il musth ha un ruolo importante anche nel film tamil Kumki (2012), incentrato su un mahout e sul suo elefante addestrato. Nell'India meridionale il termine kumki indica gli elefanti domestici impiegati per affrontare o allontanare elefanti selvatici che si avvicinano agli insediamenti umani. Nel film un villaggio minacciato annualmente da elefanti selvatici cerca di procurarsi un kumki; il protagonista, per necessità economiche, vi conduce invece un elefante addestrato alle cerimonie nei templi. Durante l'attacco degli elefanti selvatici, l'animale entra in musth e li affronta, riuscendo a uccidere il maschio più pericoloso del branco ma morendo a sua volta per le ferite riportate.[36][37]

Note

  1. ^ Gregory James Smith e Larisa R. G. DeSantis, Extinction of North American Cuvieronius (Mammalia: Proboscidea: Gomphotheriidae) driven by dietary resource competition with sympatric mammoths and mastodons, in Paleobiology, vol. 46, n. 1, febbraio 2020, pp. 41-57, DOI:10.1017/pab.2020.7, ISSN 0094-8373 (WC · ACNP).
  2. ^ Joseph J. El Adli, Daniel C. Fisher, Michael D. Cherney, Rafael Labarca e Frédéric Lacombat, First analysis of life history and season of death of a South American gomphothere, in Quaternary International, vol. 443, luglio 2017, pp. 180-188, DOI:10.1016/j.quaint.2017.03.016, ISSN 1040-6182 (WC · ACNP).
  3. ^ Isaac Schultz, 30,000-Year-Old Tusk Reveals Male Mammoths' Horny Aggression, su Gizmodo, 3 maggio 2023. URL consultato il 26 settembre 2025.
  4. ^ Jeanne Timmons, Testosterone in tusks: Hormones in mammoth fossils excite paleontologists, su Ars Technica, 3 maggio 2023. URL consultato il 26 settembre 2025.
  5. ^ a b c d e R. Sukumar, The living elephants: evolutionary ecology, behavior, and conservation, USA, Oxford University Press, 2003, ISBN 978-0-19-510778-4. URL consultato il 25 dicembre 2010.
  6. ^ The Oxford Dictionary and Thesaurus: American edition, Oxford University Press, 1996, p. 984.
  7. ^ Joyce H. Poole e Cynthia J. Moss, Musth in the African elephant, Loxodonta africana, in Nature, vol. 292, n. 5826, agosto 1981, pp. 830-831, Bibcode:1981Natur.292..830P, DOI:10.1038/292830a0, ISSN 1476-4687 (WC · ACNP), PMID 7266649.
  8. ^ Michael D. Cherney, Daniel C. Fisher, Richard J. Auchus, Adam N. Rountrey, Perrin Selcer, Ethan A. Shirley, Scott G. Beld, Bernard Buigues, Dick Mol, Gennady G. Boeskorov, Sergey L. Vartanyan e Alexei N. Tikhonov, Testosterone histories from tusks reveal woolly mammoth musth episodes, in Nature, vol. 617, n. 7961, 18 maggio 2023, pp. 533-539, Bibcode:2023Natur.617..533C, DOI:10.1038/s41586-023-06020-9, ISSN 0028-0836 (WC · ACNP), PMID 37138076.
  9. ^ Joseph J. El Adli, Daniel C. Fisher, Michael D. Cherney, Rafael Labarca e Frédéric Lacombat, First analysis of life history and season of death of a South American gomphothere, in Quaternary International, vol. 443, luglio 2017, pp. 180-188, Bibcode:2017QuInt.443..180E, DOI:10.1016/j.quaint.2017.03.016.
  10. ^ Joshua H. Miller, Daniel C. Fisher, Brooke E. Crowley, Ross Secord e Bledar A. Konomi, Male mastodon landscape use changed with maturation (late Pleistocene, North America), in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 119, n. 25, 21 giugno 2022, Bibcode:2022PNAS..11918329M, DOI:10.1073/pnas.2118329119, ISSN 0027-8424 (WC · ACNP), PMC 9231495, PMID 35696566.
  11. ^ Musth of the elephant bulls – Upali.ch, su upali.ch, 9 novembre 2016.
  12. ^ L. E. L Rasmussen e Thomas E. Perrin, Physiological Correlates of Musth: Lipid Metabolites and Chemical Composition of Exudates, in Physiology & Behavior, vol. 67, numero 4, ottobre 1999, pp. 539-549, DOI:10.1016/S0031-9384(99)00114-6.
  13. ^ Deepa Ananth, Musth in elephants (PDF), in Zoo's print journal, vol. 15, n. 5, pp. 259-262 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2018).
  14. ^ Lois E. Rasmussen, Irven O. Buss, David L. Hess e Michael B. Schmidt, Testosterone and Dihydrotestosterone Concentrations in Elephant Serum and Temporal Gland Secretions, in Biology of Reproduction, vol. 30, n. 2, 1º marzo 1984, pp. 352-362, DOI:10.1095/biolreprod30.2.352, PMID 6704470.
  15. ^ a b Rob Slotow, Dave Balfour e Owen Howison, Killing of black and white rhinoceroses by African elephants in Hluhluwe-Umfolozi Park, South Africa (PDF), in Pachyderm, vol. 31, luglio-dicembre 2001, pp. 14-20. URL consultato il 14 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 27 febbraio 2008).
  16. ^ a b Charles Siebert, An Elephant Crackup?, su New York Times Magazine, 8 ottobre 2006. URL consultato il 16 giugno 2007.
  17. ^ Elephant kills 12 females over spurned advances, su ABC News, 28 aprile 2010. URL consultato il 12 aprile 2024.
  18. ^ A Murder Mystery: Why Were Elephants Slaughtering Rhinos?, su seattletimes.com. URL consultato il 5 novembre 2024.
  19. ^ Kruger should cull 88% of its elephants, says hunter Ron Thomson, su africageographic.com. URL consultato il 5 novembre 2024.
  20. ^ Effects of social disruption in elephants persist decades after culling, su frontiersinzoology.biomedcentral.com, 23 ottobre 2013. URL consultato il 5 settembre 2024.
  21. ^ An Elephant Crackup?, su nytimes.com, 8 ottobre 2006. URL consultato il 5 novembre 2024.
  22. ^ Elephants Never Forget When You Slaughter Their Family, su smithsonianmag.com, 6 novembre 2013.
  23. ^ 60 Minutes II: The Delinquents, su cbsnews.com, 22 agosto 2000. URL consultato il 5 settembre 2024.
  24. ^ Bruce Page, Joyce Poole, Adam Klocke, Gus van Dyk e Rob Slotow, Older Bull Elephants Control Young Males, in Nature, n. 408, 23 novembre 2000 (archiviato dall'url originale il 25 maggio 2021).
  25. ^ Teenage elephants need a father figure, su BBC. URL consultato il 5 dicembre 2023.
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  27. ^ Effects of social disruption in elephants persist decades after culling, su frontiersinzoology.biomedcentral.com, 23 ottobre 2013. URL consultato il 5 settembre 2024.
  28. ^ An Elephant Crackup?, su nytimes.com, 8 ottobre 2006. URL consultato il 5 settembre 2024.
  29. ^ Elephants Never Forget When You Slaughter Their Family, su smithsonianmag.com, 6 novembre 2013.
  30. ^ 60 Minutes II: The Delinquents, su cbsnews.com, 22 agosto 2000. URL consultato il 5 novembre 2024.
  31. ^ Why we need grandpas and grandmas, part I, su npr.org. URL consultato il 5 settembre 2024.
  32. ^ Deepa Ananth, Musth in Elephants, in Zoos' Print Journal, vol. 15, n. 5, aprile 2000, pp. 259-262, DOI:10.11609/JoTT.ZPJ.15.5.259-62.
  33. ^ Parag Nigam, Samir Sinha, Pradeep Malik e Sushant Chowdhary, Managing Elephant in Musth: a Case Report, in Zoos' Print Journal, vol. 21, n. 5, maggio 2006, pp. 2265-2266.
  34. ^ Valmiki Ramayana, Sundara kaanda reference to Musth, su valmikiramayan.net, agosto 2008. URL consultato il 22 maggio 2021.
  35. ^ Pathitrupatthu 12, su learnsangamtamil.com. URL consultato il 3 dicembre 2017.
  36. ^ Vikram Prabhu: Kumki climax is the same, su The Times of India. URL consultato il 25 marzo 2020.
  37. ^ Malathi Rangarajan, Kumki: Close encounters, su The Hindu, 15 dicembre 2012. URL consultato il 2 novembre 2017.

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