Osmeroides

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Osmeroides
Fossile attribuito al genere Osmeroides
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa Bilateria
SuperphylumDeuterostomia
PhylumChordata
SubphylumVertebrata
InfraphylumGnathostomata
SuperclasseOsteichthyes
ClasseActinopterygii
OrdineElopiformes
FamigliaOsmeroididae
GenereOsmeroides

Osmeroides è un genere estinto di pesci ossei attinotterigi appartenente agli Elopiformes, noto da fossili del Cretaceo rinvenuti principalmente nei depositi gessosi dell’Inghilterra sud-orientale e in altre località europee.

I fossili attribuiti a questo genere provengono principalmente da sedimenti marini compresi tra l’Albiano superiore e il Coniaciano (Cretaceo inferiore e superiore), con numerosi ritrovamenti nei livelli del gesso del Sussex e del Kent.

Descrizione

I membri del genere Osmeroides erano pesci relativamente allungati, con corpo poco compresso lateralmente e addome appiattito. La lunghezza poteva oltrepassare i 60 centimetri. Il corpo era ricoperto da scaglie relativamente grandi, prive di modificazioni alla base delle pinne. La linea laterale era indicata da una debole cresta e da piccole incisioni sul margine posteriore di molte scaglie.

Il cranio presentava ossa dermiche robuste e pesanti. Il tetto cranico era appiattito e comprendeva un grande dermetmoide. Il neurocranio possedeva una fossa del dilatatore profonda coperta dallo pterotico, mentre l’intercalare era ridotto a una piccola protuberanza. Il parasfenoide era robusto e si collegava all’etmoide laterale, talvolta tramite sutura; su questo osso, così come sulle ossa pterigoidi, era presente un’ampia area di piccoli denti villiformi inseriti in alveoli superficiali.

La mascella superiore comprendeva una premascella che formava circa metà del margine orale funzionale, mentre la mascella era arcuata e accompagnata da due ossa supramaxillari. L’articolazione mandibolare era situata sotto la parte centrale dell’orbita.

La colonna vertebrale era composta da circa 50–70 vertebre, con centri vertebrali lunghi quanto alti e caratterizzati da creste longitudinali irregolari. Il complesso caudale comprendeva quattro uroneurali e tre epurali, mentre la pinna caudale era forcuta e priva di spazio tra il secondo e il terzo ipurale. Le pinne erano relativamente corte: la pinna dorsale non era molto più lunga che alta ed era posta approssimativamente in posizione opposta alle pinne pelviche, mentre la pinna anale era più piccola della dorsale.

Le scaglie presentavano ornamentazioni caratteristiche: la parte esposta mostrava file radianti di piccoli tubercoli, mentre la porzione coperta era finemente granulata e attraversata da solchi radianti.[1]

La specie tipo, Osmeroides lewesiensis, poteva raggiungere una lunghezza standard di circa 50 centimetri. Il cranio aveva una lunghezza pari a circa il doppio della sua larghezza massima e le ossa dermiche mostravano ornamentazioni marcate sotto forma di rughe radianti grossolane. I parietali erano più lunghi che larghi e un grande sopraorbitale era saldamente unito all’frontale. Il parasfenoide si estendeva posteriormente oltre il neurocranio e l’area interorbitale presentava un setto completamente ossificato. Il numero dei raggi branchiostegali variava tra 18 e 21, con gli elementi superiori fortemente ornamentati. La pinna dorsale possedeva 18–20 raggi e nasceva circa a metà distanza tra il muso e il peduncolo caudale. Le scaglie erano grandi e nella porzione posteriore mostravano tubercoli deboli disposti in file radianti; la porzione anteriore presentava circa cinque radii prominenti. Davanti alla pinna dorsale erano presenti 15–17 scaglie nella serie trasversale.[1]

Classificazione

Secondo le classificazioni più recenti, Osmeroides appartiene agli elopiformi, ed è il genere tipo della famiglia Osmeroididae, comprendente anche l'affine Dinelops.[1]

Il nome Osmeroides fu inizialmente pubblicato da Louis Agassiz nel 1834 senza una diagnosi formale. In origine il termine fu applicato ad alcuni pesci scopeloidi provenienti dal Cretaceo della Vestfalia, oggi generalmente attribuiti al genere Sardinioides. In seguito Agassiz, nel 1835 e nel 1837, utilizzò il nome per fossili provenienti dai gessi dell’Inghilterra descritti in precedenza da Gideon Mantell con il nome di Salmo lewesiensis, pur riconoscendo che l’identità generica era incerta e provvisoria.[2][3]

I fossili di Osmeroides lewesiensis provengono principalmente dal Cenomaniano superiore e da altri livelli del Cretaceo superiore dell’Inghilterra sud-orientale. L’olotipo (BMNH 4294) consiste in un esemplare che conserva la testa e la regione addominale, proveniente dalla zona di Holaster subglobosus nei pressi di Lewes nel Sussex.[4]

Ulteriori esemplari provengono da diversi livelli compresi tra l’Albiano superiore e il Coniaciano. Un esemplare particolarmente incompleto proveniente dalla Gault Clay di Folkestone nel Kent rappresenta una possibile testimonianza albiana del genere.

Nel corso della storia della ricerca paleontologica il genere è stato oggetto di diverse interpretazioni tassonomiche. Nel XIX secolo von der Marck propose i generi Rhabdolepis e Holcolepis per i fossili ascritti a Osmeroides.[5][6] In seguito alcuni autori, tra cui Camille Arambourg (1954) e Sylvie Wenz (1965), suggerirono di utilizzare Holcolepis come nome valido per questi fossili.[7][8] Studi successivi hanno tuttavia dimostrato che il primo uso valido del nome Osmeroides in una combinazione binomiale riguarda Osmeroides lewesiensis descritto da Agassiz nel 1837. Questo uso precede quello dei nomi Holcolepis, rendendo Osmeroides il nome corretto secondo le regole della nomenclatura zoologica.[1]

Nel corso del tempo, al genere Osmeroides sono state attribuite numerose specie, ma attualmente sono riconosciute appartenere a questo genere solo Osmeroides lewesiensis (la specie tipo proveniente dai depositi gessosi del Cenomaniano-Turoniano nei pressi di Lewes nel Sussex), Osmeroides levis (nota da depositi appartenenti alla zona stratigrafica di Holaster subglobosus, con ritrovamenti documentati a Burham nel Kent e nella regione di Lewes) e Osmeroides latifrons (proveniente da livelli della zona di Schloenbachia varians presso Folkestone nel Kent, oltre che da livelli della zona di Holaster subglobosus nelle località di Wouldham e Burham).[4] Un'altra specie di dubbia attribuzione è Osmeroides vinarensis del Turoniano della Cechia.[9] Ulteriori specie attribuite al genere e rinvenute in Libano sono state poi ascritte ad altri generi, come Davichthys e Spaniodon.[10][11]

Note

  1. ^ a b c d Forey, P. L. 1973. A revision of the elopiform fishes, fossil and recent. Bulletin of the British Museum (Natural History), Geology Supplement 10:1-222
  2. ^ Agassiz, L. 1833-1844. Recherches sur les Poissons fossiles : 5 vols., 1420 pp., 396 pls., with supplement. Neuchatel. (For dates of publication see Woodward and Sherborn, 1890.)
  3. ^ Agassiz, L. 1835. Feuilleton Additionnel aux Recherches sur les Poissons Fossiles 21-64
  4. ^ a b Woodward, A. S. 1902-12. The fossil fishes of the English chalk. London: Printed for the Palæontographical Society.
  5. ^ von der Marck, W. 1863. Fossile Fische, Krebse und Pflanzen aus den Plattenkalken der jüngsten Kreide aus Westfalen. Palaeontographica 11:1-83
  6. ^ von der Marck, W. 1885. Dritter nachtrag. Fische der oberen Kreide Westfalens. Palaeontographica 31:233-267
  7. ^ Arambourg, C. 1954. Les poissons crétacés du Jebel Tselfat. Notes Mém. Serv. Mines Carte. géol. Maroc, Rabat, 118 : 1-188, 20 pls., 68 figs.
  8. ^ Wenz, S. 1965. Les poissons Albiens de Vallentigny (Aube). Annals Paléont., Paris, 51: 1-24.
  9. ^ Frič, A. 1902. Taxonomic names, in Nové ryby českého útvaru křídového. Palaeontographica Bohemiae 7:1-18
  10. ^ Pictet, F. 1850. Description de quelques Poissons Fossiles du Mont Liban 1-59
  11. ^ Davis, J. D. 1887. The fossil fishes of the chalk of Mount Lebanon, in Syria. The Scientific Transactions of the Royal Dublin Society, Series II 3:457-634

Bibliografia

  • Agassiz, L. 1833-1844. Recherches sur les Poissons fossiles : 5 vols., 1420 pp., 396 pls., with supplement. Neuchatel. (For dates of publication see Woodward and Sherborn, 1890.)
  • Agassiz, L. 1835. Feuilleton Additionnel aux Recherches sur les Poissons Fossiles 21-64
  • Pictet, F. 1850. Description de quelques Poissons Fossiles du Mont Liban 1-59
  • von der Marck, W. 1863. Fossile Fische, Krebse und Pflanzen aus den Plattenkalken der jüngsten Kreide aus Westfalen. Palaeontographica 11:1-83
  • von der Marck, W. 1885. Dritter nachtrag. Fische der oberen Kreide Westfalens. Palaeontographica 31:233-267
  • Davis, J. D. 1887. The fossil fishes of the chalk of Mount Lebanon, in Syria. The Scientific Transactions of the Royal Dublin Society, Series II 3:457-634
  • Woodward, A. S. 1901. Catalogue of Fossil Fishes in the British Museum (Natural History), Part IV
  • Woodward, A. S. 1902-12. The fossil fishes of the English chalk. London: Printed for the Palæontographical Society.
  • Frič, A. 1902. Taxonomic names, in Nové ryby českého útvaru křídového. Palaeontographica Bohemiae 7:1-18
  • Arambourg, C. 1954. Les poissons crétacés du Jebel Tselfat. Notes Mém. Serv. Mines Carte. géol. Maroc, Rabat, 118 : 1-188, 20 pls., 68 figs.
  • Wenz, S. 1965. Les poissons Albiens de Vallentigny (Aube). Annals Paléont., Paris, 51: 1-24.
  • Forey, P. L. 1973. A revision of the elopiform fishes, fossil and recent. Bulletin of the British Museum (Natural History), Geology Supplement 10:1-222

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