Lundin Energy
| Lundin Energy AB | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Aktiebolag |
| ISIN | SE0000825820 |
| Fondazione | 2001 |
| Fondata da | Adolf Lundin |
| Chiusura | 30 giugno 2022 (fusione per incorporazione in Aker BP) |
| Sede principale | Stoccolma |
| Persone chiave | Nick Walker (AD) |
| Settore | Energia |
| Prodotti | |
| Sito web | www.lundin-energy.com |
Lundin Energy AB, precedentemente nota come Lundin Petroleum, è stata una compagnia svedese attiva nell'esplorazione e nella produzione di petrolio e gas naturale. Fondata nel 2001 a partire da Lundin Oil, la società aveva sede in Svezia e concentrava le proprie attività principalmente in Norvegia.
Nel luglio 2022, le attività della società nel settore del petrolio e del gas sono state acquisite da Aker BP per un valore superiore a 14 miliardi di dollari statunitensi. A seguito dell'operazione, la parte restante della società ha proseguito le proprie attività nel settore delle energie rinnovabili con il nome di Orrön Energy.
Storia
Origini
Le origini di Lundin Energy risalgono alle attività nel settore petrolifero dell'imprenditore svedese Adolf Lundin. Negli anni 1980 Lundin fondò la International Petroleum Corporation, società impegnata nell'esplorazione e produzione di idrocarburi in diversi Paesi, tra cui Oman, Emirati Arabi Uniti, Libia, Malaysia e Vietnam. Nel corso del decennio la società realizzò alcune scoperte di petrolio e avviò la produzione nel giacimento di Saleh, al largo degli Emirati Arabi Uniti.[1]
Negli anni 1990 International Petroleum Corporation ampliò ulteriormente le proprie attività internazionali. Nel 1995 Adolf Lundin divenne il principale azionista di Sands Petroleum AB, società che possedeva partecipazioni in giacimenti petroliferi del Mare del Nord. Nel 1997 International Petroleum Corporation e Sands Petroleum si fusero dando origine a Lundin Oil AB. La nuova società combinava le attività di esplorazione internazionale del gruppo Lundin con le partecipazioni nella produzione petrolifera del Mare del Nord e continuò a sviluppare progetti in diversi Paesi.[1]
Tra la fine degli anni 1990 e l'inizio degli anni 2000 Lundin Oil concentrò una parte significativa delle proprie attività sull'esplorazione in aree considerate ad alto potenziale, tra cui il Sudan.
La nascita di Lundin Petroleum

Nel 2001 Talisman Energy, società petrolifera canadese, acquisì Lundin Oil per circa 4 miliardi di corone svedesi. Nell'ambito dell'operazione, alcune attività furono separate dalla società ceduta e confluirono in una nuova società denominata Lundin Petroleum AB. Le azioni di Lundin Petroleum iniziarono a essere negoziate alla Borsa di Stoccolma il 6 settembre 2001.[2]
La nuova società ereditò un portafoglio di attività principalmente orientato all'esplorazione e avviò una strategia di crescita basata sull'acquisizione di attività produttive e sull'esplorazione di nuovi giacimenti. Nel 2002 Lundin Petroleum acquisì Coparex International da BNP Paribas.[3] L'operazione aggiunse al portafoglio attività di esplorazione e produzione in Francia, Paesi Bassi, Tunisia, Venezuela, Indonesia e Albania, trasformando Lundin Petroleum da società prevalentemente esplorativa in un gruppo integrato di esplorazione e produzione di idrocarburi.[3]
Nel gennaio 2003 fu acquisito il 75,8% della società norvegese OER Oil AS, segnando l'ingresso nel settore petrolifero della Norvegia. Nel 2004 l'azienda acquisì da DNO AS un portafoglio di attività produttive nel Regno Unito, aumentando in modo significativo sia le riserve sia la produzione del gruppo.[4]
Parallelamente all'espansione in Norvegia, Lundin Petroleum sviluppò attività produttive in altri Paesi. In Tunisia la società partecipò allo sviluppo del giacimento offshore di Oudna, nel Golfo di Hammamet, con una partecipazione del 40%. Il giacimento entrò in produzione nel novembre 2006.[5]
La svolta più importante arrivò nel 2010 con la scoperta di petrolio nel prospetto di Avaldsnes, nel blocco PL501, nell'area dell'Utsira High nel Mare del Nord. La scoperta, successivamente denominata Johan Sverdrup, si rivelò uno dei maggiori giacimenti petroliferi della piattaforma continentale norvegese.[6] La sua individuazione rafforzò la strategia di esplorazione adottata in Norvegia, basata sulla ricerca di nuovi accumuli di idrocarburi in aree considerate già ampiamente esplorate. Il successivo sviluppo del giacimento, realizzato insieme ad altri operatori, portò all'avvio della produzione nel 2019.
Nel 2014 fu effettuata un'altra importante scoperta nel prospetto di Alta, nel blocco PL609, nell'area del Loppa High, nella parte meridionale del Mare di Barents. Le risorse inizialmente stimate erano comprese tra 20 e 64 milioni di m³ di petrolio equivalente, pari a circa 125–400 milioni di barili. L'esplorazione del Mare di Barents divenne così uno degli elementi della strategia di crescita della società accanto alle attività nel Mare del Nord.[7]
Nel 2015 entrarono in produzione tre nuovi progetti: i giacimenti di Bøyla ed Edvard Grieg in Norvegia e il giacimento di Bertam in Malaysia. Nello stesso anno venne perforato il pozzo esplorativo Gemini, situato nel blocco PL338C nel Mare del Nord, a sud-ovest del giacimento Edvard Grieg. Il pozzo, destinato a valutare il potenziale delle arenarie della formazione Ty, fu completato nel marzo 2015 senza rilevare quantità commerciali di idrocarburi.[8]
Nel corso degli anni successivi la strategia del gruppo si concentrò sempre più sulla Norvegia, dove le nuove scoperte e lo sviluppo dei giacimenti esistenti consentirono di aumentare la produzione e le riserve. Questa evoluzione culminò nel 2017, quando le attività produttive al di fuori della Norvegia furono separate e trasferite a International Petroleum Corporation, società creata attraverso uno scorporo societario. A seguito dell'operazione, il gruppo rimase focalizzato quasi esclusivamente sull'esplorazione e produzione di petrolio e gas nella piattaforma continentale norvegese.[9]
Nel 2020 la società cambiò denominazione da Lundin Petroleum AB a Lundin Energy AB. Il cambiamento rifletteva la strategia della società di ridurre l'intensità carbonica delle proprie attività e di ampliare progressivamente il proprio portafoglio al settore delle energie rinnovabili.[10]
La cessione ad Aker BP e la nascita di Orrön Energy
Nel dicembre 2021 Lundin Energy e Aker BP annunciarono un accordo per combinare le rispettive attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas. L'operazione prevedeva il trasferimento delle attività di Lundin Energy nel settore degli idrocarburi ad Aker BP attraverso una fusione per incorporazione.[11]
L'operazione fu completata il 30 giugno 2022. Gli azionisti di Lundin Energy ricevettero, in cambio delle attività di esplorazione e produzione, un corrispettivo composto da denaro e azioni di Aker BP. Al termine dell'operazione gli azionisti di Lundin Energy detenevano complessivamente circa il 43% del capitale e dei diritti di voto di Aker BP.[12]
Le attività nel settore delle energie rinnovabili furono invece mantenute dalla società originaria. Dal 1º luglio 2022 Lundin Energy assunse il nome di Orrön Energy e si trasformò in una società focalizzata esclusivamente sulle energie rinnovabili.[13]
Controversie
Attività in Sudan
Le attività di Lundin Oil nel Sudan meridionale furono oggetto di accuse relative al possibile coinvolgimento della società nelle violenze commesse durante la seconda guerra civile sudanese. Tra il 1997 e il 2003 la società operò nel Blocco 5A, nell'ambito di un consorzio che comprendeva anche la malese Petronas, l'austriaca OMV e la società petrolifera statale sudanese Sudapet. L'area acquisì una crescente importanza strategica nel corso del conflitto, in quanto conteneva potenziali riserve di petrolio.[14]
Nel 2010 la giornalista svedese Kerstin Lundell pubblicò il libro Affärer i blod och olja: Lundin Petroleum i Afrika, nel quale ricostruì le attività della società in diversi Paesi africani e sostenne che le operazioni nel Sudan meridionale fossero state associate a gravi violazioni dei diritti umani. Il libro raccoglie testimonianze di abitanti delle aree interessate e documentazione proveniente da organizzazioni per i diritti umani.[15] La pubblicazione suscitò un dibattito in Svezia anche per il precedente ruolo di Carl Bildt, membro del consiglio di amministrazione della società dal 2000 al 2006 e successivamente ministro degli affari esteri.[16]
Nel giugno 2010 la European Coalition on Oil in Sudan (ECOS) pubblicò il rapporto Unpaid Debt, dedicato alle attività del consorzio nel Blocco 5A. Il rapporto sostenne che le operazioni delle compagnie petrolifere avevano contribuito a creare le condizioni per le operazioni militari del governo sudanese e delle milizie alleate e chiese ai governi di Svezia, Austria e Malaysia di accertare l'eventuale responsabilità delle società per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Tra le violazioni documentate nel rapporto figuravano attacchi contro civili, distruzione e incendio di abitazioni, saccheggi, uccisioni illegali, violenze sessuali e sfollamenti forzati. ECOS stimò in circa 12.000 le persone uccise e in circa 160.000 quelle costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nell'area interessata durante il periodo considerato. Il rapporto precisò tuttavia che Lundin Petroleum aveva contestato le sue conclusioni, negando di aver violato il diritto internazionale o di essere stata direttamente o indirettamente coinvolta nel conflitto.[17]
Le accuse furono successivamente oggetto di un'indagine penale in Svezia. Nel giugno 2010 la procura svedese per i crimini internazionali avviò un'indagine preliminare sui possibili collegamenti tra le attività della società e le violazioni commesse nel Sudan meridionale. Nel novembre 2016 il presidente Ian Lundin e l'amministratore delegato Alex Schneiter furono formalmente informati di essere sospettati di complicità in gravi violazioni del diritto internazionale.[18]
Nel novembre 2021 la procura svedese incriminò Ian Lundin e Alex Schneiter per complicità in gravi crimini di guerra che sarebbero stati commessi in Sudan tra il 1999 e il 2003. Secondo l'accusa, i due dirigenti avrebbero contribuito alla conclusione e al mantenimento di accordi relativi alle attività petrolifere sapendo che il governo sudanese avrebbe dovuto ricorrere alla forza militare per assicurare il controllo dell'area necessaria alle operazioni petrolifere. L'accusa riguardava inoltre il ruolo delle forze governative e delle milizie alleate nelle operazioni militari contro la popolazione civile. Sia Lundin sia Schneiter respinsero le accuse.[19]
Parallelamente, la procura chiese che alla società fosse confiscato il presunto beneficio economico derivante dalle attività oggetto del procedimento. L'importo della richiesta fu successivamente modificato nel corso del procedimento. La società contestò la base giuridica e il metodo di calcolo della richiesta, negando ogni responsabilità per le violazioni contestate.[20]
Nel novembre 2022 la Corte suprema della Svezia stabilì che i tribunali svedesi erano competenti a giudicare il procedimento anche nei confronti di Alex Schneiter, cittadino svizzero residente in Svizzera, sulla base del principio della giurisdizione universale. La decisione riguardava la competenza dei tribunali e non costituiva una pronuncia sulla colpevolezza degli imputati.[21]
Il processo contro Ian Lundin e Alex Schneiter iniziò il 5 settembre 2023 presso il tribunale distrettuale di Stoccolma. La procura sostenne che le attività dei dirigenti avessero contribuito alle condizioni che permisero alle forze governative sudanesi e alle milizie alleate di condurre operazioni militari nel Blocco 5A, durante le quali furono commesse gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. Gli imputati negarono ogni responsabilità.[19]
Nel 2019 fu inoltre aperta un'indagine separata su presunte minacce e pressioni nei confronti di persone chiamate a testimoniare nell'indagine sui fatti del Sudan. Secondo Sveriges Radio, negli anni successivi furono riportate accuse di intimidazioni e minacce nei confronti di alcuni testimoni. L'indagine sulle presunte interferenze fu successivamente archiviata nel 2023 per insufficienza di prove che fosse stato commesso un reato.[22]
Le udienze presso il Tribunale distrettuale di Stoccolma si sono concluse il 28 maggio 2026, dopo oltre due anni e mezzo di processo. La sentenza è attesa per dicembre 2026. Alla conclusione del dibattimento gli imputati non sono stati condannati e il procedimento risulta pertanto ancora pendente.[23][24]
Note
- ^ a b (EN) International Petroleum Corp history | International Petroleum, su www.international-petroleum.com. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (SV) Sveriges Radio, Delar av Lundin Oil säljs - Nyheter (Ekot), su www.sverigesradio.se. URL consultato il 10 agosto 2026 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2022).
- ^ a b (NO) Tor Gunnar Tollaksen, Lundin, in Store norske leksikon, 20 febbraio 2025. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Lundin Expands in Europe Through Offshore Asset Deal With Norway's DNO, su Energy Intelligence, 13 novembre 2003. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Add Us On Google, Independents come knocking as Norway opens its doors, su Offshore Magazine, 1º aprile 2004. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ 20-F 1 sto_20-f11.htm STATOIL ANNUAL REPORT ON FORM 20-F, su sec.gov. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) O. G. J. editors, Lundin makes oil, gas find with Alta well in Barents Sea, su Oil & Gas Journal, 14 ottobre 2014. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ Lundin Petroleum produces first oil from the Boyla Field, offshore Norway (Scandinavian Oil-Gas Magazine), su www.scandoil.com. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) O. G. J. editors, Lundin to spin off non-Norwegian assets, su Oil & Gas Journal, 13 febbraio 2017. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) New company name and short name for Lundin Petroleum AB (40/20), su Nasdaq Company News. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ Norway's Aker BP in $14 bln deal to buy Lundin Energy's oil and gas, su reuters.com. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Merger between Aker BP and Lundin Energy’s E&P business completed, su Aker BP. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Melisa Cavcic, Lundin rebrands as Orrön Energy after ditching E&P business, su Offshore Energy, 1º luglio 2022. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Sudan, Oil, and Human Rights, n. 1564322912, Human Rights Watch (HRW), 25 novembre 2003. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ Kerstin Lundell, Affärer i blod och olja: Lundin Petroleum i Afrika, Ordfront, ISBN 9789170374876.
- ^ "Affärer i blod och olja", su sverigesradio.se. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ I. P. S. Correspondents, SUDAN: Oil Consortium Behind War Crimes - Aid Agencies, su Inter Press Service, 9 giugno 2010. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (SV) S. V. T. Nyheter, Lundintoppar misstänks för medhjälp till folkrättsbrott, su SVT Nyheter, 28 novembre 2016. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ a b (EN) Trial starts in Sweden of 2 oil executives accused of complicity in war crimes in Sudan, su AP News, 5 settembre 2023. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Legal Process, su Lundin: Sudan Legal Case. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (SV) Högsta domstolen, Svensk domstol är behörig att pröva mål om folkrättsbrott i Sudan, su Sveriges Domstolar, 10 novembre 2022. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ Death threats against witnesses in Lundin Oil trial, su sverigesradio.se. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Martin Schibbye, End of the Lundin trial: money matters on the table, su JusticeInfo.net, 2 giugno 2026. URL consultato il 10 agosto 2026.
- ^ (EN) Stockholm District Court proceedings have concluded in the legacy Sudan legal case, su News Powered by Cision, 28 maggio 2026. URL consultato il 10 agosto 2026.
Collegamenti esterni
- Sito ufficiale, su lundin-energy.com.
- Lundin Energy (canale), su YouTube.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 170466133 · ISNI (EN) 0000 0001 1924 8469 · LCCN (EN) n2011028440 |
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