Cinema protogiallo

Una foto di scena da Corte d'Assise di Guido Brignone (1930), primo protogiallo sonoro

Il cinema protogiallo, secondo alcuni studi sul cinema italiano, indica una fase preliminare della produzione cinematografica nazionale che precede la piena codificazione del giallo all’italiana negli anni Sessanta. È caratterizzato dall’impiego di elementi tipici del giallo – come mistero, crimine, indagine e colpo di scena – in forme ancora sperimentali e connesse con la letteratura di fine Ottocento e inizio Novecento,[1] e spesso contaminato da melodramma, commedia o avventura.[2]

Il termine indica la gestazione del giallo cinematografico italiano, iniziata con le prime sperimentazioni nel cinema muto e sviluppatasi fino alle produzioni del cinema sonoro, e i primi sceneggiati televisivi, che evidenziano la serialità delle indagini poliziesche,[3] e l'influenza di letterati come Francesco Mastriani, Emilio De Marchi, Ezio D'Errico, Franco Enna, Cletto Arrighi, Luigi Capuana, Luigi Natoli e altri.[4][5][6]

Storia

Periodo muto (1905-1928)

Le prime contaminazioni italiane con elementi gialli provengono da autori letterari come Giulio Piccini e Carolina Invernizio,[7] ed emergono con film come La malia dell'oro (1905) di Filoteo Alberini. Durante il periodo muto furono prodotti in Italia circa 481 film con elementi gialli, e le premesse del protogiallo cinematografico italiano si manifestano già nei primi anni del cinema nazionale. Tra le case di produzione più attive negli anni dieci si segnalano Cines, Ambrosio Film, Itala Film, Milano Films, Lucarelli Film e altre. Pellicole come Il delitto del magistrato e Visione accusatrice (1907), Il tintinnio dell'oro (1908), L'orologio accusatore (1909), L'abisso e Alibi atroce (1910), Liquor somniferus e Cassaforte n. 8 (1914) introducono al pubblico elementi narrativi tipici del protogiallo muto, suscitando un forte interesse che spinge le case di produzione a incrementare le risorse dedicate a questo filone. Alcune opere venivano distribuite anche in Francia e nei paesi anglosassoni, ampliando il raggio d'azione del cinema italiano.[8]

Registi come Oreste Mentasti, Luigi Maggi, Arrigo Frusta, Gian Orlando Vassallo, Ubaldo Maria Del Colle e Raffaello Lucarelli tra i più attivi nel settore, realizzarono numerosi titoli in cui i topoi del protogiallo costituivano la struttura centrale della narrazione cinematografica.

Tra le registe, Elvira Notari, prima donna regista in Italia e tra le prime nella storia del cinema mondiale, dirige Carmela, la sartina di Montesanto (1916). Altre produzioni protogialle includono La regina della notte (1915) della Azzurri Film e, dello stesso anno, le coproduzioni tra la svizzera Lumen Film e la Lucarelli Film: Il romanzo fantastico del Dr. Mercanton o il giustiziere invisibile e Profumo mortale;[9] l'ultimo protogiallo muto fu Villa Falconieri (1928), coproduzione italo-tedesca della Società Anonima Stefano Pittaluga e Messtro-Film Verleih GmbH di Berlino.[10]

Periodo sonoro (1930-1963)

Il protogiallo italiano degli anni degli anni Trenta nasce sotto l'influsso dei Gialli Mondadori, la storica collana inaugurata nel 1929 che diffuse in Italia i classici del giallo anglosassone insieme a quello tipicamente italiano. Il primo film sonoro riconducibile al protogiallo è Corte d'Assise (1930) di Guido Brignone, incentrato su assassinio, sospetto, indagine e colpo di scena. Negli anni successivi emergono altri protogialli italiani, sempre più strutturati e spesso ispirati a opere letterarie o teatrali, come L'uomo dall'artiglio (1931) di Nunzio Malasomma. Registi come Alessandro Blasetti e Mario Camerini sviluppano il genere con trame di investigazione, suspense e intrighi, talvolta ambientate all'estero per motivi censori; rispettivamente, è il caso de Il caso Haller e Giallo (1933). Raffaello Matarazzo emerge come regista particolarmente prolifico in questo ambito,[11] con i protogialli Il serpente a sonagli (1935), Joe il rosso e L'anonima Roylott (1936), L'albergo degli assenti (1939) e altri.[12][13]

Nel secondo dopoguerra il protogiallo consolida la propria identità con opere come Malombra (1942) di Mario Soldati, Il testimone (1945) di Pietro Germi e Cronaca di un amore (1950) di Michelangelo Antonioni. Il genere rafforza gli elementi di suspense, investigazione e moralità, ponendo le basi per il cinema giallo italiano moderno.[14]

Dopo il neorealismo, tra la fine degli anni Quaranta e i primi Cinquanta si sviluppa un crescente interesse per narrazioni "in giallo", caratterizzate da suspense, crimine e investigazioni, spesso influenzate dal cinema anglosassone e transalpino. Il filone del protogiallo (1905-1963) integra elementi polizieschi e melodrammatici, con protagonisti in bilico tra legalità e devianza, anticipando le grammatiche del giallo italiano moderno.[15]

I primi anni Cinquanta vedono confermarsi registi come i succitati Antonioni e Germi, oltre a Riccardo Freda e Fernando Cerchio, con opere che combinano intrigo, delitto e tensione psicologica: Cronaca di un amore (1950), Il tradimento e Il bivio (1951), e Un maledetto imbroglio (1959). Il genere si espande anche alla televisione con format innovativi come Giallo club - Invito al poliziesco (1959-1961), a metà tra il game show e lo sceneggiato, portando il mistero nelle case degli italiani.[16]

All’inizio degli anni Sessanta, il protogiallo raggiunge la sua codifica definitiva con La ragazza che sapeva troppo di Mario Bava, che stabilisce i canoni del giallo all'italiana, consolidando un linguaggio di suspense, delitto e investigazione, e inaugurando una delle stagioni più prolifiche e influenti del cinema italiano di genere.[17]

Note

  1. ^ Manuel Favaro, Uso comunicativo della punteggiatura nel «protogiallo», pp. 637-642.
  2. ^ «Nell'ambito cinematografico, prima del 1963, in un contesto toccato sensibilmente dal neorealismo e che vede il melodramma e la commedia in una posizione egemone, il protogiallo non ignora alcune sfumature "rosa" e si contamina, spesso, con la commedia sottolineando la propria venatura sarcastica in storie memorabili di povertà e malavita», cfr. Enrico Magrelli, Prefazione: l'antefatto, p. 16.
  3. ^ Francesca Facchi, Le molteplici facce della polizia: Lucertolo, primo investigatore seriale della letteratura italiana (PDF), su dialnet.unirioja.es, Altre Modernità - Università degli studi di Milano, 2016.
  4. ^ La storia del giallo italiano di Luca Crovi in diretta streaming dalla Biblioteca Antonelliana di Senigallia, su fondazionerosellini.eu, Fondazione Rosellini, 8 gennaio 2021. URL consultato il 12 marzo 2026.
  5. ^ Fabio Petrucci, Romanzo giallo, romanzo criminale. La storia letteraria.
  6. ^ Eller.
  7. ^ Francesca Facchi, Per una metodologia di studio del protogiallo: i casi di Giulio Piccini e Carolina Invernizio (PDF), su utoronto.scholaris.ca, 2019.
  8. ^ Il giallo italiano nasce ai tempi del muto, su cinecittanews.it, 23 agosto 2022. URL consultato il 6 marzo 2026.
  9. ^ Quando la Sicilia era capitale dei film gialli: la casa di produzione del 1905, su la Repubblica, 27 settembre 2022. URL consultato il 6 marzo 2026.
  10. ^ Bernardini, Martinelli.
  11. ^ AA.VV., Matarazzo, Romanzi popolari / Popular Romances, in Cinegrafie, n. 20, Bologna, Cineteca di Bologna, 2007.
  12. ^ Carabba.
  13. ^ Rea.
  14. ^ La Torre Giordano, Giallo d'Italia. L'arrivo del sonoro e dei telefoni gialli (1931-1950).
  15. ^ AA.VV., Giallo italiano, in Bianco e Nero, n. 587, Roma, Centro Sperimentale di Cinematografia, gennaio-aprile 2017.
  16. ^ Manuela Maria Giordano, Paura sulla città. Crimine e melò si tingono di giallo (1951-1963).
  17. ^ (PL) Pre-giallo (proto – giallo), su giallopedia.pl, 14 gennaio 2021. URL consultato il 12 marzo 2026.

Bibliografia

Altre pubblicazioni

  • Alfredo Baldi, La scuola italiana del cinema. Il Centro sperimentale di cinematografia dalla storia alla cronaca (1930-2017), collana Edizioni di Bianco e nero. Bianco e nero a colori, Soveria Mannelli / Roma, Rubbettino / Cineteca Nazionale, 2018, ISBN 978-88-498-5412-1.
  • Claudio Bartolini, Il cinema giallo-thriller italiano, collana Le cinenciclopedie, prefazione di Davide Pulici, Roma, Gremese, 2017, ISBN 978-88-8440-992-8.
  • Gian Piero Brunetta, Il cinema muto italiano. Da "La presa di Roma" a "Sole". 1905-1929, collana I Robinson. Letture, Roma / Bari, GLF Editori Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8717-5.
  • Gianfranco Casadio, Col cuore in gola. Assassini, ladri e poliziotti nel cinema italiano dal 1930 ad oggi, collana Musica, cinema, immagine e teatro, Ravenna, Longo, 2002, ISBN 88-8063-360-0.
  • Giancarlo Grossini, Dizionario del cinema giallo. Tutto il delitto dall'A alla Z, collana Prisma, Bari, Dedalo, 1985, ISBN 88-220-4510-6.
  • Enrico Lancia e Roberto Poppi (a cura di), Gialli, polizieschi, thriller. Tutti i film italiani dal 1930 al 2000, in Dizionario del cinema italiano, introduzione di Massimo Giraldi, Roma, Gremese, 2004, ISBN 88-8440-294-8.
  • Denis Lotti, Emilio Ghione. L'ultimo apache. Vita e film di un divo italiano, Bologna, Cineteca di Bologna, 2008, ISBN 978-88-95862-06-4.
  • Maurizio Pistelli, Un secolo in giallo. Storia del poliziesco italiano (1860-1960), collana Saggi. Arti e lettere, Roma, Donzelli, 2006, ISBN 88-6036-029-3.
  • Paolo Quazzolo, Delitti in palcoscenico. La commedia poliziesca italiana dal 1927 al 1954, collana Le carte italiane, Pasian di Prato, Campanotto, 2000, ISBN 88-456-0255-9.
  • Loris Rambelli, Storia del "giallo" italiano, collana I Garzanti. Argomenti, Milano, Garzanti, 1979.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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