Romualdo Formato

Padre Romualdo Formato (Savignano di Puglia, 22 ottobre 1906Savignano di Puglia, 24 ottobre 1961) è stato un presbitero italiano.

Biografia

Nacque il 22 ottobre 1906 a Savignano di Puglia (rinominato poi Savignano Irpino), in provincia di Avellino nel Regno d'Italia, in una famiglia profondamente religiosa;[1] ebbe almeno due fratelli, Leopoldo e Edoardo, entrambi ordinati sacerdoti.[2] Fu ordinato sacerdote a sua volta nel 1930 tra i Missionari del Sacro Cuore di Gesù (MSC)[2] e dopo essersi laureato in teologia si iscrisse alla facoltà di lettere. Contestualmente si stabilì a Narni, dove insegna ai giovani missionari e dove diventa preside dell'Istituto magistrale Giulia Falletti di Barolo.[2]

Nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia, fu chiamato alle armi e divenne quindi cappellano militare del 33º Reggimento artiglieria terrestre "Acqui" dell'omonima divisione fanteria col grado di tenente. Partecipò alle campagne italiane di Albania e Grecia[3], distinguendosi in particolare per la riesumazione delle salme del cimitero di Gjorm, in Albania.[2]

Al momento dell'armistizio di Cassibile era stanziato, insieme a gran parte della Divisione "Acqui", sull'isola di Cefalonia, che dopo l'armistizio rimase fondamentalmente isolata; secondo Bartolo Gariglio e Riccardo Marchis, Formato fu l'unico tra i sette sacerdoti in servizio con la Divisione "Acqui" a suggerire al generale Antonio Gandin la strada della "resistenza armata" contro i tedeschi.[4] Dopo gli aspri scontri tra italiani e tedeschi, assistette all'eccidio dei suoi commilitoni da parte dell'esercito tedesco e ottenne di essere fucilato per ultimo, così da poter fornire i conforti religiosi a tutti i caduti; dopo le sue numerose prediche, rimaste in larga parte inascoltate, riuscì a salvare la vita a 37 ufficiali del gruppo di 400 persone che lo accompagnavano e fu quindi fatto prigioniero e deportato in Germania.

Sopravvissuto alla prigionia, tornò in Italia dove fu ricevuto da papa Pio XII, che si complimentò con lui per la sua relazione sui fatti di Cefalonia, giudicata "oggettiva e impressionante", e dal luogotenente del Regno Umberto di Savoia. Fu nominato cappellano militare del Policlinico militare del Celio, passando poi al Presidio di Roma, alla scuola militare e infine al carcere dei detenuti politici.

Nel dopoguerra si dedicò instancabilmente all'assistenza di reduci e prigionieri di guerra, organizzando trasferimenti dei prigionieri tra Stati Uniti d'America e Italia e tra Africa e Italia, recandosi in Marocco, Eritrea, Etiopia, Somalia e Kenya.[2] Contestualmente si impegnò nella ricerca e nel conforto dei familiari dei caduti di Cefalonia, adoperandosi allo stesso tempo per la loro memoria. Nel 1946 pubblicò il suo memoriale, intitolato L'eccidio di Cefalonia, edito da De Luigi con prefazione di Gabrio Lombardi e ristampato per altre quattro edizioni da Mursia.[2][5] Dopo il congedo, fu parroco per circa sei anni a Firenze, venendo poi richiamato a Roma presso la Segreteria di Stato della Santa Sede.[2]

Fu colto da un attacco di paresi[2] e morì il 24 ottobre 1961 a Savignano di Puglia, dove fu sepolto.[6]

Nel 1963 a Savignano Irpino è stato inaugurato un busto in suo onore.[7] Nel 1972 il comune di Roma gli ha dedicato una strada in zona Tor de' Cenci, traversa di viale degli Eroi di Cefalonia.[8] Altre strade gli sono state intitolate a Savignano Irpino (dove è considerato tra i cittadini più illustri[3]), Avellino e Rotondi. Ad Avellino è stato inoltre istituito nel 1984 (o nel 1971[2]) il Premio letterario Padre Romualdo Formato.[9]

Onorificenze

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria
«Cappellano di un reggimento duramente impegnato, incurante degli intensi bombardamenti terrestri ed aerei, accorreva là dove maggiore era il rischio, per portare alle truppe il conforto della Fede. Catturato e condotto con altri ufficiali nel luogo della fucilazione, con profonda fede religiosa esortava i compagni alla rassegnazione esaltando in essi il fiero orgoglio di offrirsi in olocausto alla Patria. Durante l'eccidio, protrattosi per oltre quattro ore, si prodigava per assistere e confortare quanti venivano avviati alla fucilazione. Benché più volte brutalmente respinto, insisteva nel richiedere che si ponesse termine all'inumano supplizio, riuscendo -finalmente- ad ottenere grazia per gli ultimi sopravvissuti. Luminoso esempio di fede, di spirito di sacrificio, di umana solidarietà, di piena dedizione al dovere»

Note

  1. ^ Don Formato, Romualdo, su archivi.polodel900.it. URL consultato il 19 maggio 2026.
  2. ^ a b c d e f g h i Giuseppe Iuliano, Il Premio letterario «Padre Romualdo Formato» (PDF), in Il Secondo Risorgimento d'Italia, Associazione nazionale combattenti forze armate regolari guerra di Liberazione. URL consultato il 19 maggio 2026.
  3. ^ a b Cittadini illustri, su portale.comune.savignano.av.it, Comune di Savignano Irpino. URL consultato il 19 maggio 2026.
  4. ^ Bartolo Gariglio e Riccardo Marchis, Cattolici, ebrei ed evangelici nella guerra: vita religiosa e società, 1939-1945, 1999, p. 285.
  5. ^ Vittore Branca, Dizionario Critico della Letteratura Italiana, 1974, p. 183.
  6. ^ Gianni Vigoroso, Savignano Irpino: studenti fanno visita alla tomba di Padre Romualdo Formato, in Ottopagine, 23 maggio 2025. URL consultato il 19 maggio 2026.
  7. ^ In breve - Avellino: ricordo di Padre Formato, in l'Unità, 28 ottobre 1963. URL consultato il 19 maggio 2026.
  8. ^ Via Padre Romualdo Formato, su geoportale.comune.roma.it, Ufficio toponomastica - Roma Capitale. URL consultato il 19 maggio 2026.
  9. ^ I presidenti ANCFARGL, su ancfarglpresidenzanazionale.org, Associazione nazionale combattenti forze armate regolari guerra di Liberazione. URL consultato il 19 maggio 2026.
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