Parapodio

Un esemplare dell'anellide Lepidonotus oculatus, con un'immagine al microscopio di uno dei suoi parapodi. Esemplare dai Museums Victoria

I parapodi [N 1] sono delle appendici o delle protusioni del corpo in certi animali. I parapodi si trovano principalmente negli anellidi, dove sono delle appendici pari, laterali e senza articolazioni che portano delle chete. In svariati gruppi di gasteropodi marini i parapodi sono delle appendici carnose laterali.

Anellidi

Una tavola di immagini che mostra con una linea tratteggiata le diverse strutture anatomiche di un parapodio rappresentativo di anellide. Il parapodio viene da un esemplare di Lepidonotus oculatus, Polynoidae, Phyllodocida
Fotografia al microscopio di un parapodio di un esemplare di Arctonoe sp. che mostra le acicule interne che supportano i due lobi del parapodio

Molte specie di anellidi hanno parapodi carnosi presenti in coppie sui segmenti lungo l'asse del corpo. I parapodi variano molto in forma e dimensione, il che riflette un'ampia varietà di funzioni, come ancoraggio, protezione, locomozione, nutrimento e respirazione.[2][3]

Descrizione

I parapodi degli anellidi possono essere uniramosi (fatti di un ramo o lobo) ma sono generalmente biramosi (costituiti da due rami). In questo secondo caso, il ramo dorsale viene denominato notopodio e quello ventrale neuropodio. Sia i neuropodi che i notopodi possono avere un fascio di chete (neurochete e notochete, rispettivamente, un parapodio che porta chete viene chiamato chetigero[4]), che sono altamente specifiche e diversificate. In ciascun lobo può essere presente una singola cheta interna robusta, chiamata acicula e usata per sorreggere parapodi molto sviluppati. I notopodi e neuropodi possono anche presentare cirri, che sono delle protuberanze del parapodio simili a tentacoli. In alcuni gruppi, come nella famiglia Polynoidae, il cirro dorsale è modificato in un'elitra o scaglia.[5]

In molte specie i segmenti anteriori possono essere specializzati in una regione cefalica e avere un prostomio, in questi casi ci può essere una modifica dei parapodi anteriori, perdita delle chete e allungamento dei cirri in cirri tentacolari che si proiettano verso avanti.

Glossario delle componenti dei parapodi

Componente Descrizione
Cirro dorsale Cirro che si estende dal notopodio, può essere modificato in un'elitra
Cirro ventrale Cirro che si estende dal neuropodio
Neuroacicula Cheta interna robusta con funzione di supporto (acicula) nel neuropodio
Neurochete Chete del neuropodio
Neuropodio Lobo ventrale del parapodio
Notoacicula Cheta interna robusta con funzione di supporto (acicula) per il notopodio
Notochete Chete del notopodio
Notopodio Lobo dorsale del parapodio

Gasteropodi

Vista dorsale di un gasteropode marino intatto appena raccolto, Plakobranchus ocellatus, viene indicata la testa (Head), i rinofori (Rhinophore) e i parapodi (Parapodia)

Si chiamano anche parapodi delle protuberanze carnose sui lati di alcuni gasteropodi marini. Sono particolarmente ben sviluppati nei Tecosomati. Alcune specie dell'ordine Aplysiida usano i loro parapodi per nuotare. I parapodi possono anche essere usati per la respirazione (in modo simile alle branchie).

I parapodi si possono trovare nei seguenti gruppi di gasteropodi:

Dickinsonia

Alcune strutture di Dickinsonia, un animale estinto di classificazione incerta, sono state descritte come parapodi ridotti, seppur in modo controverso. Studi più recenti non hanno riscontrato la presenza di queste strutture.[6]

Note

  1. ^ Parapòdio, dal greco παρα "para", "oltre" o "al lato" + πούς "poús" "piede",[1] talvolta anche indicati con il latino "parapodium", plurale "parapodia"
  1. ^ Parapodio, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ (EN) Greg Rouse e Frederick Pleijel, Polychaetes, Oxford, Oxford University Press, 2001, ISBN 0198506082.
  3. ^ Handbook of zoology, pp. 133, 163
  4. ^ (EN) CHAETIGER definition and meaning | Collins English Dictionary, su www.collinsdictionary.com. URL consultato il 21 marzo 2026.
  5. ^ (EN) P. A. Hutchings e K. Fauchald, Polychaetes and Allies: the Southern Synthesis - Class Polychaeata: Definition and General Description, Melbourne, CSIRO Publishing, 2000, pp. 1-3.
  6. ^ (EN) Martin D. Brasier e Jonathan B. Antcliffe, Dickinsonia from Ediacara: A new look at morphology and body construction, in Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, vol. 270, n. 3-4, 24 gennaio 2008, pp. 311-323, DOI:10.1016/j.palaeo.2008.07.018. URL consultato il 21 marzo 2026.

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