Jacqueline Pascal nacque a Clermont-Ferrand, Alvernia, Francia, da Étienne Pascal e Antoinette Begon. Il padre, uomo di grande cultura letteraria e scientifica, divenne presidente della Cour des aides a Clermont - Ferrand. Rimasto vedovo, decise di stabilirsi a Parigi con i figli nel 1631 e si occupò della loro educazione[1].
Jacqueline, considerata una bambina prodigio come il fratello Blaise Pascal, fin da giovanissima fu affascinata dalla poesia. Iniziò a comporre versi a otto anni e scrisse una commedia in cinque atti all'età di undici anni. A tredici anni scrisse un sonetto per la gravidanza della regina Anna d'Austria. L'anno successivo recitò davanti al cardinale Richelieu ottenendo la grazia per il padre, allora in disgrazia[1].
La famiglia si trasferì a Rouen nel 1639 perché il padre venne nominato dal re commissario per la riscossione delle imposte fondiarie. Jacqueline continuò la sua attività letteraria, incoraggiata dal drammaturgo Pierre Corneille, e vinse il premio letterario Puy des Palinods. Dal 1646 i fratelli Pascal si avvicinarono al giansenismo grazie a due discepoli del teologo Saint - Cyran. Jacqueline iniziò a pensare di abbandonare la poesia e di divenire suora sotto la guida di Antoine Singlin[1].
Suora a Port-Royal
La sua decisione di divenire suora trovò la forte opposizione del padre e del fratello. Dopo la morte del padre, entrò nell'abbazia di Port-Royal, a Parigi, il 4 gennaio 1652 e pronunciò la professione di fede il 5 giugno 1653, sotto il nome di suor Sainte-Euphémie.
Ebbe poi una grande influenza sulla sua famiglia e fu determinante nella conversione finale al giansenismo del fratello Blaise.
Riprese a scrivere per celebrare il miracolo della Sainte-Épine che vide per protagonista sua nipote Marguerite Périer.
All'interno dell'abbazia le furono affidati alcuni incarichi: la cura delle postulanti (1655), l'educazione dei fanciulli (1657), il sottopriorato (1659).
Si oppose con veemenza al tentativo di Luigi XIV di imporre l'assenso delle monache alle bolle papali di condanna del giansenismo, in particolare alla bolla di Alessandro VII nel 1661, e si rifiutò di scendere a compromessi. Dopo che il teologo del giansenismo Antoine Arnauld aveva firmato il documento, Jacqueline gli scrisse una lettera, in cui si trova la famosa frase: «Puisque les évêques ont des courages de filles, les filles doivent avoir des courages d’évêques» («Poiché i vescovi hanno un coraggio da ragazza, le ragazze devono avere un coraggio da vescovo»)[1]. Tuttavia, finì per essere costretta a firmare. Questo colpo, però, affrettò la sua morte, avvenuta a Parigi il 4 ottobre 1661, lo stesso giorno in cui compì 36 anni[1].
Opere
Poesie
Sombres déserts, retraites de la nuit, messo in musica da Michel Lambert, poi da Sébastien Le Camus.
Raccolte
L'opera di Jacqueline ha un totale di 327 pagine suddivise tra i volumi II, III et IV delle Œuvres complètes di Blaise Pascal a cura di Jean Mesnard
(EN) John J. Conley, the philosophy of Jacqueline Pascal, Gilberte Pascal Périer, and Marguerite Périer, in The other Pascals, Notre Dame (Ind.), University of Notre Dame press, 2019, ISBN9780268105136.
André Bord, fille spirituelle de Blaise, in Jacqueline Pascal, Parigi, Éd. du Jubilé, 2009, ISBN978-2-86679-495-8.
Frédéric Delforge, Jacqueline Pascal 1625-1661, une biographie, collana Univers de Port Royal, n. 3, Parigi, Nolin, 2002, ISBN2-910487-18-0.
(DE) Robert Leuenberger, die Schwester des Philosophen, in Jacqueline Pascal, Zürich, Theologischer Verl., 2002, ISBN3-290-17240-6.
Saint-Beuve, Port-Royal, Parigi, Hachette, 1840-1859, pp. 117 e seguenti
Silvana Bartoli, Le vite di Jacqueline Pascal, Firenze, Olschki, 2009;
Jacqueline Pascal, Il coraggio delle fanciulle, (lettere a cura di Silvana Bartoli), Milano, et al./Edizioni, 2013;
Silvana Bartoli, Morir d'amore a Port-Royal. La breve vita di Jacqueline Pascal tra fede e obbedienza, in "Storia delle Donne", Firenze University Press, 10/2014, pp. 145-162;