Hyainailouros

Come leggere il tassobox
Hyainailouros

Mandibola di Hyainailouros sulzeri
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
InfraclassePlacentalia
OrdineHyaenodonta
SuperfamigliaHyainailouroidea
FamigliaHyainailouridae
SottofamigliaHyainailourinae
TribùHyainailourini
GenereHyainailouros
Biedermann, 1863
Nomenclatura binomiale
† Hyainailouros sulzeri
Biedermann, 1863[1]
Altre specie
  • H. bugtiensis (Pilgrim, 1912)[2]
  • H. napakensis (Ginsburg, 1980)[3]
  • H. osteothlastes? (Savage, 1973)

Hyainailouros Biedermann, 1863, il cui nome significa «iena-gatto», è un genere estinto e probabilmente polifiletico di ienodonti appartenente alla famiglia Hyainailouridae. Visse tra il Miocene inferiore e il Miocene superiore, approssimativamente tra 20 e 11,4 milioni di anni fa, e fu quindi uno degli ultimi ienodonti conosciuti. Al genere sono attribuite almeno tre specie, diffuse nell'Africa e nell'Eurasia.[4][5] È tuttora oggetto di dibattito se Megistotherium debba essere considerato un sinonimo di Hyainailouros oppure un genere distinto.[6][7][8][9] Le specie generalmente riconosciute sono H. bugtiensis, H. sulzeri e H. napakensis. H. sulzeri, specie tipo del genere, era probabilmente anche la più grande e avrebbe potuto raggiungere un peso di circa 500 kg. H. napakensis era invece la specie più piccola, con una massa stimata tra 202 e 271 kg. Tutte e tre figuravano comunque tra i maggiori ienodonti conosciuti.

Hyainailouros e gli altri grandi ienailurini erano probabilmente predatori solitari specializzati nella caccia a proboscidati e rinoceronti. È stato ipotizzato che l'estinzione dei grandi ienailurini fosse dovuta al declino dei maggiori erbivori e alla competizione con carnivori sociali, i cui cervelli più grandi e complessi avrebbero consentito loro di sottrarre più facilmente le carcasse ai predatori solitari. Gli studi sui carnivori moderni indicano tuttavia che le dimensioni complessive del cervello presentano una correlazione scarsa o nulla con la socialità. All'interno dei diversi gruppi di carnivori, il comportamento gregario sembra dipendere maggiormente dal volume relativo delle regioni anteriori dell'encefalo. Inoltre, gli ambienti dell'Africa del Miocene inferiore potrebbero non essere stati particolarmente favorevoli alla caccia in branco.

Tassonomia

Hyainailouros è il genere tipo della superfamiglia Hyainailouroidea, una delle due principali superfamiglie comprese nell'ordine Hyaenodonta; l'altra è Hyaenodontoidea. Il genere appartiene alla sottofamiglia Hyainailourinae, inclusa nella famiglia Hyainailouridae.[10] Gli Hyainailouridae costituivano un gruppo diversificato. Gli ienailurini erano prevalentemente predatori terrestri, mentre gli Apterodontinae comprendevano forme dotate di adattamenti simili a quelli delle lontre e probabilmente caratterizzate da uno stile di vita semiaquatico.[11][12][13] I rapporti tassonomici tra Hyainailouros e Megistotherium sono ancora controversi.[6] Alcuni studiosi considerano inoltre H. bugtiensis un sinonimo di H. sulzeri.[14]

Il cladogramma seguente riproduce i risultati ottenuti da Matthew R. Borths e Nancy J. Stevens nel 2019:[10]

Hyainailourinae

Falcatodon schlosseri

Simbakubwa kutokaafrika

Hyainailouros sulzeri

ienailurino di Arrisdrift

Hyainailouros napakensis

Isohyaenodon andrewsi

Sivapterodon

Hyainailouros bugtiensis

Megistotherium osteothlastes

Leakitherium hiwegi

Mlanyama sugu

Megapterodon kaiseri

Isohyaenodon zadoki

Exiguodon pilgrimi

Evoluzione

Si ritiene che gli ienailauroidi si siano originati in Africa durante l'Eocene inferiore,[10] sebbene sia stata proposta per la superfamiglia anche un'origine più antica, risalente al Paleocene medio.[15] Gli ienailurini si sarebbero evoluti in Asia durante l'Eocene medio, intorno a 49,66 milioni di anni fa. La linea evolutiva comprendente le forme mioceniche avrebbe invece avuto origine nell'Afro-Arabia durante l'Oligocene inferiore, circa 29,73 milioni di anni fa.[15]

Nonostante le sue notevoli dimensioni, Hyainailouros potrebbe essersi evoluto da ienailurini di piccola taglia, con un peso inferiore a 15 kg.[12] La formazione del cosiddetto ponte terrestre dei gomfoteri permise al genere di disperdersi dall'Africa verso l'Asia intorno a 19,6 milioni di anni fa e successivamente di raggiungere l'Europa, circa 16,9 milioni di anni fa.[10]

Descrizione

Confronto delle dimensioni tra H. sulzeri, Amphicyon giganteus e Crocuta crocuta

Hyainailouros fu uno dei più grandi rappresentanti dell'ordine Hyaenodonta. La specie tipo, H. sulzeri, raggiungeva circa un metro di altezza al garrese.[16] Uno studio del 2019 ne ha stimato il peso tra 266 e 1.276 kg. Per H. bugtiensis, di dimensioni simili o forse leggermente superiori, sono state proposte stime comprese tra 267 e 1.744 kg. Entrambe le specie sarebbero state paragonabili per dimensioni all'affine Simbakubwa. H. napakensis era invece la specie più piccola del genere, con una massa stimata tra 202 e 271 kg.[10] Queste valutazioni, basate su regressioni allometriche, sono tuttavia problematiche, poiché gli ienodonti possedevano crani eccezionalmente grandi in proporzione al corpo e le loro dimensioni possono quindi risultare sovrastimate. Sulla base dei resti postcraniali, alcuni studiosi hanno sostenuto che Hyainailouros avesse dimensioni complessive paragonabili a quelle di una tigre.[17] Altri continuano invece a proporre valori più elevati, stimando per H. sulzeri una massa di circa 500 kg.[18] Uno studio del 2025 ha attribuito a H. bugtiensis, indicato nello studio come H. sulzeri, un peso di circa 430 kg.[14]

Resti postcraniali

Sono stati rinvenuti diversi elementi dello scheletro postcraniale di Hyainailouros. La settima vertebra cervicale di H. sulzeri possedeva una spina neurale relativamente corta. Rispetto a Hyaenodon, la colonna vertebrale di Hyainailouros era più corta e meno robusta, caratteristica che suggerisce che l'animale portasse il capo in una posizione più bassa.[12][19] L'ulna di H. sulzeri era arcuata e possedeva un olecrano alto e ben sviluppato. La diafisi era lunga e robusta fino all'estremità distale. Rispetto a quella dei carnivori, la fibula era più spessa; nella parte distale la diafisi risultava inoltre circa due volte più allungata in senso anteroposteriore rispetto alla regione prossimale.[19]

L'omero di Hyainailouros era robusto quanto quello di un felide di taglia media, ma meno massiccio rispetto all'omero di Smilodon e del leone americano. Rispetto alle tigri, la tuberosità deltoidea era collocata più distalmente lungo l'omero.[17]

Paleobiologia

Molare

Come Simbakubwa, Hyainailouros possedeva un'andatura semidigitigrada ed era probabilmente capace di compiere ampi balzi, sebbene non fosse un corridore particolarmente veloce.[10][12][19] Gli ienailurini più primitivi, come Kerberos, erano plantigradi. Nelle forme successive, tra cui Hyainailouros e Simbakubwa, si verificò invece il passaggio a una locomozione semidigitigrada, più efficiente dal punto di vista energetico e maggiormente adatta agli ambienti aperti.[10]

Rispetto a Hyaenodon, Hyainailouros era meno specializzato nel taglio della carne, ma presentava adattamenti più marcati all'osteofagia, ossia alla frantumazione e al consumo delle ossa.[16] La sua morfologia dentaria mostra infatti analogie funzionali con quella delle iene.[19][12] Questa interpretazione è sostenuta dalla presenza nello smalto dentario di bande di Hunter-Schreger con andamento a zigzag, una configurazione strettamente associata a un'alimentazione osteofaga.[20][12]

L'evoluzione di ienailurini di dimensioni eccezionali fu probabilmente collegata alla comparsa di grandi erbivori. Questi predatori si adattarono alla caccia e allo sfruttamento delle carcasse di antracoteri, proboscidati e rinoceronti. È stato anche proposto che l'aumento delle dimensioni corporee consentisse agli ienailurini di ridurre la competizione con i carnivori.[18][21] La scoperta di Simbakubwa suggerisce tuttavia che il gigantismo fosse principalmente una risposta ai cambiamenti nella fauna erbivora dell'Afro-Arabia, anziché alla concorrenza con i carnivori.[10]

Paleoecologia

Ricostruzione di H. sulzeri (all'estrema sinistra), Cynelos eurydon, Afrosmilus africanus e H. napakensis (all'estrema destra)

Hyainailouros sulzeri è conosciuto in Europa e in alcune regioni dell'Africa,[22][18] dove visse approssimativamente tra 18 e 15 milioni di anni fa.[23] Nella località francese di Graviers de la Grive, risalente al Miocene, H. sulzeri conviveva con numerosi mammiferi predatori. Tra questi figuravano lo ienide Protictitherium gaillardi, i felidi Miopanthera lorteti e Styriofelis, gli anficionidi Agnotherium grivense, Amphicyon giganteus, Pseudarctos bavaricus e Pseudocyon sansaniensis, il mustelide Trocharion albanense e l'urside primitivo Hemicyon sansaniensis. Gli erbivori comprendevano diversi proboscidati, tra cui il gomfoterio Gomphotherium angustidens, il deinoterio Prodeinotherium bavaricum e il mammutide Zygolophodon turicensis. Erano inoltre presenti un ocotonide, i castori estinti Anchitheriomys e Steneofiber depereti, il cavallo primitivo Anchitherium aurelianense, il calicoterio Anisodon grande e vari rinoceronti, tra cui Lartetotherium sansaniense, Brachypotherium brachypus, Plesiaceratherium lumiarense e Prosantorhinus.[24] A causa della sua rarità, H. sulzeri probabilmente non esercitava una forte competizione nei confronti di Amphicyon negli ecosistemi europei.[18]

La località di Arrisdrift, in Namibia, rappresentava probabilmente un canale laterale del paleo-fiume Orange. Il canale veniva attraversato da acqua corrente soltanto occasionalmente, forse durante le piene della stagione piovosa, mentre per il resto dell'anno formava una pozza poco profonda. La presenza del crocodiliforme Crocodylus gariepensis e di tartarughe giganti indica che il clima era più tropicale rispetto a quello attuale della regione.[25] L'habitat era probabilmente costituito da una savana cespugliosa e relativamente alberata, con una foresta a galleria lungo il corso d'acqua.[26] Ad Arrisdrift, H. sulzeri conviveva con carnivori quali il felide Diamantofelis, gli anficionidi Amphicyon giganteus e Namibiocyon ginsburgi e i viverridi Orangictis gariepensis e Africanictis. Tra gli erbivori erano presenti i proboscidati Prodeinotherium hobleyi, Afromastodon e Gomphotherium, l'iracoide Prohyrax hendeyi, il bovide Homoiodorcas, il tragulide Dorcatherium pigotti e il rinoceronte Diceros. La fauna comprendeva inoltre il coccodrillo Crocodylus gariepensis, le tartarughe Namibchersus namaquensis e Mesochersus orangeus, un grande pitone boide dell'Africa centrale, varani, accipitridi e struzionidi.[27] Le analisi degli isotopi del carbonio indicano che, nella Formazione Kiahera, Hyainailouros si procurava il cibo prevalentemente in ambienti boschivi o forestali.[28]

H. bugtiensis è stato rinvenuto nelle colline Siwalik ed è documentato tra circa 19 e 11,4 milioni di anni fa.[14] Nelle colline Bugti del Pakistan, Hyainailouros condivideva l'ambiente con numerosi proboscidati, tra cui il mammutide Zygolophodon metachinjiensis, il deinoterio Prodeinotherium pentapotamiae, il cherolofodontide Choerolophodon corrugatus e i gomfoteri Gomphotherium e Protanancus chinjiensis. Tra gli altri erbivori figuravano il giraffide Progiraffa e diversi rinoceronti, come Brachypotherium, Hoploaceratherium, Dicerorhinus e Aprotodon fatehjangense. I predatori contemporanei comprendevano l'anficionide Amphicyon e il crocodiliforme Crocodylus.[29]

Estinzione

Hyainailouros bugtiensis fu l'ultima specie conosciuta del genere e si estinse circa 11,4 milioni di anni fa.[14] La scomparsa dei grandi ienailurini e, più in generale, degli ienodonti africani è stata attribuita ai cambiamenti degli ecosistemi e alla competizione con i carnivori, sebbene quest'ultima ipotesi sia scarsamente sostenuta dalle testimonianze disponibili.[10] In Namibia, molti ienodonti declinarono probabilmente perché incapaci di adattarsi efficacemente alla diffusione di steppe, savane e deserti, anche se alcune linee evolutive continuarono a sopravvivere.[30] La postura semidigitigrada di Hyainailouros potrebbe avergli consentito di adattarsi agli ambienti aperti meglio di altri ienodonti.[10]

Inizialmente numerosi studiosi sostennero che la presenza dei carnivori avesse spinto alcuni ienodonti ad aumentare le dimensioni corporee e a sviluppare una maggiore specializzazione ipercarnivora, come conseguenza di una sostituzione competitiva.[31][32][21] La scoperta di Simbakubwa suggerisce invece che il gigantismo degli ienailurini fosse dovuto principalmente ai cambiamenti nella fauna erbivora provocati dalle trasformazioni del paesaggio afro-arabico. I carnivori si diversificarono infatti soltanto più tardi durante il Miocene. Il declino dei grandi ienailurini potrebbe quindi essere stato causato soprattutto dalla riduzione delle popolazioni di grandi erbivori. Questi ultimi possiedono generalmente tempi generazionali lunghi e risultano particolarmente vulnerabili alle trasformazioni ambientali.[10]

Poiché erano specializzati nella predazione o nel consumo delle carcasse di tali erbivori, i grandi ienailurini avrebbero risentito anche di riduzioni relativamente brevi delle loro popolazioni. Le variazioni nella disponibilità delle risorse avrebbero avuto su di loro conseguenze più gravi rispetto a quelle subite dai carnivori di minori dimensioni. Un fenomeno analogo si osserva negli ecosistemi moderni, nei quali i grandi ipercarnivori sono generalmente colpiti dai cambiamenti ambientali in misura maggiore rispetto ai mesocarnivori più piccoli.[10]

Borths e Stevens, nel 2019, ipotizzarono che i carnivori sociali fossero particolarmente efficienti nel sottrarre grandi carcasse agli ienailurini solitari e che li avessero quindi progressivamente esclusi dalle risorse alimentari.[10] Gli studi indicano tuttavia che le dimensioni complessive del cervello hanno un ruolo scarso o nullo nel determinare la socialità dei carnivori.[33][34][35] All'interno delle singole famiglie, la propensione al comportamento gregario sembra essere maggiormente correlata al volume relativo delle regioni anteriori dell'encefalo.[36][37][38] Inoltre, data l'assenza dei canidi, che raggiunsero l'Africa non più tardi del Miocene superiore,[39] è difficile valutare quanto fosse diffusa la caccia cooperativa tra i carnivori dell'Africa del Miocene inferiore. La vegetazione dell'epoca formava generalmente ambienti più chiusi, nei quali la caccia in branco e gli inseguimenti brevi ad alta velocità sarebbero risultati meno efficaci.[40] I carnivori di taglia inferiore sono inoltre generalmente cleptoparassiti meno efficienti e possono essere dominati da grandi predatori solitari, anche quando cacciano cooperativamente.[41][42]

Note

  1. ^ (DE) W. G. A. Biedermann, Petrefacten aus der Umgegend von Winterthur. II Heft: Die Braunkohlen von Elgg. Anhang: Hyainailouros sulzeri, Winterthur, Bleuler-Hausheer, 1863, pp. 23.
  2. ^ G. E. Pilgrim, The Vertebrate Fauna of the Gaj Series in the Bugti Hills and the Punjab, in Memoir of the Geological Survey of India, Palaeontologia Indica, New Series, vol. 4, 1912, pp. 1-83.
  3. ^ (FR) L. Ginsburg, Hyainailouros sulzeri, mammifère créodonte du Miocène européen, in Annales de Paléontologie, vol. 66, 1980, pp. 19-73.
  4. ^ M. Morlo, E. R. Miller e A. N. El-Barkooky, Creodonta and Carnivora from Wadi Moghra, Egypt, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 27, 2007, pp. 145-159, DOI:10.1671/0272-4634(2007)27[145:CACFWM]2.0.CO;2.
  5. ^ F. Solé, J. Lhuillier, M. Adaci, M. Bensalah, M. Mahboubi e R. Tabuce, The hyaenodontidans from the Gour Lazib area (?Early Eocene, Algeria): implications concerning the systematics and the origin of the Hyainailourinae and Teratodontinae, in Journal of Systematic Palaeontology, vol. 12, n. 3, 2013, pp. 303-322, DOI:10.1080/14772019.2013.795196.
  6. ^ a b J. Morales, M. Pickford, S. Fraile, M. J. Salesa e D. Soria, Creodonta and Carnivora from Arrisdrift, early Middle Miocene of southern Namibia, in Mem. Geol. Surv. Namibia, vol. 19, 2003, pp. 177-194.
  7. ^ Michael Morlo, Anthony Friscia, Ellen Miller, Ellis Locke e Isaia Nengo, Systematics and paleobiology of Carnivora and Hyaenodonta from Buluk, Early Miocene, Kenya, in Acta Palaeontologica Polonica, vol. 66, 2021, DOI:10.4202/app.00794.2020.
  8. ^ Matthew R. Borths e Nancy J. Stevens, Simbakubwa kutokaafrika, gen. et sp. nov. (Hyainailourinae, Hyaenodonta, 'Creodonta,' Mammalia), a gigantic carnivore from the earliest Miocene of Kenya, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 39, n. 1, 2 gennaio 2019, Bibcode:2019JVPal..39E0222B, DOI:10.1080/02724634.2019.1570222, ISSN 0272-4634 (WC · ACNP).
  9. ^ Matthew R. Borths, Patricia A. Holroyd e Erik R. Seiffert, Hyainailourine and teratodontine cranial material from the late Eocene of Egypt and the application of parsimony and Bayesian methods to the phylogeny and biogeography of Hyaenodonta (Placentalia, Mammalia), in PeerJ, vol. 4, 10 novembre 2016, DOI:10.7717/peerj.2639, ISSN 2167-8359 (WC · ACNP), PMC 5111901.
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m M. R. Borths e N. J. Stevens, Simbakubwa kutokaafrika, gen. et sp. nov. (Hyainailourinae, Hyaenodonta, 'Creodonta,' Mammalia), a gigantic carnivore from the earliest Miocene of Kenya, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 39, n. 1, 2019, Bibcode:2019JVPal..39E0222B, DOI:10.1080/02724634.2019.1570222.
  11. ^ Floréal Solé, Julie Lhuillier, Mohammed Adaci, Mustapha Bensalah, M'hammed Mahboubi e Rodolphe Tabuce, The hyaenodontidans from the Gour Lazib area (?Early Eocene, Algeria): implications concerning the systematics and the origin of the Hyainailourinae and Teratodontinae, in Journal of Systematic Palaeontology, vol. 12, n. 3, 2013, pp. 303-322, DOI:10.1080/14772019.2013.795196.
  12. ^ a b c d e f Floréal Solé, Eli Amson, Matthew Borths, Dominique Vidalenc, Michael Morlo e Katharina Bastl, A New Large Hyainailourine from the Bartonian of Europe and Its Bearings on the Evolution and Ecology of Massive Hyaenodonts (Mammalia), in Matt Friedman (a cura di), PLOS ONE, vol. 10, n. 9, 23 settembre 2015, DOI:10.1371/journal.pone.0135698, ISSN 1932-6203 (WC · ACNP), PMC 4580617, PMID 26398622.
  13. ^ V. Laudet, C. Grohé, M. Morlo, Y. Chaimanee, C. Blondel, P. Coster, X. Valentin, M. Salem, A. A. Bilal, J. J. Jaeger e M. Brunet, New Apterodontinae (Hyaenodontida) from the Eocene Locality of Dur At-Talah (Libya): Systematic, Paleoecological and Phylogenetical Implications, in PLOS ONE, vol. 7, n. 11, 2012, Bibcode:2012PLoSO...749054G, DOI:10.1371/journal.pone.0049054, PMC 3504055, PMID 23185292.
  14. ^ a b c d Michèle E. Morgan, Lawrence J. Flynn e David Pilbeam, Siwalik Mammalian Community Structure and Patterns for Faunal Change, in At the Foot of the Himalayas: Paleontology and Ecosystem Dynamics of the Siwalik Record, gennaio 2025, pp. 432-480, ISBN 978-1421450278.
  15. ^ a b Matthew R. Borths e Nancy J. Stevens, The first hyaenodont from the late Oligocene Nsungwe Formation of Tanzania: Paleoecological insights into the Paleogene-Neogene carnivore transition, in PLOS ONE, vol. 12, n. 10, 2017, Bibcode:2017PLoSO..1285301B, DOI:10.1371/journal.pone.0185301, PMC 5636082, PMID 29020030.
  16. ^ a b Xiaoming Wang e Richard H. Tedford, Dogs: Their Fossil Relatives and Evolutionary History, New York, Columbia University Press, 2008, p. 17, DOI:10.7312/wang13528, ISBN 978-0-231-13528-3, JSTOR 10.7312/wang13528.
  17. ^ a b Boris Sorkin, A biomechanical constraint on body mass in terrestrial mammalian predators, in Lethaia, vol. 41, n. 4, 2008, pp. 333-347, Bibcode:2008Letha..41..333S, DOI:10.1111/j.1502-3931.2007.00091.x.
  18. ^ a b c d M. T. Antunes et al., Ichnological evidence of a Miocene rhinoceros bitten by a bear-dog (Amphicyon giganteus) (PDF), in Annales de Paléontologie, vol. 92, n. 1, 2006, pp. 31-39, Bibcode:2006AnPal..92...31A, DOI:10.1016/j.annpal.2005.10.002.
  19. ^ a b c d Léonard Ginsburg, Hyainailouros sulzeri, mammifère créodonte du Miocène d'Europe, in Annales de Paléontologie, vol. 66, n. 1, 1980, pp. 19-73.
  20. ^ Clara Stefen, The enamel of Creodonta, Arctocyonidae, and Mesonychidae (Mammalia), with special reference to the appearance of Hunter-Schreger-Bands, in Paläontologische Zeitschrift, vol. 71, n. 3-4, settembre 1997, pp. 291-303, Bibcode:1997PalZ...71..291S, DOI:10.1007/BF02988497, ISSN 0031-0220 (WC · ACNP). URL consultato il 13 agosto 2025.
  21. ^ a b Matthew R. Borths e Nancy J. Stevens, The first hyaenodont from the late Oligocene Nsungwe Formation of Tanzania: paleoecological insights into the Paleogene-Neogene carnivore transition, in PLOS ONE, vol. 12, n. 10, 2017, Bibcode:2017PLoSO..1285301B, DOI:10.1371/journal.pone.0185301, PMC 5636082, PMID 29020030.
  22. ^ Michael Morlo, Anthony Friscia, Ellen R. Miller, Ellis Locke e Isaiah Odhiambo Nengo, Systematics and paleobiology of Carnivora and Hyaenodonta from Buluk, Early Miocene, Kenya (PDF), in Acta Palaeontologica Polonica, vol. 66, n. 2, 2021, pp. 465-484, DOI:10.4202/app.00794.2020.
  23. ^ Matthew R. Borths, Patricia A. Holroyd e Erik R. Seiffert, Hyainailourine and teratodontine cranial material from the late Eocene of Egypt and the application of parsimony and Bayesian methods to the phylogeny and biogeography of Hyaenodonta (Placentalia, Mammalia), in PeerJ, vol. 4, 2016, DOI:10.7717/peerj.2639, PMC 5111901, PMID 27867761.
  24. ^ Grand Morier, assemblage no. 6, su Paleobiology Database.
  25. ^ Mauricio Anton, Reconstructing fossil mammals from Arrisdrift (17-17.5 Ma), Namibia, in Memoir of the Geological Survey of Namibia, 2003.
  26. ^ Brigitte Senut, Martin Pickford e Loïc Ségalen, Neogene desertification of Africa, in Comptes Rendus Geoscience, Histoire climatique des déserts d'Afrique et d'Arabie, vol. 341, n. 8, 1º agosto 2009, pp. 591-602, DOI:10.1016/j.crte.2009.03.008, ISSN 1631-0713 (WC · ACNP).
  27. ^ Arrisdrift (Miocene of Namibia), su PaleoBiology Database.
  28. ^ David L. Fox, Nicole D. Garrett, Daniel J. Peppe et al., Stable Isotope Ecology of the Early Miocene Rusinga Island Mammalian Communities from the Hiwegi and Kulu Formations (Nyanza Province, Western Kenya), in Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, vol. 679, 2025, DOI:10.1016/j.palaeo.2025.113248.
  29. ^ Bugti Hills, su PaleoBiology Database.
  30. ^ J. Morales, M. Pickford e M. J. Salesa, Creodonta and Carnivora from the Early Miocene of the Northern Sperrgebiet, Namibia, in Memoir of the Geological Survey of Namibia, vol. 20, n. 20, 2008, pp. 291-310.
  31. ^ Anthony Friscia e Van B. Valkenburgh, Ecomorphology of North American Eocene carnivores: evidence for competition between Carnivorans and Creodonts, in Carnivoran Evolution, Cambridge University Press, 2010, pp. 311-341, DOI:10.1017/CBO9781139193436.012, ISBN 978-0-521-51529-0.
  32. ^ Anthony R. Frisica, Mathew Macharwas, Samuel Muteti, Francis Ndiritu e D. Tab Rasmussen, A Transitional Mammalian Carnivore Community from the Paleogene–Neogene Boundary in Northern Kenya, in Journal of Vertebrate Paleontology, vol. 40, n. 5, 2 novembre 2020, Bibcode:2020JVPal..40E3895F, DOI:10.1080/02724634.2020.1833895.
  33. ^ J. A. Finarelli e J. J. Flynn, Brain-size evolution and sociality in Carnivora, in Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., vol. 106, n. 23, 2009, DOI:10.1073/pnas.0901780106, PMC 2695124.
  34. ^ Helen Rebecca Chambers, Sandra Andrea Heldstab e Sean J. O'Hara, Why big brains? A comparison of models for both primate and carnivore brain size evolution, in PLOS ONE, vol. 16, n. 12, 2021, DOI:10.1371/journal.pone.0261185, PMC 8691615.
  35. ^ Sarah Benson-Amram, Ben Dantzer, Gregory Stricker, Eli M. Swanson e Kay E. Holekamp, Brain size predicts problem-solving ability in mammalian carnivores, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 113, n. 9, 2016, pp. 2532-2537, DOI:10.1073/pnas.1505913113, PMC 4780594.
  36. ^ Víctor Vinuesa, Dawid A. Iurino, Joan Madurell-Malapeira, Jinyi Liu, Josep Fortuny, Raffaele Sardella e David M. Alba, Inferences of social behavior in bone-cracking hyaenids (Carnivora, Hyaenidae) based on digital paleoneurological techniques: Implications for human–carnivoran interactions in the Pleistocene, in Quaternary International, vol. 413, agosto 2016, pp. 7-14, Bibcode:2016QuInt.413....7V, DOI:10.1016/j.quaint.2015.10.037.
  37. ^ Sharleen T. Sakai, Bradley M. Arsznov, Ani E. Hristova, Elise J. Yoon e Barbara L. Lundrigan, Big Cat Coalitions: A Comparative Analysis of Regional Brain Volumes in Felidae, in Front Neuroanat, vol. 10, 2016, pp. 1-12, DOI:10.3389/fnana.2016.00099, PMC 5071314.
  38. ^ Sharleen T. Sakai, Blake Whitt, Bradley M. Arsznov e Barbara L. Lundrigan, Endocranial Development in the Coyote (Canis latrans) and Gray Wolf (Canis lupus): A Computed Tomographic Study, in Brain Behavior and Evolution, vol. 91, n. 2, 2018, pp. 1-17, DOI:10.1159/000487427.
  39. ^ Lorenzo Rook, The wide ranging genus Eucyon Tedford & Qiu, 1996 (Mammalia, Carnivora, Canidae, Canini) in the Mio-Pliocene of the Old World, in Geodiversitas, vol. 31, n. 4, dicembre 2009, pp. 723-741, DOI:10.5252/g2009n4a723.
  40. ^ Alan Turner e Mauricio Antón, Africa - the Evolution of a Continent and its Large Mammal Fauna (PDF), in Cranium, vol. 23, n. 1, 2006, pp. 17-40.
  41. ^ V. P. S. Ritwika, Ajay Gopinathan e Justin D. Yeakel, Beyond the kill: The allometry of predation behaviours among large carnivores, in Journal of Animal Ecology, vol. 93, n. 5, 2024, DOI:10.1111/1365-2656.14070.
  42. ^ Emiliano Donadio e Steven Buskirk, Diet, Morphology, and Interspecific Killing in Carnivora, in The American Naturalist, vol. 167, n. 4, 2006, DOI:10.1086/501033.

Altri progetti

Content Disclaimer

Informasi ini disarikan dari Wikipedia dan disajikan kembali untuk tujuan edukasi. Konten tersedia di bawah lisensi CC BY-SA 3.0. Kami tidak bertanggung jawab atas ketidakakuratan data yang bersumber dari kontribusi publik tersebut.

  1. The information displayed on this website is sourced in part or in whole from Wikipedia and has been adapted for the purpose of restating it. We strive to provide accurate and relevant information, however:
  2. There is no guarantee of absolute accuracy. Wikipedia is an open, collaborative project that can be edited by anyone, so information is subject to change.
  3. It is not intended to constitute professional advice. The content displayed is for informational and educational purposes only. For important decisions (e.g., medical, legal, or financial), please consult a professional.
  4. Content copyright. Wikipedia is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike License (CC BY-SA). This means that content may be reused with appropriate attribution and shared under a similar license.
  5. Responsible use. Any risk arising from the use of information from this website is entirely the responsibility of the user.