BlueNord
| BlueNord ASA | |
|---|---|
| Stato | |
| Forma societaria | Allmennaksjeselskap |
| Borse valori | Borsa di Oslo: BNOR |
| ISIN | NO0010379266 |
| Fondazione | 12 marzo 2005 a Stavanger |
| Fondata da |
|
| Sede principale | Oslo |
| Persone chiave | Euan Shirlaw (AD) |
| Settore | Energia |
| Prodotti | |
| Fatturato | 1,03 miliardi $[1] (2025) |
| Utile netto | 97,5 milioni $[1] (2025) |
| Dipendenti | 50[1] (2025) |
| Sito web | www.bluenord.com |
BlueNord ASA, precedentemente nota come Norwegian Energy Company (Noreco), è una società di investimento quotata in borsa attiva nei settori del petrolio, dell'energia e dell'offshore.
Fondata nel 2005 come compagnia petrolifera, fino al 2016 ha svolto attività di esplorazione e produzione di idrocarburi sulle piattaforme continentali di Norvegia, Danimarca e Regno Unito. Successivamente, ha progressivamente dismesso tali attività, trasformandosi in una società di investimento.
Storia
Dal 2005 al 2010
BlueNord ASA venne fondata il 12 marzo 2005 da un gruppo di dirigenti industriali dell'area di Stavanger, guidati da Lars Takla, già direttore di ConocoPhillips Norge. Tra i cofondatori figuravano inoltre Sverre Skogen, già amministratore di Aker Maritime, Ståle Kyllingstad, fondatore di IKM, Tollak Melberg, fondatore di Technor, Ole Melberg, già dirigente di Smedvig, e Sigmund Rosnes di Norske AEDC.[2] La società aprì i propri uffici nel centro di Stavanger e avviò le attività con il capitale conferito dai sei fondatori. Nel maggio 2005 Scott Kerr, già amministratore delegato della filiale norvegese di BP, fu nominato amministratore delegato.[3] Nell'ottobre dello stesso anno la società ricevette finanziamenti da Lyse Energi, HitecVision e dalla società d'investimento britannica 3i. Nel dicembre 2005 ottenne la prequalificazione come titolare di licenze sulla piattaforma continentale norvegese e si aggiudicò tre licenze di esplorazione nell'ambito del programma TFO 2005.
Nel 2006 BlueNord acquisì da Lundin Energy una partecipazione del 25% nella licenza PL 006C, comprendente la scoperta di Sørøst-Tor nell'area di Ekofisk. Contestualmente, le due società conclusero un accordo di cooperazione per le attività di esplorazione, sviluppo e produzione nella parte meridionale del Mare del Nord, comprendente anche la presentazione congiunta di domande nei successivi cicli di assegnazione delle licenze.[4]
Nel 2007 la società acquisì la compagnia petrolifera Altinex per circa 4,7 miliardi di corone norvegesi. L'operazione comportò il trasferimento di numerose licenze sulla piattaforma continentale norvegese, britannica e olandese, nonché di una produzione giornaliera superiore a 10.000 barili equivalenti di petrolio.[5] Successivamente BlueNord cedette gran parte delle attività di servizi petroliferi di Altinex: Altinex Reservoir Technology fu venduta a IKM Laboratorium AS nell'ottobre 2007, mentre la controllata Altinex Services era già stata alienata in precedenza. Nello stesso mese la società fu quotata sul listino principale della Borsa di Oslo.
Nel 2008 BlueNord ampliò ulteriormente il proprio portafoglio in Danimarca acquisendo le attività danesi di Talisman Energy per 83 milioni di dollari statunitensi. L'operazione le consentì di ottenere una partecipazione del 50% nel giacimento petrolifero di Siri, gestito da DONG Energy, titolare della restante quota.[6]
Nel febbraio 2009 la società propose pubblicamente una fusione con la concorrente Det norske oljeselskap, sostenendo che l'operazione avrebbe dato vita al secondo maggiore operatore sulla piattaforma continentale norvegese dopo StatoilHydro.[7] La proposta, avanzata senza consultazioni preliminari con Det norske, ricevette reazioni contrastanti da parte dei dirigenti e degli azionisti della società, il cui consiglio di amministrazione dichiarò poco dopo che una fusione non era presa in considerazione nel breve periodo.[8]
Nel 2010 BlueNord annunciò la cessione delle proprie partecipazioni nei giacimenti Enoch e Oselvar alla giapponese Marubeni per 43 milioni di dollari statunitensi, oltre a un conguaglio di 200 milioni di corone norvegesi relativo agli investimenti effettuati nel giacimento Oselvar.[9] Nel marzo 2011 la transazione fu tuttavia annullata poiché Marubeni non ottenne la necessaria prequalificazione da parte del Ministero del petrolio e dell'energia della Norvegia, che ritenne la società non conforme ai requisiti previsti per i titolari di licenze sulla piattaforma continentale norvegese.[10][11]
Nell'ottobre 2010 BlueNord rese noto di essere disponibile a essere acquisita o a fondersi con un'altra società.[12] Sebbene fossero stati avviati contatti con diversi potenziali interessati, le trattative non portarono ad alcun accordo.
Dal 2011 al 2022
Nel marzo 2011 fu annunciato che Scott Kerr avrebbe lasciato l'incarico di amministratore delegato; gli succedette Einar Gjelsvik.[13] Nel corso dello stesso anno gran parte del gruppo dirigente venne rinnovata e, durante un'assemblea generale straordinaria svoltasi in agosto, Ståle Kyllingstad fu nominato presidente del consiglio di amministrazione in sostituzione di Lars Takla.
Nel 2011 la società fu coinvolta in una controversia con DONG Energy riguardante il giacimento petrolifero di Siri, in Danimarca. DONG Energy, operatore e titolare del 50% del giacimento, aveva approvato un piano di riparazione della piattaforma Siri dal costo stimato di 2 miliardi di corone danesi. BlueNord, proprietaria del restante 50%, contestò la decisione sostenendo di non essere stata coinvolta nella scelta dell'intervento, nonostante gli accordi di licenza richiedessero il consenso di entrambi i partner. A causa di problemi di liquidità, la società propose una soluzione meno onerosa e rifiutò di partecipare al progetto approvato da DONG Energy.[14] La controversia si concluse con la cessione della partecipazione di BlueNord nel giacimento Siri a DONG Energy per 13 milioni di dollari statunitensi. La società mantenne tuttavia le proprie quote nei giacimenti satelliti di Nini, Nini Øst e Cecilie.
Nel corso del 2011, nell'ambito di un piano volto a migliorare la propria situazione finanziaria, BlueNord effettuò inoltre numerose cessioni di partecipazioni in licenze petrolifere.[15] Nel maggio vendette le proprie quote nel giacimento di Brage e nel progetto di sviluppo di Hyme a Core Energy per 85 milioni di dollari statunitensi.[16] In agosto cedette il giacimento di Syd Arne, sulla piattaforma continentale danese, a Hess Corporation per 200 milioni di dollari statunitensi al lordo delle imposte (50 milioni al netto).[17] Successivamente vendette la partecipazione nel progetto Flyndre a Maersk Oil per 19 milioni di corone norvegesi, quella nel progetto Brynhild a Lundin per 2,4 milioni di dollari statunitensi e quella nella scoperta Zidane a OMV per 180 milioni di corone norvegesi.[18]
Nel 2013 il consiglio di amministrazione sostituì Einar Gjelsvik con Svein Arild Killingland nel ruolo di amministratore delegato. Killingland lasciò l'incarico l'anno successivo e fu sostituito da Tommy Sundt.
Nel 2015 la società cedette la propria partecipazione nel giacimento di Oselvar a CapeOmega per 201 milioni di corone norvegesi.[19] Nell'ottobre dello stesso anno Tommy Sundt si dimise dalla carica di amministratore delegato e venne sostituito dalla presidente del consiglio di amministrazione Silje Augustson.[20] Nel corso del 2015 BlueNord tentò inoltre di cedere le proprie attività in Norvegia a Djerv Energi, società che avrebbe dovuto essere controllata in parte da un fondo statunitense e in parte dagli azionisti della stessa BlueNord. L'operazione non ottenne tuttavia l'approvazione degli obbligazionisti della società.[21] Nel 2016 le attività norvegesi furono quindi vendute a Det norske oljeselskap.[22]
Nel gennaio 2016 i partner di licenza E.ON e Premier Oil assunsero gratuitamente la partecipazione di BlueNord nel giacimento di Huntington, situato sulla piattaforma continentale britannica, dopo che la società non aveva corrisposto un pagamento previsto dagli accordi di licenza.[23] Nel corso dello stesso anno BlueNord cessò definitivamente ogni attività nel Regno Unito.[24]
Nel dicembre 2016 la controllata danese della società ottenne un risarcimento di 344 milioni di dollari statunitensi, oltre agli interessi, da una compagnia assicurativa per i danni subiti alcuni anni prima dalle infrastrutture collegate alla piattaforma Siri. La decisione determinò un significativo aumento del valore delle azioni della società.[25]
Dal 2023
Nel 2023 la società cambiò ufficialmente denominazione da Norwegian Energy Company ASA (Noreco) a BlueNord ASA, in seguito all'approvazione della proposta da parte dell'assemblea generale degli azionisti. Contestualmente, il titolo azionario quotato alla Borsa di Oslo cambiò ticker da NOR a BNOR.[26]
Nel luglio 2026 Vår Energi annunciò di aver raggiunto un accordo per la fusione con BlueNord, nell'ambito di un'operazione del valore di circa 12,8 miliardi di corone norvegesi (1,1 miliardi di euro).[27] L'operazione, da realizzarsi mediante la fusione di BlueNord con una controllata interamente posseduta da Vår Energi, prevede che gli azionisti di BlueNord ricevano azioni di nuova emissione di Vår Energi e una componente in contanti. Una volta completata, la fusione darà origine al maggiore produttore indipendente di petrolio e gas in Europa, con gli azionisti di BlueNord destinati a detenere circa il 9% del capitale della società risultante.[28]
Note
- ^ a b c Annual Report 2025 (PDF), su bluenord.com.
- ^ Nytt oljeselskap i Stavanger, in Aftenbladet. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ BP-toppsjef til lokalt selskap, in Aftenbladet. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ (EN) Add Us On Google, Noreco, Lundin agree to join forces off Norway, su Offshore Magazine, 22 agosto 2006. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ Noreco går på børs, in Aftenbladet.no. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 3 maggio 2013).
- ^ Kjøper dansk olje til knallpris, in Aftenbladet. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ (EN) Proposal by Noreco to merge Noreco and Det norske oljeselskap, su News Powered by Cision, 3 febbraio 2009. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (NO) For tidlig for Det norske, su Tu.no, 3 febbraio 2009. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (EN) Noreco divests Oselvar and Enoch, su News Powered by Cision, 29 settembre 2010. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (EN) Noreco to keep Oselvar, su News Powered by Cision, 29 marzo 2011. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (EN) Add Us On Google, Marubeni entry to NCS blocked, su Offshore Magazine, 3 marzo 2011. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ Noen som vil kjøpe oss?, in Aftenbladet. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ Scott Kerr trekker seg, in Aftenbladet. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ Noreco i dansk krangel, in Aftenbladet. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ NORECO Årsrapport 2011 (PDF), su mb.cision.com. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (EN) Noreco divests Brage and Hyme, su News Powered by Cision, 24 maggio 2011. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ Noreco divests South Arne | Analist.nl, su www.analist.nl. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (EN) Sale of Zidane-1 gas discovery completed, su News Powered by Cision, 30 dicembre 2011. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (NO) Strategi - Noreco, su noreco.no. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2015).
- ^ (NB) Toril Hole Halvorsen, CEO i Noreco går av - Petro.no, in Petro.no, 13 ottobre 2015. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2015).
- ^ (NB) Toril Hole Halvorsen, Noreco får ikke selge til Djerv - Petro.no, in Petro.no, 3 febbraio 2016. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ (EN) Louise Mulhall, Noreco has announced the sale of its Norwegian exploration activities, su Oilfield Technology, 2 marzo 2016. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (NB) Toril Hole Halvorsen, Noreco må gi fra seg Huntington - Petro.no, in Petro.no, 11 gennaio 2016. URL consultato il 30 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).
- ^ (EN) Add Us On Google, Noreco to exit Huntington in North Sea, su Offshore Magazine, 11 gennaio 2016. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (NB) Anders Park Framstad, Noreco fikk medhold i milliardsak, in E24. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ (EN) NORECO, BlueNord ASA - New Tickers for Shares and Bonds, su www.prnewswire.com. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ MF Milano Finanza, Eni, opas della controllata Var Energi su BlueNord: vale 1,1 miliardi di euro. Gli analisti | MilanoFinanza News, su MF Milano Finanza, 21 luglio 2026. URL consultato il 30 luglio 2026.
- ^ Var Energi si fonde con BlueNord per crescere in Danimarca. Eni mantiene la maggioranza - Borsa Italiana, su www.borsaitaliana.it. URL consultato il 30 luglio 2026.
Altri progetti
Collegamenti esterni
- (EN) Sito ufficiale, su bluenord.com.
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