Zhang'tu
Zhang'tu (in lingua cinese 长秃T, Zhǎng tūP, lett. "Crescere calvo"; fl. XVI secolo), del popolo Urianhaj, fu un vice-comandante della Guardia Duoyan della dinastia Ming.[1] Discendeva da Jelme, uno dei semi-leggendari «quattro mastini di Gengis Khan»,[F 1] pronipote di Hua Dang, primo comandante Doyan,[2] e ottavo figlio di Gelantai.[3]
Biografia

Parte della nutrita figliolanza del khan Gelantai,[3] Zhang'tu comandava oltre trecento tribù a nord del passo di Jieling, lungo la Grande muraglia cinese. Alla morte del padre (1548), mentre i suoi fratelli maggiori Yingke e Dong Huli furono riconosciuti dalla corte Ming dell'imperatore Jiajing (r. 1521-1567) come comandanti della Comanderia/Guardia Duoyan,[3] Zhang'tu fu nominato vice-comandante.[1] Le comanderie degli Urianhaj, istituite dopo la Campagna Ming contro gli Urianhaj (1387), erano state create dai Ming per arginare le pressioni degli altri mongoli nel XV secolo[4][5] ma erano ormai divenute una turbolenta enclave tataro-mongola a ridosso del tratto orientale della Grande muraglia.[F 2][N 1][6]
Gli Anni 1540-1550 segnarono una svolta nelle relazioni tra i Ming ed i nomadi della steppa (tatari, mongoli o tungusi che fossero).[7] Dopo decenni di relativa tranquillità provocati dalle continue contese tribali e dinastiche, le carestie e l'emergente figura dell'aggressivo Altan Khan dei Tümed[8] spinsero i nomadi a riprendere le scorrerie in territorio cinese. Altan Khan guidò personalmente razzie nello Shaanxi (1541-1543) e nello Zhili (incluso il famoso assalto a Pechino nel 1550),[9] mentre le tribù orientali attaccarono il Liaodong al principio degli Anni 1550. I Ming risposero all'aggressione fortificando la Muraglia[10] e mobilitando l'esercito con il risultato che la Cina del Nord fu zona di guerra per tutti gli Anni 1560-1570.[11][12]
Negli Anni 1560, Zhang'tu incitò ripetutamente i Cahar (tribù mongola controllata dal khagan della dinastia Yuan settentrionale con cui già Gelantai aveva stretto alleanza)[3] ad attaccare il confine Ming. Nel 1564 partecipò a un attacco mongolo su tre fronti contro il Passo Shanhai che fu respinto. La sua alleanza con i Cahar proseguì anche al tempo di Ming Longqing (r. 1567-1572), momento in cui anche i fratelli maggiori Yingke e Dong Huli si erano alleati ai Cahar. Nel 1575, Zhang'tu ed il nipote Zhang'ang, figlio ed erede di Yingke, attaccarono il passo di Dongjiakou, ma furono sconfitti dal generale Qi Jiguang e Zhang'tu fu catturato. Dong Huli e Zhang'ang si recarono allora a Jizhou e si sottomisero a Qi Jiguang per salvare il congiunto. Qi accettò di rilasciare Zhang'tu previo rilascio dei prigionieri Ming in mano ai mongoli.[1] Nel 1576, insieme al fratello Dong Huli, accompagnò Subahai, khan dei Khalkha settentrionali ("Khalka interni" nella toponomastica poi in uso sotto la dinastia Qing)[13] e membro del clan Borjigin,[14] ed il principe ereditario Buyan Sechen Khan degli Yuan settentrionali[14] in una razzia nel Liaodong. Nel 1584, marciò nuovamente nel Liaodong al fianco del fratello Dong Huli ma i mongoli furono sconfitti da Li Chengliang, governatore-generale della provincia. Dopo questa data, non ci sono posteriori testimonianze relative a Zhang'tu.[1]
Note
- Esplicative
- ^ Lo studio degli Urianhaj, ancora prima che delle comanderie degli Urianhaj create dalla dinastia Ming è ad oggi particolarmente complesso in ragione del frequente ricorrere di questo nome nelle fonti tataro-mongole e dei frequenti spostamenti di questo popolo – v.si Atwood 2004, p. 9.
- Fonti antiche
- ^ (MN) Монголын Нууц Товчоо (Mongolyn Nuuc Tovčoo) [Storia segreta dei Mongoli], 1240. ed. Sergei Kozin (a cura di), Storia segreta dei Mongoli, traduzione di M. Olsùfieva, Guanda, 2021, cap. III § 123-126, ISBN 9788823525818.
- ^ Storia dei Ming, v. 20.
- Bibliografiche
- ^ a b c d Gao 1990, p. 68.
- ^ Gao 1990, p. 202.
- ^ a b c d Gao 1990, p. 388.
- ^ Chan 1988, p. 222.
- ^ (EN) Edward L. Dreyer, Early Ming China: A Political History, 1355-1435, Stanford University Press, 1982, pp. 141-142, ISBN 9780804711050.
- ^ Robinson 2020, cap. 1, 5 e 8.
- ^ Geiss 1988, p. 467.
- ^ Geiss 1988, pp. 471-472.
- ^ Geiss 1988, p. 472-474.
- ^ Geiss 1988, p. 478.
- ^ Geiss 1988, pp. 475 e ss.
- ^ (EN) Morris Rossabi, China and Inner Asia from 1368 to Present Day, Thames & Hudson, Londra, 1975, pp. 23-83.
- ^ Gao 1990, p. 69.
- ^ a b Howorth 1876, p. 378.
Bibliografia
Fonti
- (ZH) 明實錄T, 明实录S, Míng Shǐ LuP, lett. "Veritieri Registri dei Ming", Pechino, 1368-1644.
- (ZH) Zhang Tingyu et al. (a cura di), 明史T, 明史S, Míng ShǐP, lett. "Storia dei Ming", 二十四史S, Èrshísì ShǐP, lett. "Ventiquattro Storie", Pechino, 1739.
Studi
- (EN) Christopher Atwood, Encyclopedia of Mongolia and the Mongol Empire, University of Indiana, 2004, ISBN 0-8160-4671-9.
- (EN) John W. Dardess, A Political Life in Ming China: A Grand Secretary and His Times, Rowman & Littlefield, 2013, ISBN 9781442223783.
- (ZH) Gao Wende (a cura di), 中国民族史人物辞典 [Dizionario delle figure storiche delle minoranze etniche cinesi], China Social Sciences Press, 1990.
- (EN) Henry Howorth, History of the Mongols from the 9th to the 19th Century - Part I The mongols proper and the kalmuks, Longmans, Londra, 1876.
- (EN) Frederick W. Mote, Imperial China: 900-1800, Harvard University Press, 1999, ISBN 978-0-674-01212-7.
- (EN) Frederick W. Mote e Denis C. Twitchett (a cura di), The Cambridge History of China, Volume 7: The Ming Dynasty, 1368–1644, Part 1, Cambridge University Press, 1988, ISBN 9780521243322.
- (EN) Hok-lam Chan, The Chien-wen, Yung-lo, Hung-hsi, and Hsüan-te reigns, 1399-1435, in Mote e Twitchett 1988, pp. 182-304, 1988.
- (EN) James Geiss, The Chia-ching reign, 1522-1566, in Mote e Twitchett 1988, pp. 440-510, 1988.
- (EN) Ray Huang, The Lung-ch'ing and Wan-li reigns, 1567-1620, in Mote e Twitchett 1988, pp. 511-584, 1988.
- (EN) David M. Robinson, Ming China and Its Allies, Cambridge University Press, 2020.
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