Wirangu
| Wirangu | |
|---|---|
| Luogo d'origine | Australia Meridionale |
| Lingua | lingua Wirangu |
| Gruppi correlati | Aborigeni australiani |
I Wirangu sono un gruppo di aborigeni australiani originari della porzione costiera nord-occidentale della penisola di Eyre e delle propaggini orientali della piana di Nullarbor, in Australia Meridionale.
Distribuzione
L'areale tradizionale dei Wirangu si estende per circa 56000 km2 dall'area a sud di Streaky Bay (sulla costa occidentale della penisola di Eyre) alle coste occidentali del lago Gairdner, e da qui ad ovest fino a Ooldea, Yellabinna e alle propaggini orientali della piana di Nullarbor e alla costa settentrionale della Grande Baia Australiana[1].
Mitologia
Secondo i Wirangu, il Serpente Arcobaleno venne da ovest ed attraversò Juldi'kapi (Ooldea), dove incontrò i Wati Kutjara ("due uomini") che cominciarono a seguirlo con l'intento di ucciderlo. Il serpente si stabilì nei pressi del Pedinga'kapi (affioramento d'acqua dolce una cinquantina di chilometri a sud-ovest di Ooldea), dove i sentieri di circa un metro scavati nel granito rappresentano la sua impronta: qui i Wati Kutjara lo colpirono con le proprie lance e si diressero ad ovest lasciandolo agonizzante, convinti di trovarlo morto una volta tornati il giorno successivo. Il serpente, tuttavia, riuscì a trascinarsi per alcuni chilometri verso sud su una pianura di terra rossa denominata Mul'tan'tu, dove si fermò per riposare, lasciando così le striature rosse, gialle a biancastre che caratterizzano la zona: l'ocra rossa rappresenta le macchie di sangue del serpente, l'ocra gialla la sua urina, la terra bianca le sue lacrime[2]. Una volta rimessosi in sesto, il serpente si diresse verso nord-est e poi ad ovest, facendo ritorno al suo accampamento.[3]
Storia
All'epoca della colonizzazione dell'Australia i Wirangu parrebbero essere stati già sotto pressione da nord da parte dei Kokatha[1].
Assieme ad altri gruppi aborigeni della zona (Kokatha, Barngarla e Nauo), anche i Wirangu conservano una tradizione orale relativa agli eventi del cosiddetto massacro di Waterloo Bay del 1849.
Lingua
Daisy Bates ha postulato che l'etnonimo Wirangu derivasse dall'unione delle parole wira ("nuvola") e wonga ("discorso")[4].
La lingua Wirangu è quasi completamente scomparsa: i linguisti la ritengono molto simile a quelle dei Nauo e Barngarla[5].
I Wirangu sono noti con una serie di altri nomi[1]:
- Hilleri / Yilrea / Tidni / Tidnie / Titnie (esonimo Barngarla e Kuyani)
- Jilbara / Naljara / Wanbiri (esonimi Kokatha, i primi due dal significato di "uomini del sud", l'ultimo significante "uomini della costa")
- Ngoleiadjara (esonimo Yankuntjatjara)
- Nonga ("uomo")
- Wangon (nome della lingua Wirangu dal significato di "escremento")
- Willeuroo (esonimo Barngarla dal significato di "uomini dell'ovest")
- Windakan (utilizzato anche per gli Ngalia)
- Wirrongu / Wirrung / Wirrunga / Wirangga
Note
- ^ a b c (EN) Tindale, N. B., Aboriginal Tribes of Australia: Their Terrain, Environmental Controls, Distribution, Limits, and Proper Names, Wirangu (SA), Australian National University Press, 1974, ISBN 978-0-708-10741-6.
- ^ (EN) Berndt, R. M., Tribal Migrations and Myths Centring on Ooldea, South Australia, vol. 12, n. 1, settembre 1941, pp. 1-20, DOI:10.1002/j.1834-4461.1941.tb00343.x, JSTOR 40327930.
- ^ (EN) Taplin, G., Folklore, manners, customs and languages of the South Australian aborigines (PDF), E. Spiller, Acting Government Printer, 1879.
- ^ Daisy Bates, Aborigines of the West Coast of South Australia, in Transactions of the Royal Society of South Australia, vol. 42, 1918, pp. 152-167.
- ^ (EN) Hercus, L. A., A grammar of the Wirangu language from the West Coast of South Australia, Pacific Linguistics, 1999, ISBN 978-0-858-83505-4.
Bibliografia
- (EN) Mathews, R. H., Divisions of the South Australian Aborigines, in Proceedings of the American Philosophical Society, vol. 39, n. 161, gennaio 1900, pp. 78–91+93, JSTOR 983545.
- (EN) Monaghan, P., Going for Wombat — Transformations in Wirangu and the Scotdesco Community on the Far West Coast of South Australia, in Oceania, vol. 82, n. 1, marzo 2012, pp. 45-61, DOI:10.1002/j.1834-4461.2012.tb00118.x, JSTOR 23209616.
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