Violet Barclay
Violet A. Barclay, nota anche come Valerie Barclay e Valerie Smith (New York, 5 novembre 1922 – New York, 26 febbraio 2010[1][2]) è stata una fumettista statunitense ed una delle prime disegnatrici di donne del settore, essendo stata attiva tra gli anni '40 e '50, nel periodo noto come Golden Age.
Pur non avendolo mai cambiato legalmente, ha adottato il nome "Valerie" per la maggior parte della sua vita, in omaggio all'attrice Valerie Hobson.[3]
Biografia
Primi anni
Nata a New York, nel distretto di Manhattan, Barclay è stata cresciuta da una madre single[4] assieme a una sorella e due fratelli minori.[5] Diplomatasi alla High School of Art and Design, dove ha studiato assieme ad Allen Bellman,[6] per poi proseguire gli studi presso la School of Visual Arts ed ottenere il suo primo lavoro come fumettista dopo che Mike Sekowsky - ex-compagno di studi e disegnatore della Timely Comics, antesignana della Marvel - l'ha incontrata mentre lavorava al ristorante Cafe Rouge, circostanza in merito alla quale Barclay ha dichiarato: «avevo 17 anni e... guadagnavo 18 dollari a settimana come cameriera. Mike mi disse: 'Ti troverò un lavoro da 35 dollari a settimana come inchiostratrice [dello staff] e potrai [in aggiunta] lavorare come freelance nel fine settimana. Ti lascerò inchiostrare i miei lavori'. Andò dall'editore Stan Lee e mi procurò il lavoro. Non sapevo nulla di inchiostrazione. Ho imparato da[L'artista dello staff] Dave Gantz, semplicemente guardandolo».[7]
Carriera
Barclay è entrata a far parte dello staff della Timely nel gennaio 1942, quando la società si è trasferita dalla sua prima sede al McGraw-Hill Building a quella definitiva nell'Empire State Building. Inizialmente nota attraverso il suo nome di battesimo, dato che il suo lavoro non è stato firmato né accreditato, come da consuetudine dell'epoca, è difficile, se non impossibile, accertarne i crediti completi, Who's Who of American Comic Books 1928-1999 le attribuisce tuttavia il merito di aver inchiostrato le serie a fumetti con animali parlanti della Timely Super Rabbit (1942-1948) e Ziggy Pig and Silly Seal (1943-1947), nonché le testate umoristiche per adolescenti Jeanie, Rusty, Willie (tutte tra 1947 e 1948), Georgie (1949) e la serie per ragazze Nellie the Nurse (1949).[8]
Nel 1949 il complicarsi del suo rapporto con Sekowsky, che ha continuato a farle regali costosi nonostante si fosse sposato con Joanne Latta,[9] l'ha portata a lasciare la Timely descrivendo l'ambiente di lavoro come: «Mike era una bravissima persona. Tutti alla Timely volevano bene a Mike. Nessuno voleva bene a me perché pensavano che lo stessi prendendo in giro. Il che era vero. C'era la seconda guerra mondiale e non c'erano uomini in giro, quindi passavo il tempo con lui. Tutti, soprattutto Dave Gantz, se ne accorsero. [Mike] una volta cercò di farmi licenziare per la mia relazione con [l'artista della Timely] George Klein. Mike andò da Stan Lee e disse: "Stan, voglio che venga licenziata, e se non viene licenziata, mi licenzio io". Beh, non si poteva mai dire a Stan Lee cosa fare. Stan disse: "Beh, Mike, è stato un piacere conoscerti"».[9] Sekowsky ha tuttavia deciso in seguito di rimanere iniziando una relazione antagonistica con Klein[4] ma, nonostante tutto ciò, Barclay ha in seguito ricordato la Timely come un ambiente piacevole in cui lavorare, precisando che i membri dello staff andavano spesso a prendere cocktail assieme.[3]
Dopo un primo matrimonio il cui annullamento è stato reso effettivo grazie a una cifra pagatale da Sekowsky dopo averla conosciuta,[10] all'inizio degli anni '50 Barclay ha conosciuto un uomo di nome Johnny Smith, che è diventato il suo secondo marito.[3][11]
Dopo aver lasciato la Timely, Barclay ha lavorato come freelance presso la D.S. Publishing come inchiostratrice della serie investigativa Exposed (1949) per poi diventare sia disegnatrice che inchiostratrice della serie Standard Comics Intimate Love (1951–53) e per case editrici come DC Comics (1952), American Comics Group (1952–54)[8] e St. John Publications (1953)[12][13] principalmente su fumetti di genere romantico, tanto che nel 1954 diviene una delle artiste principali di Complete Love Magazine edito da Ace Magazines.[8]
In un intervista del 2005 Bellman l'ha ricordata dicendo: «la conoscevo da molto prima dei miei giorni alla Timely. All'epoca si chiamava Violet, ma cambiava sempre nome. Era un po' solitaria e stava sempre per conto suo. Ma era una giovane donna di squisita bellezza. Era un'inchiostratrice dello staff. Ricordo che usava l'inchiostro di china con un pennello per il mascara».[6]
Ultimi anni
A metà degli anni '50, durante una crisi del settore, Barclay ha lasciato l'industria dei fumetti, non riuscendovi più a trovare lavoro e, nonostante il suo colore naturale di capelli fosse "tanto scuro da essere quasi nero", è diventata una modella bionda platino,[14] risquotendo uno scarso successo e diventando quindi prima una cameriera e poi una hostess, fino ad iniziare la carriera da illustratrice di moda per marchi come Lane Bryant e Abraham & Straus,[15] continuando a studiare arte fino al 2001, quando a causa della sua osteoporosi, si è fratturata diverse ossa inciampando in un cavalletto all'Art Students League.[16] Nel 2004, con l'avvento della computer grafica, Barclay si è ritirata stabilendosi a New York e realizzando occasionali riproduzioni di ritratti di John Singer Sargent.
È morta il 26 febbraio 2010 al New York Hospital, venendo sepolta nel cimitero di Pine Lawn a Massapequa, New York.[16][17]
Premi e riconoscimenti
Nel 2017 ha ricevuto l'Inkwell Special Recognition Award, attribuitole postumo.[18][19]
Note
- ^ (EN) Violet A. Barclay, su FamilySearch.org, 4 marzo 2016. URL consultato il 27 luglio 2026 (archiviato il 4 marzo 2016).
- ^ (EN) Valerie Barclay, su Lambiek Comiclopedia, 25 novembre 2099. URL consultato il 27 luglio 2026 (archiviato il 12 settembre 2009).
- ^ a b c (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 7.
- ^ a b (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 4.
- ^ (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 12.
- ^ a b (EN) Michael J. Vassallo, A Timely Talk with Allen Bellman, in Comicartville.com, 2005, p. 2 (archiviato dall'url originale il 17 gennaio 2010).
- ^ (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, pp. 4-5.
- ^ a b c (EN) Jerry Bails e Hames, eds. Ware, Barclay, Valerie, su Who's Who of American Comic Books 1928-1999. URL consultato il 27 luglio 2026 (archiviato il 6 febbraio 2012).
- ^ a b (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 3.
- ^ (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 11.
- ^ (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 9.
- ^ (EN) Violet Barclay, su Grand Comics Database. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ^ (EN) Valerie Barclay tentative credits, su Grand Comics Database. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ^ (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 13.
- ^ (EN) Viva Valerie, in Alter Ego, vol. 3, n. 33, Valerie Barclay interview, febbraio 2004, p. 16.
- ^ a b (EN) Trina Robbins, Valerie Barclay 1922 – 2010, in The Comics Journal, 11 marzo 2010. URL consultato il 14 dicembre 2011.
- ^ (EN) Violet "Valerie" Barclay, 1922-2010, su TheComicsReporter.com, 12 marzo 2010. URL consultato il 13 marzo 2010 (archiviato il 28 giugno 2011).
- ^ (EN) Inkwell Awards 2017 Winners, su Inkwell Award. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ^ (EN) Newsarama 2017 INKWELL AWARD Winners, su Newsarama. URL consultato il 27 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2017).
Collegamenti esterni
- (EN) Violet Barclay, su Comic Vine, Fandom.
- (EN) Violet Barclay, su Grand Comics Database.
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