Tutulus

Il tutulus è un termine latino che indica più realtà accomunate dalla forma conica. Nell'antica Roma designa sia una particolare acconciatura femminile alta, propria soprattutto della flaminica e della mater familias, sia un copricapo sacerdotale della stessa foggia. Con lo stesso termine gli studiosi moderni indicano inoltre un berretto a punta dell'abbigliamento femminile etrusco di età arcaica.
Nell'antica Roma
Nell'antica Roma il tutulus era anzitutto un'acconciatura femminile, portata in particolare dalla flaminica, moglie del sacerdote di Stato detto flamine, e dalla matrona, signora della casa: i capelli erano raccolti in alto, attorcigliati o annodati e trattenuti da nastri purpurei, fino ad assumere una forma conica.[1] Stando ad alcune allusioni letterarie, l'acconciatura poteva talvolta raggiungere altezze notevoli.[2]
Il termine tutulus designava inoltre una berretta o cappuccio a forma di cono arrotondato, indossato dai flamines e fissato con un nastro annodato sotto il mento, allo scopo di evitare che durante un atto sacro il capo restasse accidentalmente scoperto.[3] Permangono tuttavia alcune incertezze, poiché le fonti tramandano più nomi di copricapi sacerdotali (oltre a tutulus, l'apex, il galerus e l'albogalerus), le raffigurazioni mostrano forme diverse e l'attribuzione precisa risulta difficile.
In àmbito etrusco
Con il medesimo termine latino gli studiosi designano per convenzione un berretto conico a punta proprio dell'abbigliamento femminile etrusco di età arcaica, attestato tra il VI e il V secolo a.C.[4] Si tratta dunque di un copricapo, non di un'acconciatura come il tutulus romano: i due elementi sono accomunati dalla forma conica e dal nome moderno, più che da una derivazione lineare documentata. Insieme al chitone ionico e alle calzature a punta (calcei repandi), il berretto a punta caratterizza la figura femminile etrusca tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C.[4] È documentato nella plastica votiva: una testa femminile in terracotta con tutulus e diadema a rosette, rinvenuta nel santuario di Campo della Fiera a Orvieto (il Fanum Voltumnae), è datata su base stilistica all'ultimo decennio del VI secolo a.C.[5]
Lo stesso tipo di berretto a punta compare in àmbito etrusco anche in altri ruoli: nella forma indossata da Paride come pastore sulle lastre dipinte Boccanera di Cerveteri, ad esempio, è all'origine del copricapo che diviene poi attributo dell'aruspice.[6] Il sacerdote etrusco è infatti riconoscibile per il caratteristico copricapo a punta (apex).[7]
Note
- ^ Varrone, De lingua Latina, VII, 44.
- ^ Lucano, Pharsalia, II, 358; Giovenale, Saturae, VI, 503; Stazio, Silvae, I, 2, 114.
- ^ (EN) Katharine A. Esdaile, The Apex or Tutulus in Roman Art, in The Journal of Roman Studies, vol. 1, 1911, pp. 212-226.
- ^ a b (EN) Larissa Bonfante, Etruscan Dress, 2ª ed., Baltimora, Johns Hopkins University Press, 2003, p. 62.
- ^ (EN) Simonetta Stopponi, Orvieto, Campo della Fiera – Fanum Voltumnae, in Jean MacIntosh Turfa (a cura di), The Etruscan World, Londra-New York, Routledge, 2013, p. 639.
- ^ Larissa Bonfante, Aggiornamento: il costume etrusco, in Atti del II Congresso Internazionale Etrusco (Firenze, 1985), vol. 3, Roma, Bretschneider, 1989, p. 1392.
- ^ (EN) Nancy T. de Grummond, Haruspicy and Augury: Sources and Procedures, in Jean MacIntosh Turfa (a cura di), The Etruscan World, Londra-New York, Routledge, 2013, pp. 539-541.
Fonti antiche
- Varrone, De lingua Latina, VII, 44
- Festo, De verborum significatione, 484
- Tertulliano, De pallio, 4
Bibliografia
- (EN) Larissa Bonfante, Etruscan Dress, 2ª ed., Baltimora, Johns Hopkins University Press, 2003.
- Larissa Bonfante, Aggiornamento: il costume etrusco, in Atti del II Congresso Internazionale Etrusco (Firenze, 1985), vol. 3, Roma, Bretschneider, 1989, pp. 1373-1393.
- (EN) Jean MacIntosh Turfa (a cura di), The Etruscan World, Londra-New York, Routledge, 2013, ISBN 978-0-415-67308-2.
- (EN) Katharine A. Esdaile, The Apex or Tutulus in Roman Art, in The Journal of Roman Studies, vol. 1, 1911, pp. 212-226.
- (DE) Anne Viola Siebert, Quellenanalytische Bemerkungen zu Haartracht und Kopfschmuck römischer Priesterinnen, in Boreas, vol. 18, 1995, pp. 78-83.
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