Roberto Freire
| Roberto Freire | |
|---|---|
| Ministro della cultura del Brasile | |
| Durata mandato | 23 novembre 2016 – 22 maggio 2017 |
| Presidente | Michel Temer |
| Predecessore | Marcelo Calero |
| Successore | João Batista de Andrade (ad interim) |
| Presidente nazionale di Cidadania | |
| Durata mandato | 8 dicembre 2025 – 4 marzo 2026 |
| Predecessore | Comte Bittencourt |
| Successore | Alex Manente |
| Presidente nazionale del Partito Popolare Socialista, dal 2019 Cidadania | |
| Durata mandato | 26 gennaio 1992 – 9 settembre 2023 |
| Predecessore | Salomão Malina (come presidente del PCB) |
| Successore | Comte Bittencourt |
| Deputato federale per San Paolo | |
| Durata mandato | 1º febbraio 2011 – 23 novembre 2016 |
| Deputato federale per San Paolo | |
| Durata mandato | 23 maggio 2017 – 6 aprile 2018 |
| Senatore per il Pernambuco | |
| Durata mandato | 1º febbraio 1995 – 31 gennaio 2003 |
| Deputato federale per il Pernambuco | |
| Durata mandato | 1º febbraio 1979 – 31 gennaio 1995 |
| Deputato statale del Pernambuco | |
| Durata mandato | 1º febbraio 1975 – 31 gennaio 1979 |
| Dati generali | |
| Partito politico | Movimento Democratico Brasiliano (1966-1979) Partito del Movimento Democratico Brasiliano (1980-1985) Partito Comunista Brasiliano (1985-1992) Partito Popolare Socialista, poi Cidadania (dal 1992) |
| Università | Università federale di Pernambuco |
| Professione | Avvocato |
Roberto João Pereira Freire (Recife, 20 aprile 1942) è un avvocato e politico brasiliano, già presidente nazionale del partito Cidadania.
Deputato statale del Pernambuco e poi deputato federale per lo stesso stato e per San Paolo, senatore dal 1995 al 2003, è stato ministro della cultura nel governo di Michel Temer tra il 2016 e il 2017. Ha guidato il Partito Popolare Socialista, poi divenuto Cidadania, dalla fondazione nel 1992.
Biografia
Infanzia e giovinezza
Roberto Freire nacque in una famiglia della classe media di Recife. Il padre, João Figueiredo Freire, era impiegato in piccole aziende industriali e commerciali private della città; la madre, Maria de Lourdes Pereira Freire, era casalinga.
Da giovane praticò diverse attività sportive, soprattutto nello Sport Recife, arrivando a far parte della rappresentativa di pallacanestro del Pernambuco.
Vita pubblica
Freire iniziò a militare in politica nel 1962, quando era studente della Facoltà di giurisprudenza dell'Università federale di Pernambuco (UFPE). Fu anche avvocato sindacale nello studio legale di Rildo Souto Maior e Francisco Maia, difendendo i lavoratori rurali sotto la guida di Gregório Bezerra, l'"uomo di ferro e fiore", periodo in cui strinse i rapporti con il vecchio PCB del 1922.[1]
Entrò nel pubblico impiego nel 1967, dopo essersi classificato primo al corso per direttore di cooperativa integrale di riforma agraria organizzato dall'IBRA; in seguito superò un concorso interno di avanzamento per il posto di procuratore dell'IBRA - Istituto brasiliano di riforma agraria, oggi INCRA.[2] È oggi procuratore in pensione dell'INCRA.
Partecipò per la prima volta a un'elezione nel 1972: candidato sindaco di Olinda per l'allora MDB, fu il più votato, ma perse per la somma dei voti delle due sottoliste dell'ARENA.
Il primo mandato, da deputato statale, lo conquistò nel 1974 con l'MDB. Fu protagonista di diversi scontri nella lotta per la ridemocratizzazione, come quando, il 1º settembre 1978, fu l'unico parlamentare a salire in tribuna per contestare con energia l'elezione di governatori e senatori "bionici". Per la sua condotta combattiva e improntata ai principi fu considerato dai giornalisti accreditati presso l'Assemblea uno dei politici più in vista della legislatura.
A partire dall'esperienza in Pernambuco, e considerato uno degli esponenti della sinistra nordestina, Freire avviò la carriera a livello nazionale. Fu eletto per quattro mandati consecutivi da deputato federale, prima con l'MDB/PMDB e poi con il PCB. Nel 1994 fu eletto senatore e nel 2002 tornò alla Camera per il quinto mandato da deputato federale.
Alla Camera dei deputati fu vicecapogruppo dell'MDB sotto la guida di Freitas Nobre e di Ulysses Guimarães. Partecipò attivamente ai lavori delle commissioni, tra le quali spiccò quella che si occupò della legge di amnistia. Divenne capogruppo di maggioranza del governo di Itamar Franco dopo la destituzione di Fernando Collor.
Da capogruppo del PPS al Senato divenne un punto di riferimento nella lotta per l'affermazione dei principi repubblicani, per la stipula di un nuovo patto federale e nella difesa di politiche solide che garantissero lo sviluppo regionale, in particolare nelle regioni del Nordest, del Nord e del Centro-Ovest.
Nel corso di tutta la sua vita pubblica Freire si distinse nella lotta per la fine della dittatura e per il ritorno della democrazia, difendendo sempre ampie alleanze politiche e criticando i settori della sinistra meno favorevoli ad accordi e intese con settori della destra. In questa prospettiva sostenne anche l'adozione di pratiche di democrazia diretta — il plebiscito, il referendum e le proposte di legge di iniziativa popolare — principi poi sanciti dalla Costituzione del 1988.
Guidò, insieme a Teotônio Vilela e ad altri, la campagna per l'amnistia ai prigionieri e ai perseguitati politici. Visitò le carceri, partecipò a dibattiti e comizi e negoziò direttamente la stesura delle leggi che avrebbero consentito la liberazione e il rientro nel paese di centinaia di brasiliani perseguitati o banditi dal regime militare.[3] Fu anche il principale artefice del libro Anistia, che ha registrato per la storia la lotta per la riconciliazione tra i brasiliani.[4]
Partecipò in prima linea anche alla campagna per le Diretas Já. Dopo la bocciatura dell'emendamento presentato da Dante de Oliveira, che ristabiliva le elezioni dirette in Brasile, affrontò l'opposizione della sinistra sostenendo la soluzione del collegio elettorale, che avrebbe eletto Tancredo Neves e José Sarney, segnando la fine del ciclo dei regimi militari.
Sempre nell'MDB criticò il cosiddetto "gruppo autentico" del partito, formato da parlamentari che ne sostenevano lo scioglimento, per il rifiuto di svolgere il ruolo di "opposizione tollerata" dal regime militare. Prevalse la posizione di Freire e di altri, secondo cui l'MDB poteva essere uno strumento impareggiabile per articolare un'uscita negoziata dalla dittatura.[5][6]
Freire fu al fianco dei grandi movimenti democratici popolari vittoriosi nell'ultimo quarto del XX secolo: sostenne e partecipò al processo di ricostruzione delle libere organizzazioni studentesche e dell'UNE, prese parte a tutti i congressi che discussero la creazione di una centrale sindacale dei lavoratori e frequentò intensamente i movimenti di sciopero e sindacali in Pernambuco, nell'ABC paulista e in quasi tutti gli stati brasiliani.
Da leader del PCB, dopo la legalizzazione del partito, ebbe un ruolo di primo piano nell'Assemblea costituente. Fu tra i dieci parlamentari che più intervennero nel dibattito in aula; fu autore di oltre cinquecento proposte inserite nel testo costituzionale e contribuì a risolvere situazioni di stallo introducendo il concetto di emendamento agglutinativo,[7] poi recepito dai regolamenti delle due Camere del Congresso e da altri organi legislativi brasiliani.
Nella Costituente difese la definizione della funzione sociale della proprietà privata; la libertà religiosa, di pensiero e di informazione; l'ampliamento dei diritti individuali, compreso il diritto di sciopero per i lavoratori del settore privato e per i dipendenti pubblici; l'accesso alla sanità pubblica attraverso la creazione e il rafforzamento del SUS; il rafforzamento delle università pubbliche e un maggiore sostegno alla scienza e alla tecnologia.
Da deputato federale si distinse per la regolarizzazione della posizione degli stranieri, si impegnò per ampliare il quadro normativo della riforma agraria e presentò un progetto per garantire l'elezione diretta di rettori e prorettori delle università federali e degli altri istituti di istruzione superiore finanziati dallo Stato federale.
Parallelamente all'attività parlamentare Freire criticò gli errori del cosiddetto socialismo reale e nel 1992, insieme ad altri vecchi compagni del Partito Comunista Brasiliano, lasciò il PCB e fondò il Partito Popolare Socialista. Continua tuttavia a difendere pubblicamente la possibilità storica di costruire nuovi paradigmi a partire dal socialismo, contrapponendosi alle forze conservatrici che proclamano la morte del pensiero socialista.
La sua visione del mondo fu esposta nel 1989, durante la campagna per la presidenza della Repubblica in un ticket condiviso con il sanitarista Sérgio Arouca come candidato alla vicepresidenza, quando affrontò il tema delle privatizzazioni nell'economia brasiliana. Contro la visione tradizionale della sinistra marxista preconizzava un socialismo democratico, ammettendo l'inevitabilità della globalizzazione e difendendo al tempo stesso l'affermazione, al suo interno, dei valori democratici e umanistici e non degli interessi del mercato, come invece ha sempre voluto il neoliberismo.
Freire si collocò all'opposizione del governo Lula. Affermò una volta che i detentori del potere in Brasile non avevano un progetto di governo e che difficilmente tale obiettivo sarebbe stato raggiunto nell'esercizio del potere. Per diversi mesi denunciò l'alleanza di Lula con le vecchie idee economiche e con i vecchi gruppi politici in Congresso, suggerendo al governo correzioni di rotta.
Dopo quattro anni lontano dall'attività parlamentare, nel 2010 Freire fu eletto deputato federale per San Paolo con più di 120.000 voti.
Nel 2014 subì la sua prima sconfitta in un'elezione proporzionale, risultando soltanto quarto dei non eletti alla Camera, ancora una volta per San Paolo. Tornò comunque alla Camera il 20 marzo 2015, subentrando a Rodrigo Garcia, nominato segretario all'Abitazione dello Stato di San Paolo.
Il 18 novembre 2016 fu annunciato come nuovo ministro della Cultura dopo le dimissioni di Marcelo Calero.[8][9] La nomina fu pubblicata sulla Diário Oficial da União, la gazzetta ufficiale del Brasile, il 22 novembre 2016[10] ed egli si insediò il 23 novembre.
Fu esonerato, su sua richiesta, dalla carica di ministro della Cultura dal presidente Michel Temer il 22 maggio 2017.[11] Freire chiese l'esonero dopo la diffusione delle registrazioni realizzate da Joesley Batista, proprietario della JBS, di una conversazione con Temer in cui si affrontavano temi come una presunta "compravendita del silenzio" dell'ex deputato ed ex presidente della Camera Eduardo Cunha, arrestato nell'ambito dell'operazione Lava Jato: la diffusione della registrazione provocò una grave crisi politica.[12][13] Il 23 maggio riprese il proprio seggio di deputato federale supplente per San Paolo.[14][15]
Vita privata
Roberto Freire è sposato con Marisa Vasconcelos Freire, anch'ella avvocata, carioca di nascita e residente a Brasilia. Ha cinque figli dal precedente matrimonio con Letícia Baltar Freire, figlia dell'ex senatore Antônio Bezerra Baltar (1915-2003):[3][16] Marta, Cláudia, Luciana, Mariana e João Baltar Freire.[17]
Note
- ^ (PT) Perfil: Roberto Freire, su saopaulo.pps.org.br, Partido Popular Socialista - PPS São Paulo. URL consultato il 26 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2009).
- ^ (PT) A estranha história de Roberto Freire, in Brasil 247, 18 novembre 2016. URL consultato il 6 agosto 2026.
- ^ a b (PT) Roberto Freire, Roberto Freire por Roberto Freire, su csbh.fpabramo.org.br, Fundação Perseu Abramo, 23 aprile 2006. URL consultato il 26 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2017).
- ^ (PT) Comissão Mista sobre Anistia de 1982 (PDF), su dhnet.org.br, Congresso Nacional do Brasil. URL consultato il 25 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 5 gennaio 2012).
- ^ (PT) Fabrício P. da Silva, Os socialistas desarmados - memórias pecebistas de oposição à ditadura civil-militar, su artnet.com.br, Gramsci e o Brasil. URL consultato il 26 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2004).
- ^ (PT) Discurso para os Anais da Câmara sobre entrevista de Roberto Freire (PDF), su camara.gov.br, Jornal do Commercio, 6 marzo 2005. URL consultato il 25 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2017).
- ^ (PT) Letra - E (conteúdo em: Emenda Aglutinativa), su www2.camara.leg.br. URL consultato il 26 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2019).
- ^ (PT) Luciana Amaral, Deputado Roberto Freire é anunciado novo ministro da Cultura, in G1, 18 novembre 2016. URL consultato il 18 novembre 2016 (archiviato il 4 marzo 2026).
- ^ (PT) Ministro da Cultura, Marcelo Calero, pede demissão do governo, in Folha de S.Paulo, 18 novembre 2016 (archiviato il 1º luglio 2026).
- ^ (PT) Nº 223 do Diário Oficial da União, su pesquisa.in.gov.br, Imprensa Nacional, 22 novembre 2016. URL consultato il 26 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 19 dicembre 2025).
- ^ (PT) Leandro Prazeres, Roberto Freire renuncia e é 1ª baixa no ministério de Temer após delação da JBS, in UOL, 18 maggio 2017. URL consultato il 18 maggio 2017 (archiviato l'8 gennaio 2026).
- ^ (PT) Felipe Frazão, Presidente do PPS, Roberto Freire deixa Ministério da Cultura, in Veja, 18 maggio 2017. URL consultato il 29 maggio 2017 (archiviato il 24 dicembre 2025).
- ^ (PT) Fernando Exman, Temer exonera Roberto Freire do Ministério da Cultura, in Valor Econômico, 23 maggio 2017. URL consultato il 6 agosto 2026.
- ^ (PT) Biografia do Deputado Federal ROBERTO FREIRE, su Portal da Câmara dos Deputados. URL consultato il 6 agosto 2026.
- ^ (PT) Raul Jungmann e Roberto Freire deixam o governo, in O Estado de S. Paulo, 23 maggio 2017.
- ^ (PT) Mulheres dos presidenciáveis entram na briga pela sucessão - 1989, su docvirt.com, PACC. URL consultato il 26 marzo 2017 (archiviato l'8 febbraio 2026).
- ^ (PT) Currículo do Sistema de Currículos Lattes (Mariana Baltar Freire), su buscatextual.cnpq.br, 26 aprile 2009. URL consultato il 18 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 26 aprile 2009).
Altri progetti
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