Programmazione sociale
La programmazione sociale è il processo intenzionale attraverso il quale scelte politiche vengono tradotte in azioni concrete allo scopo di ideare, organizzare e mettere in campo interventi che modifichino la realtà sociale in una direzione auspicata, per rispondere ai bisogni di una comunità, di uno specifico gruppo, di un determinato territorio. Il concetto è ampiamente riconosciuto nella letteratura accademica sulle politiche sociali e nella normativa italiana, in particolare a partire dalla Legge 328/2000, che ha istituzionalizzato la programmazione come strumento centrale di governance territoriale.[1]
Definizione
In ambito sociologico la programmazione sociale può essere intesa come una funzione manifesta, distinta dai mutamenti sociali non intenzionali, che mira a ridurre la differenza tra una situazione presente e uno stato futuro desiderato.[2] Essa si colloca all'intersezione tra scelte politiche, competenze tecniche e risorse disponibili, con l'obiettivo di incidere sul benessere collettivo e sul controllo dei rischi sociali.[3]
La programmazione sociale si differenzia dalle professioni di aiuto orientate al singolo caso, poiché opera su scala collettiva, territoriale, integrando dimensioni organizzative, istituzionali e comunitarie.[4] È un processo multidisciplinare e dinamico che richiede analisi dei bisogni, definizione di obiettivi, scelta di strategie e valutazione degli esiti.[5]
Origini e sviluppo
Le radici storiche della programmazione sociale possono essere rintracciate nelle forme di aiuto organizzato di matrice religiosa, filantropica, mutualistica e solidaristica che hanno anticipato logiche di intervento intenzionale sulla realtà sociale.[6] Con lo sviluppo dello Stato sociale tra XIX e XX secolo in Europa, la gestione dei rischi sociali diventa responsabilità collettiva e oggetto di politiche pubbliche strutturate.[7]
Nel secondo dopoguerra, gli studi sulle policy studies e sull'amministrazione pubblica contribuiscono a formalizzare il ciclo delle politiche: Lasswell sottolinea il ruolo della conoscenza e dei valori democratici,[8] Simon introduce il concetto di razionalità limitata,[9] Lindblom evidenzia la natura incrementale e conflittuale delle decisioni pubbliche.[10]
Nel contesto europeo, la programmazione sociale assume una crescente rilevanza a partire dagli anni Settanta, con il rafforzamento delle politiche di coesione della UE e l'introduzione dei Fondi strutturali finalizzati alla riduzione delle disparità economiche e sociali tra territori. Tale impostazione si consolida progressivamente attraverso atti di indirizzo che definiscono un quadro comune per le politiche sociali, tra cui la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (2000), il Pilastro europeo dei diritti sociali (2017) e il programma Next Generation EU (2021–2026), che rafforza un approccio programmatorio integrato fondato sul nesso tra obiettivi sociali, risorse finanziarie e riforme strutturali.[11][12][13]
In Italia assume una centralità istituzionale e metodologica a partire dalla Legge 328/2000, che sancisce il passaggio da un sistema assistenziale frammentato a un sistema integrato di interventi e servizi sociali, fondato sulla programmazione territoriale. Tale centralità viene ulteriormente rafforzata dalla riforma del Titolo V della Costituzione (2001), che attribuisce alle Regioni la competenza in materia di politiche sociali, rendendo la programmazione lo strumento privilegiato per l'attuazione del principio di sussidiarietà, sia verticale che orizzontale. Il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) istituzionalizza infine modelli di programmazione e progettazione condivisa, mentre il PNRR, nell'ambito del Next Generation EU, rilancia una logica di programmazione integrata, multilivello e orientata ai risultati, in cui l'inclusione sociale e il riequilibrio territoriale assumono un ruolo strategico.
Fondamenti e teorie
La programmazione sociale si fonda su una concezione dei diritti sociali e dei beni comuni che richiama la riflessione giuridica e filosofica sui diritti fondamentali e sulle forme di proprietà collettiva.[14][15][16]. In ambito operativo, essa richiede modelli teorici che colleghino problemi, obiettivi, azioni ed esiti attesi, come la Theory of Change e la Theory-Based Evaluation.[17][18]
Sul piano disciplinare, la programmazione sociale integra contributi della sociologia, dell'economia pubblica, della scienza politica, del diritto amministrativo e delle scienze dell'organizzazione.[19][1] L'attenzione alla causalità multifattoriale probabilistica, alla ricorsività dei processi e all'incrementalità delle decisioni distingue la programmazione da visioni rigidamente deterministiche.[20]
Livelli
La programmazione sociale può essere articolata su tre livelli principali: pianificazione, programmazione in senso stretto e progettazione.[21][22]
- Pianificazione (macro-livello): definisce gli orientamenti strategici di lungo periodo, i valori di riferimento e le priorità generali di intervento (15-20 anni).
- Programmazione (meso-livello): traduce gli indirizzi strategici in quadri operativi, definendo obiettivi specifici, target, risorse e strumenti (2-5 anni).
- Progettazione (micro-livello): riguarda la definizione puntuale di interventi, servizi e azioni, con procedure, strumenti, indicatori e risultati attesi (1-3 anni).
Questi livelli sono tra loro interdipendenti e ricorsivi in quanto le evidenze raccolte a livello micro possono influenzare la revisione delle scelte a livello meso e macro.[5][1]
Modelli
Nel corso del tempo si sono sviluppati diversi modelli di programmazione sociale, che riflettono differenti concezioni della razionalità, del potere, della partecipazione e del ruolo dei beneficiari.
- Modello sinottico: si basa su una razionalità forte, che presuppone la possibilità di analizzare in modo esaustivo i problemi, prevedere gli esiti e controllare le variabili rilevanti. È l'approccio storico, tradizionale e centralizzato alla programmazione. Tipicamente top down, è stato criticato per il rischio di semplificazione eccessiva, per la difficoltà di governare sistemi sociali complessi[9][5]e per la concezione per cui beneficiari sono visti come oggetti passivi degli interventi.
- Modelli incrementali: enfatizzano la natura limitata della razionalità e la necessità di procedere per aggiustamenti successivi, negoziati tra attori con interessi diversi.[10] Un processo tendenzialmente bottom up e ricorsivo. Pur essendo più realistici, possono risultare conservatori, limitandosi a piccoli cambiamenti senza affrontare le disuguaglianze strutturali e le differenze tra diversi territori.[23][24]
- Modelli di governance policentrica e amministrazione condivisa: valorizzano la co-programmazione e la co-progettazione tra pubblica amministrazione ed enti del Terzo settore, in un'ottica di partenariato e di gestione condivisa dei beni comuni.[25][26][27][11]
Leve operative
Le leve operative della programmazione sociale sono i fattori, gli strumenti e le risorse che possono essere attivati per orientare il cambiamento nella direzione desiderata.[28][29]
| Leva operativa | Descrizione | Esempio |
|---|---|---|
| Normativa, regolativa | Definizione di regole, diritti e standard minimi | Legge 328/2000, Livelli Essenziali |
| Risorse finanziarie | Allocazione di risorse e incentivi | Fondo nazionale per le politiche sociali, PNRR |
| Produzione di beni e servizi | Prestazioni e servizi rivolti ai cittadini | Asili nido, centri diurni, servizi domiciliari |
| Azioni di sistema | Coordinamento, integrazione, capacity building | Accordi, tavoli interistituzionali, formazione |
| Risorse umane e strumentali | Personale, infrastrutture, piattaforme di welfare collaborativo, spazi di co-working sociale | |
L'uso di queste leve può essere combinato consentendo di intervenire sia sulle condizioni materiali che sulle strutture organizzative e relazionali che sostengono il welfare territoriale.[30][31]
Metodi
La programmazione sociale utilizza una pluralità di metodi e strumenti, spesso mutuati dalla pianificazione strategica, dalla valutazione delle politiche pubbliche e dal project management.[32][33][34]
Tra i metodi più diffusi si possono citare:
- la programmazione logico formale (Logical Framework Approach LFA), che struttura il rapporto tra obiettivi, risultati, attività e indicatori;
- il Quadro Logico (Logframe Matrix), che specifica indicatori SMART (Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici, Temporizzati);
- la Struttura di Scomposizione del Lavoro (Work Breakdown Structure WBS), che scompone il lavoro in unità gestibili;
- le analisi di contesto (quantitative e qualitative), le mappe degli stakeholder, le matrici di rischio.
Il ciclo della programmazione e la valutazione
Il ciclo è generalmente articolato in fasi: analisi dei bisogni e del contesto, definizione degli obiettivi, costruzione del piano, implementazione, monitoraggio e valutazione.[35][36]
La valutazione può assumere diverse funzioni:
- accountability: rendiconto verso cittadini, istituzioni e finanziatori sull'uso delle risorse e sui risultati ottenuti;
- learning: apprendimento organizzativo e miglioramento continuo delle politiche e degli interventi.[37][18]
Approcci come la valutazione realista sottolineano l'importanza di comprendere in quali contesti, per quali gruppi e attraverso quali meccanismi un intervento produce determinati esiti.[37]
L'introduzione delle intelligenze artificiali
Le intelligenze artificiali (AI) stanno progressivamente entrando nei processi di programmazione sociale, soprattutto nelle fasi di analisi dei dati, previsione dei bisogni, simulazione di scenari e supporto alle decisioni.[38]
Tra i potenziali vantaggi si possono citare: la capacità di elaborare grandi moli di dati, l'individuazione di pattern nascosti, la riduzione dei tempi decisionali oltre che per il supporto alla personalizzazione degli interventi. Tuttavia, il loro uso solleva questioni etiche, politiche e organizzative, legate al rischio di tecnicizzazione eccessiva dei processi decisionali, alla trasparenza degli algoritmi, ai bias nei dati, alla tutela dei diritti.[38]
Limiti e criticità
Limiti dei modelli: la direzione del processo. Il modello sinottico (top-down) viene spesso criticato per la sua presunzione di poter prevedere e controllare variabili sociali complesse. Al contrario, l'approccio incrementale (bottom-up), pur essendo più realistico, rischia di essere “miope” o conservatore, limitandosi a piccoli aggiustamenti dell'esistente senza affrontare cambiamenti strutturali e senza considerare le disparità territoriali presenti al di fuori del proprio contesto.[10][1]
Deficit di valutazione (accountability vs learning). Spesso la valutazione si riduce a un adempimento burocratico (ad esempio: numero di pasti erogati, ore di assistenza) anziché concentrarsi sull'impatto sociale reale, come il cambiamento nella qualità della vita delle persone. La mancanza di dati affidabili e la resistenza culturale degli operatori alla valutazione rendono difficile l'apprendimento organizzativo.[35][36]
Asimmetrie di potere. Sebbene l'amministrazione condivisa punti alla parità tra pubblico e privato sociale, persistono forti asimmetrie. Gli enti del Terzo settore rischiano di essere considerati meri “esecutori a basso costo” di servizi pubblici, piuttosto che partner strategici nella definizione delle politiche.[26][27]
Rischio di “cattura” degli interessi. In alcuni contesti locali, la programmazione partecipata può subire la pressione di gruppi di interesse dominanti o di enti più strutturati, escludendo realtà più piccole o gruppi di cittadini meno organizzati, vanificando così l'obiettivo dell'inclusività.[39]
Possibili effetti paradossali.
- Effetto cobra: quando un'iniziativa genera esiti non previsti che peggiorano il problema che intendeva risolvere (eterogenesi dei fini).
- Discriminazione inversa: quando un intervento volto a favorire un gruppo specifico finisce per danneggiarne un altro.
- Effetto Titanic: quando un intervento è progettato e realizzato perfettamente nelle sue singole parti, ma produce esiti complessivi disastrosi, spesso a causa di una debolezza nella teoria del cambiamento sottostante (Theory of Change).[17][1]
Riconoscimento accademico e istituzionale
La programmazione sociale è un concetto consolidato nella letteratura accademica italiana e internazionale sulle politiche sociali. È trattata in manuali universitari, saggi specialistici e documenti istituzionali, tra cui i lavori di Brizzi, L. (2021), Busso e Negri,[21] De Ambrogio, U. (2003), Donati,[11] Gui[40], Hill, M. & Hupe, P. (2002), Merlo e Bordone[1], Ranci Ortigosa, E. (2000).
In Italia il concetto è stato formalmente recepito dalla normativa nazionale con Legge 328/2000, dalla produzione di piani nazionali in diversi settori nonché da numerosi documenti relativi alla governance dei servizi sociali
Note
- ^ a b c d e f G. Merlo e G. Bordone, La programmazione sociale. Teorie, pratiche, contesti, Roma, Carocci Faber, 2025.
- ^ R. K. Merton, The Unanticipated Consequences of Purposive Social Action, in American Sociological Review, vol. 1, n. 6, 1936.
- ^ M. Hill, Le politiche sociali, Bologna, Il Mulino, 1999.
- ^ S. Siza, Progettare nel sociale, Milano, FrancoAngeli, 2002.
- ^ a b c N. Lichfield, P. Kettel e M. Withebread, Evaluation in the Planning Process, Oxford, Pergamon Press, 1975.
- ^ K. Polanyi, The Great Transformation, New York, Rinehart & Company, 1944.
- ^ R. Titmuss, Essays on the Welfare State, Londra, Allen & Unwin, 1958.
- ^ H. D. Lasswell, The Policy Orientation, in Stanford University Press, 1951.
- ^ a b H. A. Simon, Administrative Behavior, New York, Macmillan, 1947.
- ^ a b c C. E. Lindblom, The Science of "Muddling Through", in Public Administration Review, 1959.
- ^ a b c P. Donati, Sociologia delle politiche sociali, Bologna, Il Mulino, 2013.
- ^ C. Ranci, Le politiche sociali, Bologna, Il Mulino, 2012.
- ^ C. Gori, Il PNRR e il welfare, in Welforum.it, 2021.
- ^ N. Bobbio, L'età dei diritti, Torino, Einaudi, 1990.
- ^ A. Algostino, L'ambigua universalità dei diritti, Napoli, Jovene, 2005.
- ^ Commissione Rodotà per la modifica delle norme del Codice civile in materia di beni pubblici, in Ministero della Giustizia, 2007.
- ^ a b C. H. Weiss, How Can Theory-Based Evaluation Make Greater Headway?, in Evaluation Review, vol. 21, n. 4, 1997.
- ^ a b D. T. Campbell, Riforme come esperimenti, in Stame, N. (a cura di), Classici della valutazione, FrancoAngeli, 2007.
- ^ M. Dal Pra Ponticelli, I modelli teorici del servizio sociale, Roma, Astrolabio, 1985.
- ^ G. Esping-Andersen, Three Worlds of Welfare Capitalism, in P. Pierson e F. Castles (a cura di), The Welfare State Reader, Cambridge, Polity Press, 2006.
- ^ a b S. Busso, La programmazione sociale a livello locale, a cura di N. Negri, Roma, Carocci, 2012.
- ^ The European Child Guarantee, in UNICEF, 2021.
- ^ S. Teagno, Logiche, stili e strumenti della pianificazione sociale, in Busso, S. e Negri, N. (a cura di), La programmazione sociale a livello locale, Carocci, 2012.
- ^ B. Dente e N. Melloni, Il piano strategico come strumento di governance locale, in Amministrare, 2005.
- ^ B. Jessop, The Future of the Capitalist State, Cambridge, Polity Press, 2002.
- ^ a b F. Giglioni, Il diritto dell'amministrazione condivisa, Milano, FrancoAngeli, 2025.
- ^ a b F. Gaspari, Terzo Settore ed amministrazione condivisa, in Società e diritti, vol. 8, n. 15, 2023.
- ^ É. Durkheim, Le regole del metodo sociologico, Roma, Editori Riuniti, 2018.
- ^ B. M. Mitnick, The Political Economy of Regulation, New York, Columbia University Press, 1980.
- ^ J. E. Stiglitz, Economia del settore pubblico, Milano, Hoepli, 1989.
- ^ R. Musgrave, The Theory of Public Finance, New York, McGraw-Hill, 1959.
- ^ C. Palfrey, Policy Evaluation in the Public Sector, Aldershot, Avebury, 1992.
- ^ Project Cycle Management Guidelines, in Commissione Europea, EuropeAid, Bruxelles, 2004.
- ^ A. La Spina e G. Espa, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche, Bologna, Il Mulino, 2011.
- ^ a b A. Martini, Sono soldi ben spesi?, Venezia, Marsilio, 2011.
- ^ a b N. Stame, Tre approcci alla valutazione, in Palumbo, M. (a cura di), Il processo di valutazione, FrancoAngeli, 2001.
- ^ a b R. Pawson e N. Tilley, Realistic Evaluation, Londra, Sage, 1997.
- ^ a b * G. Merlo, L’intelligenza artificiale nella programmazione sociale, in Welforum.it, 2025.
* G. Merlo, Istruzioni per l’uso delle intelligenze artificiali nella programmazione sociale, in Secondo Welfare, 2025.
* G. Merlo, Intelligenza artificiale e programmazione sociale: tra artigianato e industria, in Secondo Welfare, 2025.
* G. Merlo, L’intelligenza artificiale ed i modelli operativi della programmazione sociale, in Secondo Welfare, 2025.
* G. Merlo, Strategie per usare l’intelligenza artificiale nella programmazione sociale, in Secondo Welfare, 2025. - ^ C. Donolo, I beni comuni sono un insieme di beni necessariamente condivisi, in Labsus, 2010.
- ^ L. Gui, La progettazione sociale, Roma, Carocci, 2009.
Bibliografia
Monografie
- Alessandra Algostino, L'ambigua universalità dei diritti, Napoli, Jovene, 2005, ISBN 9788824315494.
- Norberto Bobbio, L'età dei diritti, Torino, Einaudi, 1997, ISBN 9788806146320.
- Giuseppe Bonazzi, Come studiare le organizzazioni, Bologna, Il Mulino, 2006, ISBN 9788815113061.
- Luca Brizzi, La programmazione sociale territoriale. Attori, processi e strumenti, Milano, FrancoAngeli, 2021.
- Sandro Busso e Nicola Negri (a cura di), La programmazione sociale a livello locale, Roma, Carocci, 2012, ISBN 9788843062317.
- Maria Dal Pra Ponticelli, I modelli teorici del servizio sociale, Roma, Astrolabio, 1985, ISBN 9788834008157.
- Ugo De Ambrogio, Progettare nel sociale. Regole, metodi e strumenti per operatori e coordinatori, Milano, FrancoAngeli, 2013.
- Pierpaolo Donati, Sociologia delle politiche sociali, Bologna, Il Mulino, 2013.
- Émile Durkheim, Le regole del metodo sociologico, Roma, Editori Riuniti, 2018, ISBN 9788835981374.
- G. Esping-Andersen, Three Worlds of Welfare Capitalism, in Pierson, P. e Castles, F. (a cura di), The Welfare State Reader, Cambridge, Polity Press, 2006, DOI:10.2307/2073705.
- Maurizio Ferrera, Le politiche sociali, Bologna, Il Mulino, 2012, ISBN 9788815239440.
- Maurizio Ferrera, V. Fargion e M. Jessoula, Alle radici del welfare all'italiana, Venezia, Marsilio, 2012.
- Fabio Giglioni, Il diritto dell'amministrazione condivisa, Milano, FrancoAngeli, 2025, ISBN 9788835175049.
- Luigi Gui, Organizzazione e servizio sociale, Roma, Carocci, 2009, ISBN 9788874665877.
- (EN) Michael Hill e Peter L. Hupe, Implementing Public Policy, Sage, 2002, ISBN 9780761966296.
- (EN) Bob Jessop, The Future of the Capitalist State, Cambridge, Polity Press, 2002, ISBN 9780745622736.
- Antonio La Spina e Efisio Espa, Analisi e valutazione delle politiche pubbliche, Bologna, Il Mulino, 2011, ISBN 9788815232458.
- (EN) Nathaniel Lichfield, Evaluation in the Planning Process, Oxford, Pergamon Press, 1975, ISBN 9780080178431.
- Giorgio Merlo e Gianfranco Bordone, La programmazione sociale. Teorie, pratiche, contesti, Roma, Carocci Faber, 2025, ISBN 9791256110223.
- (EN) Barry M. Mitnick, The Political Economy of Regulation, New York, Columbia University Press, 1980, ISBN 9780231040235.
- (EN) Richard A. Musgrave, The Theory of Public Finance, New York, McGraw-Hill, 1959, ISBN 9780070855311.
- (EN) Michael Quinn Patton, Utilization-Focused Evaluation, Thousand Oaks, Sage Publications, 2008, ISBN 9781412958608.
- (EN) Karl Polanyi, The Great Transformation, New York, Rinehart & Company, 1944, ISBN non esistente.
- Emanuele Ranci Ortigosa, La programmazione sociale. Principi, metodi e strumenti, Roma, Carocci, 2000.
- (EN) Herbert Alexander Simon, Administrative Behavior, New York, Macmillan, 1957, ISBN non esistente.
- Joseph E. Stiglitz, Economia del settore pubblico, Milano, Hoepli, 1989, ISBN 9788820317775.
- (EN) Aaron B. Wildavsky, Speaking Truth to Power, Boston, Little, Brown, 1979, ISBN non esistente.
Articoli, capitoli e documenti
- Campbell, D. T. (2007). Riforme come esperimenti. In N. Stame (a cura di), Classici della valutazione. Milano: FrancoAngeli.
- Commissione Europea (2021). The European Pillar of Social Rights Action Plan. Bruxelles.
- Commissione Europea, EuropeAid (2004). Project Cycle Management Guidelines. Bruxelles.
- Dente, B.; Melloni, N. (2005). Il piano strategico come strumento di governance locale. Amministrare, 3.
- Donolo, C. (2010). I beni comuni sono un insieme di beni necessariamente condivisi. Labsus.
- Gaspari, F. (2023). Terzo Settore ed amministrazione condivisa. Società e diritti, 8(15).
- J. Gómez e M. Requena, I contesti della pianificazione, in Rassegna di Servizio Sociale, n. 2, 2003.
- Lasswell, H. D. (1951). The Policy Orientation. Stanford University Press.
- Lindblom, C. E. (1959). The Science of "Muddling Through". Public Administration Review.
- Martini, A.; Trivellato, U. (2011). Sono soldi ben spesi?. Venezia: Marsilio.
- Merlo, G. (2025). Serie di articoli su intelligenza artificiale e programmazione sociale. Welforum.it; Secondo Welfare.
- Ministero della Giustizia (2007). Commissione Rodotà. Roma.
- Pawson, R.; Tilley, N. (1997). Realistic Evaluation. London: Sage.
- Stame, N. (2001). Tre approcci alla valutazione. In M. Palumbo (a cura di), Il processo di valutazione. Milano: FrancoAngeli.
Voci correlate
- Pianificazione
- Politiche sociali
- Servizi sociali
- Stato sociale
- Sussidiarietà
- Terzo settore
- Welfare state
Collegamenti esterni
Content Disclaimer
Informasi ini disarikan dari Wikipedia dan disajikan kembali untuk tujuan edukasi. Konten tersedia di bawah lisensi CC BY-SA 3.0. Kami tidak bertanggung jawab atas ketidakakuratan data yang bersumber dari kontribusi publik tersebut.
- The information displayed on this website is sourced in part or in whole from Wikipedia and has been adapted for the purpose of restating it. We strive to provide accurate and relevant information, however:
- There is no guarantee of absolute accuracy. Wikipedia is an open, collaborative project that can be edited by anyone, so information is subject to change.
- It is not intended to constitute professional advice. The content displayed is for informational and educational purposes only. For important decisions (e.g., medical, legal, or financial), please consult a professional.
- Content copyright. Wikipedia is licensed under the Creative Commons Attribution-ShareAlike License (CC BY-SA). This means that content may be reused with appropriate attribution and shared under a similar license.
- Responsible use. Any risk arising from the use of information from this website is entirely the responsibility of the user.