Eschatornis
| Eschatornis | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Fossile | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Aves |
| Ordine | Cariamiformes |
| Famiglia | †Phorusrhacidae |
| Sottofamiglia | †Psilopterinae |
| Genere | †Eschatornis Machado et al., 2026 |
| Nomenclatura binomiale | |
| †Eschatornis aterradora Machado et al., 2026 | |
Eschatornis (il cui nome significa "ultimo uccello") è un genere estinto di uccello del terrore appartenente alla famiglia Phorusrhacidae risalente al Pleistocene superiore del Brasile nord-orientale. Il genere comprende una singola specie, la specie tipo Eschatornis aterradora, nota da un tibiotarso sinistro parziale, un osso primario della parte inferiore della zampa degli uccelli. È il primo presunto fossile di phorusracide risalente al Pleistocene superiore ad essere stato datato direttamente con la datazione al radiocarbonio, a circa 25.326-25.733 anni calibrati (cal.) prima del presente, estendendo, possibilmente, la presenza dei forusracidi durante il Pleistocene.[1]
Scoperta e denominazione
L'olotipo di Eschatornis, l'esemplare MCL-A-1.795, venne scoperto e raccolto da Cástor Cartelle nella grotta Toca dos Ossos della Formazione Caatinga in Bahia, Brasile.[1] L'esemplare consiste in una metà distale (inferiore) incompleta di un tibiotarso sinistro. L'esemplare venne inizialmente classificato provvisoriamente come una specie indeterminata della famiglia Cathartidae (avvoltoi del Nuovo Mondo) dall'ornitologo brasiliano Herculano Alvarenga e colleghi nel 2008 in attesa di ulteriori esami.[2]
Nel 2026, il paleontologo brasiliano Victor Hugo M. Machado e colleghi hanno ridescritto questo fossile come un nuovo genere e specie di phorusracide psilopterino, Eschatornis aterradora. Il nome del genere, Eschatornis, deriva dalla parola greca ἔσχατος/éschatos ossia "ultimo" e dalla parola latina ornis che significa "uccello", poiché questo taxon rappresenta il più recente phorusracide conosciuto al momento della sua descrizione. Il nome della specie latinizzato, aterradora, deriva dalla parola che significa "terrificante" in portoghese e spagnolo, in riferimento al nome comune dei phorusracidi, gli uccelli del terrore.[1]
Descrizione
Si stima che l'olotipo di Eschatornis pesasse circa o meno di 6,1 kg in base alla circonferenza minima del tibiotarso, simile per dimensioni al simile Psilopterus. L'esemplare è relativamente più grande e robusto del tibiotarso dei seriema, i parenti viventi più prossimi dei phorusrachidi estinti. La morfologia del tibiotarso è coerente con quella della famiglia Phorusrhacidae, in particolare con quelle delle sottofamiglie relativamente più piccole Psilopterinae e Mesembriornithinae.[1]
Un riesame effettuato nel 2026 ha evidenziato che alcune caratteristiche dell'estremità distale del tibiotarso, originariamente utilizzate per la sua provvisoria identificazione come un avvoltoio del Nuovo Mondo nel 2008, si riscontrano anche nei phorusracidi, come ad esempio il ponte sopratendiniale (ponte osseo critico) obliquo, sebbene in misura minore rispetto a quello di Psilopterus, e l'apertura ovale sul solco estensore (solco poco profondo). Il margine mediale del solco è diritto come quello di Psilopterus, e il condilo laterale, proiezione ossea articolare all'estremità prossimale (superiore), del tibiotarso è arrotondato, a differenza di quello dei catartidi che è più proiettato verso l'alto. L'epicondilo mediale, protuberanze ossee interne all'estremità distale del tibiotarso è lungo e orientato in direzione verticale come quello di Patagornis, e posizionato più prossimalmente ed esteso verso il centro rispetto a quello di Psilopterus e dei seriema.[1]
Paleoecologia
I descrittori di Eschatornis hanno eseguito la datazione diretta al radiocarbonio dell'olotipo utilizzando il suo campione di bioapatite (componente minerale naturale dell'osso), che è stato successivamente convertito in collagene e calibrato, risultando in una stima dell'età di 25.326-25.733 anni cal. prima del presente. Questa rappresenta la prima datazione diretta del presunto fossile di phorusracide dal Pleistocene superiore, fornendo un forte supporto all'argomento che i phorusracidi psilopterini siano sopravvissuti quasi fino alla fine di quest'epoca.[1] Al contrario, altri potenziali esemplari di phorusracidi del Pleistocene superiore provenienti dall'Uruguay sono stati datati indirettamente sulla base di fossili vicini della località o dell'età massima di deposizione,[3][4] con la validità della stima dell'età di Alvarenga et al. (2010) che è discutibile.[5]
I fossili nella grotta di Toca dos Ossos, incluso l'olotipo di Eschatornis, furono probabilmente trasportati e depositati dal deflusso di un torrente piuttosto che da un accumulo concentrato nel tempo, in base alla loro associazione con sedimenti fluviali, suggerendo che la maggior parte dei resti scheletrici furono probabilmente rimossi nel processo, come dimostrato dall'assenza di scheletri articolati.[6] La firma isotopica del carbonio ottenuta dall'olotipo suggerisce che Eschatornis visse in una savana arborea mesica (bosco misto-prateria) ricco di piante C3. Eschatornis, probabilmente, occupava una nicchia mesopredatrice nel suo habitat, predando animali più piccoli per evitare la competizione con i superpredatori più grandi suoi coevi.[1]
Tra i mammiferi estinti scoperti nella grotta di Toca dos Ossos figurano il grande proboscidato Notiomastodon, il felino dai denti a sciabola Smilodon populator, varie specie di bradipi terricoli, i cingulati Pampatherium e Glyptodon, i grandi notoungulati toxodontidi Toxodon e Trigonodops, il grande litopterno Xenorhinotherium, gli equidi Equus neogeus e Hippidion, i camelidi Palaeolama e Hemiauchenia, il tapiro Tapirus cristatellus, il grande roditore Neochoerus e il grande pipistrello vampiro Desmodus draculae.[6][7][8][9] La grotta di Toca dos Ossos ha restituito i resti anche di diverse specie odierne già presenti ai tempi di Eschatornis ed includono i resti di puma, giaguari, ocelot, pecari dal collare, cervi dalla coda bianca, brocket grigi, armadilli brasiliani a tre fasce, porcospini dalla coda prensile, capibara, nutrie, lontre neotropicali, puzzole dal naso porcino striata, formichieri giganti, tamandua meridionali e scimmie urlatrici.[6][10]
Note
- ^ a b c d e f g Machado V. H. M., de Vasconcelos M. F., Santos L. V., Dutra L. P., Cartelle C., Câmara B. G. O., Dantas M. A. T. e Degrange F. J., A new terror bird (Cariamiformes, Phorusrhacidae) from the Late Pleistocene of Brazil: insights into the last representatives of the family, in Papers in Palaeontology, vol. 12, n. 2, 2026, DOI:10.1002/spp2.70080.
- ^ de Alvarenga Herculano M.F., Brito Guilherme R.R., Migotto R., Hubbe A. e Höfling E., Pleistovultur nevesi gen. et sp. nov. (Aves: Vulturidae) and the Diversity of Condors and Vultures in the South American Pleistocene, in Ameghiniana, vol. 45, n. 3, 2008, pp. 613–618.
- ^ Alvarenga H., Jones W. e Rinderknecht A., The youngest record of phorusrhacid birds (Aves, Phorusrhacidae) from the late Pleistocene of Uruguay (PDF), in Neues Jahrbuch für Geologie und Paläontologie - Abhandlungen, vol. 256, n. 2, 2010, pp. 229–234, DOI:10.1127/0077-7749/2010/0052.
- ^ Jones W., Rinderknecht A., Alvarenga H., Montenegro F. e Ubilla M., The last terror birds (Aves, Phorusrhacidae): new evidence from the late Pleistocene of Uruguay, in Paläontologische Zeitschrift, vol. 92, n. 2, 2017, pp. 365–372, DOI:10.1007/s12542-017-0388-y.
- ^ Corona Andrea, Perea Daniel, Toriño Pablo e Goso Cesar, Taphonomy, sedimentology and chronology of a fossiliferous outcrop from the continental Pleistocene of Uruguay, in Revista Mexicana de Ciencias Geológicas, vol. 29, n. 2, 2012, pp. 514–525.
- ^ a b c (EN) Auler A.S., Piló L.B., Smart P.L., Wang X., Hoffmann D., Richards David A., Edwards R.L., Neves W.A. e Cheng H., U-series dating and taphonomy of Quaternary vertebrates from Brazilian caves, in Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, vol. 240, 3–4, 19 Ottobre 2006, pp. 508–522, DOI:10.1016/j.palaeo.2006.03.002.
- ^ (EN) Souza Lobo Leonardo, Lessa Gisele, Cartelle Cástor e Romano Pedro S. R., Dental eruption sequence and hypsodonty index of a Pleistocene macraucheniid from the Brazilian Intertropical Region, in Journal of Paleontology, vol. 91, n. 5, Settembre 2017, pp. 1083–1090, DOI:10.1017/jpa.2017.54. URL consultato l'11 Gennaio 2025.
- ^ (EN) Greco Marcelo C., Trindade Dantas Mário André e Cozzuol Mario Alberto, A new species of small Camelidae from the Late Pleistocene of Brazil, in Journal of Quaternary Science, vol. 37, n. 7, 13 Aprile 2022, pp. 1261–1269, DOI:10.1002/jqs.3426.
- ^ Holanda E.C. e Ferrero B.S., Reappraisal of the Genus Tapirus (Perissodactyla, Tapiridae): Systematics and Phylogenetic Affinities of the South American Tapirs, in Journal of Mammalian Evolution, vol. 20, 2012, pp. 33–44, DOI:10.1007/s10914-012-9196-z.
- ^ Lessa G., Cartelle C., Faria H.D. e Gonçalves P.R., Novos achados de mamiferos carnivoros do Pleistoceno final-Holoceno em grutas calcarias do Estado da Bahia, in Acta Geologica Leopoldensia, vol. 21, n. 46/47, 1998, pp. 157–169.
Altri progetti
Collegamenti esterni
- Tassonomia, su paleodb.org.
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