Il papa con questa bolla ribadiva le disposizioni già prese dal suo predecessore Pio V con la Hebraeorum gens del 1569, ossia l'espulsione di tutti gli Ebrei dallo Stato Pontificio, ad esclusione dei ghetti di Roma ed Ancona. Ma a causa dell'importanza che avevano gli Ebrei nella vita economica dello stato, lo stesso pontefice, qualche mese dopo, fece marcia indietro, permettendo agli Ebrei romani di poter restare nelle loro case.
Come scrive la storica Anna Foa[2], una delle conseguenze di questa bolla fu la fine della comunità israelitica di Bologna: gli Ebrei di questa città dovettero trasferirsi con tutte le proprie mercanzie a Ferrara e a Mantova, sotto gli Estensi, portando con sé anche le ossa dei propri morti.
Note
^A. Milano, Storia degli Ebrei in Italia, Einaudi, Torino 1963.
^A. Foa, Ebrei d'Europa. Dalla peste nera all'emancipazione, Laterza, 1992.